Inaugurata la Mostra per i 250 anni della Diocesi di Biella. Sabato la Veglia di Pentecoste in Piazza Duomo

a cura di Michel CamilloRedazione

Mercoledì 1 giugno presso il museo del territorio biellese è stata inaugurata la mostra per il duecentocinquantesimo anniversario dell’istituzione della Diocesi di Biella; l’obiettivo di questa mostra è avvicinare un pubblico vasto alla storia della Diocesi e coinvolgere un pubblico vario quanto a interessi, motivazioni, profilo socio-culturale ed esperienza di visita ricercata.

Si è iniziato con una serie di discorsi delle autorità e degli esperti. La prima a parlare è stata Roberta Antonelli, responsabile dell’ufficio Beni Culturali della Diocesi, che ha sottolineato come in questo periodo ogni occasione di incontro e di aggregazione sia preziosa.

A seguire ha preso la parola il sindaco di Biella Claudio Corradino, il quale ha detto che quelli che la mostra abbraccia sono due secoli di storia non soltanto religiosa, ma anche civile.

Successivamente è venuto il turno del vescovo di Biella, Monsignor Roberto Farinella, che ha esordito dicendo che la mostra ci permette di fare un percorso nel tempo, per valorizzare la storia della nostra Chiesa locale; ha poi sottolineato che la storia della Chiesa biellese è iniziata molti secoli prima dell’istituzione della Diocesi; quest’ultimo evento avvenne proprio il 1 giugno del 1772, con la bolla firmata da papa Clemente XIV. Questa bolla fu poi portata a Torino per il riconoscimento regio. La bolla racconta in maniera significativa la situazione biellese del tempo: le località che c’erano, le pievi… Il vescovo ha poi annunciato un evento di preghiera per sabato 4 giugno (la sera prima di Pentecoste) in piazza Duomo, nel quale affideremo al Signore il nostro cammino che va avanti. La mostra ci riporta alle radici della nostra fede e della nostra identità cristiana; ci riporta ai motivi che hanno portato alla nascita della nostra Diocesi. In conclusione Monsignor Farinella ha invitato a visitare la mostra con uno sguardo “intelligente”, cioè che legge dentro, che va oltre la materialità degli oggetti.

Poi ha parlato l’assessore Gaggino, che ha permesso l’utilizzo degli spazi del Museo; egli ha espresso l’orgoglio che ha avuto quando il rettore del seminario di Biella gli ha chiesto di usare il Museo come luogo per la mostra.

In seguito è toccato parlare proprio al rettore del seminario di Biella, don Paolo Boffa Sandalina: egli ha spiegato che voleva intitolare l’evento “La Chiesa biellese e il suo territorio”, ma sarebbe stato un errore, perché il titolo corretto è “Il territorio biellese e la sua Chiesa”, perché la Chiesa biellese si inserisce in un territorio. Il nostro è un territorio semplice, circoscritto, definito. La Chiesa biellese (ancor prima dell’istituzione della Diocesi) ha sempre avuto un rapporto vivo, dinamico con il territorio; l’ha seguito, ha cercato di interpretarlo, di viverlo. Don Boffa ha poi citato Theobald, un teologo francese, il quale si è chiesto se ci sarà ancora un futuro per la Chiesa rurale o se le Chiese saranno tutte urbane; questa è una bella sfida per un territorio come il nostro, che è ancora tendenzialmente un territorio rurale. Ha poi ricordato l’opera di alcuni vescovi del passato: Monsignor Losana, Monsignor Cumino, Monsignor Garigliano, Monsignor Rossi. In seguito ha sottolineato come lui, non essendo uno storico, non sia in grado di dare un giudizio tecnico sulla mostra; tuttavia lo riempie di gioia il fatto che la mostra sia il frutto di un lavoro ecclesiale. Infine don Boffa ha auspicato di poter portare alla mostra anche gli alunni delle scuole.

Successivamente abbiamo ascoltato la dottoressa Marietti, direttrice artistica di Banca Patrimoni Sella, che ha spiegato che la storia dell’arte è fatta di casualità e di fortuna e non solo di specialisti e di storici e ha sottolineato che bisogna essere capaci di cogliere le opportunità; l’oggetto del suo intervento è stata una tela inedita raffigurante la lapidazione di Santo Stefano, che fra l’altro fu oggetto di un’asta nel 1909 ad Amsterdam. Ha poi raccontato che il rettore del seminario aveva proposto di realizzare un pieghevole della mostra, ma lei si è opposta, perché un pieghevole l’avrebbe sminuita e perché le persone hanno la tendenza a buttare via i pieghevoli. E’ stato invece realizzato un quaderno di lavoro.

Poi abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare Patrizia Bellardone, della Commissione dei Beni Culturali, che ha detto che la mostra è stata impostata con sobrietà; in questa mostra non si trovano tutti i sedici vescovi di Biella, ma soltanto sette. Ha inoltre affermato che Monsignor Losana meriterebbe una mostra interamente dedicata a lui.

Poi i presenti hanno avuto l’opportunità di visitare la mostra; essa si tiene in quattro sale del Museo del territorio: tre al pianterreno e la rimanente al piano superiore. Per la realizzazione della mostra ci si è avvalsi del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e del patrocinio della Città di Biella.

Michel Camillo e la Redazione di contg.news

Pubblicato da Emanuele Dondolin

Direttore Responsabile ed Editoriale di Contg.News Iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblici

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