Chiariamo subito che il Molise purtroppo non ha mai dato i natali a nessun gigante della letteratura italiana; nei giorni scorsi abbiamo visto come il vicino Abruzzo possa vantare Gabriele d’Annunzio, ma ciascuno potrà fare esempi analoghi con altre regioni. Col Molise no! Ovvio che anche i molisani, come gli abitanti di tutte le altre regioni italiane, abbiano scritto opere letterarie, ma evidentemente nessuna di esse si fa notare per un valore artistico particolarmente alto.
Detto questo, presentiamo uno dei principali scrittori molisani: Francesco Jovine. Egli nacque a Guardialfiera (provincia di Campobasso) il 9 ottobre 1902 e si spense a Roma il 30 aprile 1950; a causarne la prematura scomparsa fu una crisi cardiaca. Jovine era marito della pedagogista Dina Bertoni e zio del poeta e scrittore Augusto Muscella.
Francesco Jovine era un insegnante; nel 1937 lasciò l’Italia insieme alla moglie per alcuni anni: svolse la sua professione prima a Tunisi, poi al Cairo. Fece ritorno nella sua terra nel maggio 1940. Dopo l’8 settembre 1943, aderì alla Resistenza.
Dal punto di vista politico Jovine era comunista e fra l’altro collaborò all’Unità; dal punto di vista letterario era fautore del realismo.

Una delle principali opere di Francesco Jovine è il romanzo Signora Ava, pubblicato nel 1942; è ambientato in Molise, negli anni 1859-60, alla vigilia dell’unità d’Italia e della caduta del regno borbonico.
Un’altra sua opera importante è il romanzo Le terre del Sacramento, con il quale vinse il Premio Viareggio; come il precedente anche questo è un romanzo storico, ma è ambientato in epoca fascista, in una cittadina del Molise chiamata Calena (si tratta di un nome di fantasia).
Per quanto riguarda la cucina molisana, abbiamo deciso di presentare un certo dolce: la Ferratella, chiamata anche Pizzella, Cancellata, Neola o Nivola; precisiamo subito che non è un dolce esclusivamente molisano, perché è tipico anche dell’Abruzzo e di alcune aree del Lazio. Certamente la Ferratella ha un uso piuttosto ampio, perché è tipica dell’inverno, di Pasqua, delle feste patronali e dei matrimoni.

Questo dolce viene creato con pasta da biscotto cotta tramite una doppia piastra arroventata sul fuoco, che, stringendo la pasta sopra e sotto, dà al dolce la forma caratteristica di cialda percorsa da nervature.

In alcuni casi la Ferratella viene arrotolata come un cannolo con ripieno di marmellata, tradizionalmente d’uva, ma anche con crema pasticcera o cioccolata.
Michel Camillo-Redazione

