La tragedia successa a L’Aquila al piccolo bimbo di soli 4 anni, mi ha suggerito di affrontare il tema della nascita in cielo secondo il pensiero di San Francesco. Già i testi biblici spiegano come la creazione di cui facciamo parte sia” sottomessa” alla caducità cioè alla corruzione. In questa vita il nostro corpo subisce trasformazioni, invecchiamenti, così come le piante e gli animali e solo Dio, nel suo piano, sa quando saremo chiamati a lui. Quando ciò succede in un’età abbastanza avanzata può anche essere accettato ma quando colpisce in gioventù o addirittura nell’infanzia come nel nostro caso, è sicuramente difficile e si tende ad attribuire a Dio la colpa di questo grande dolore. Ma Dio non desidera certo la nostra sofferenza tant’è che per donarci la vita eterna ha sacrificato il suo stesso figlio. San Francesco aveva un rapporto fraterno con tutte le creature di Dio finanche con sorella morte corporale che altro non è che la nascita in cielo della nostra anima se è stata nutrita del soffio dello spirito di Dio da noi coltivato nella nostra vita. Il momento della morte di San Francesco viene chiamato trapasso proprio per andare a significare la trasformazione della vita in una dimensione diversa. Lui vedeva i suoi frati disperarsi vista l’imminenza del suo viaggio, Ma gli ha detto che piangevano solo per se stessi perché non l’avrebbero più avuto così vicino a loro. Questo succede anche a noi che veniamo feriti in modo in commisurabile quando i nostri cari ci lasciano. A volte, se pure la loro vita e carica di sofferenze, non pensiamo a loro che terminano un percorso difficile raggiungendo magari la ricompensa del regno dei cieli, ma pensiamo al vuoto che si crea intorno e dentro di noi. Se nel nostro cuore già alberga uno stato di Fede, troveremo presto consolazione e conforto Specialmente se la vita col nostro caro è stata ricca d’amore. L’amore non muore mai e resta come legame di unione tra noi e chi ci ha preceduto nella nuova vita andando avanti pace e bene.
Elena Fornara-Redazione

