
Il secondo scrittore abruzzese per importanza (dopo Gabriele d’Annunzio, che abbiamo già avuto modo di presentare) è Ignazio Silone.
Egli in realtà si chiamava Secondino Tranquilli e nacque a Pescina (vicino a L’Aquila) il 1 maggio 1900; la sua infanzia e la sua adolescenza furono segnate dalla morte del padre nel 1911 e dal terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915 nel quale perse la madre e altri familiari. Oltre allo scrittore, si salvò suo fratello Romolo.

Ignazio Silone fu fra i fondatori del partito comunista d’Italia, ma ne fu in seguito espulso per la sua dissidenza nei confronti della linea stalinista; si spostò allora su posizioni affini al socialismo democratico.
Si spense a Ginevra il 22 agosto 1978.

Le opere principali di Silone sono: Fontamara, Vino e pane, Il seme sotto la neve, Il segreto di Luca, La volpe e le camelie, L’avventura d’un povero cristiano …
Bisogna dire che la critica non è stata unanime nell’esaltare Ignazio Silone; ad esempio, Salvatore Guglielmino ed Hermann Grosser esprimono un giudizio critico negativo, “per il carattere decisamente antiquato del suo narrare, che spesso tende al facile effetto e dà luogo a romanzi che si risolvono in naturalistici reportages”.
Tuttavia, almeno per Fontamara, ci sembra che all’autore vada riconosciuto il merito di una tecnica narrativa piuttosto originale, in quanto vi è un’alternanza di narratori, come dimostrano questi esempi:
“Quello che seguì, lo racconterà mio figlio”
“Il resto lo potranno raccontare mia madre e mio padre”

Sempre per Fontamara va sottolineato che la vicenda è immaginaria, che non bisogna prendere alla lettera la dichiarazione iniziale del narratore:
“Gli strani fatti che sto per raccontare si svolsero nel corso di un’estate a Fontamara”.
Michel Camillo-Redazione

