a cura della Rubrica Le Memorie e I Viaggi.
Continuiamo a esaminare le fontane della città di Roma; oggi andiamo alla scoperta della Fontana (o Mostra) dell’Acqua Felice, chiamata anche Fontana del Mosè. Il nome “Acqua Felice” è dovuto al pontefice Sisto V, al secolo Felice Peretti.

La fontana è situata in piazza San Bernardo, ebbe come autori principali Giovanni e Domenico Fontana e fu costruita dal 1585 al 1589 (l’inaugurazione si ebbe già nel 1587), impiegando il travertino, il marmo e lo stucco; si segnala un restauro conclusosi il 26 novembre 2019.
La nostra trattazione verterà principalmente sulle nicchie, per motivi che presto saranno chiari.
Le nicchie sono separate da quattro colonne con capitelli ionici.

Nella nicchia centrale è raffigurato San Mosè che indica le acque miracolosamente scaturite dalla roccia; l’autore della statua è Leonardo Sormani, che si avvalse della collaborazione di Prospero Antichi, detto il Bresciano. Ma non si può fare a meno di sottolineare come la statua sia di valore artistico piuttosto scadente; il primo motivo è che vi sono presenti le Tavole della Legge e ciò costituisce un anacronismo, perché al tempo del miracolo delle acque Mosè non le aveva ancora ricevute! Il secondo motivo è che la statua, nonostante intenda rifarsi a modelli michelangioleschi, si presenta tozza ed enfatica, al punto di essere soprannominata dai romani il “Mosè ridicolo” e di essere fatta oggetto di pasquinate.

Nelle nicchie laterali si hanno due altorilievi, raffiguranti episodi biblici connessi con l’acqua: a sinistra ammiriamo Aronne guida il popolo ebreo all’acqua scaturita dal deserto, opera di Giovan Battista della Porta, a destra osserviamo Gedeone sceglie i soldati osservando il loro modo di bere, opera di Flaminio Vacca e Pietro Paolo Olivieri, ai quali si devono anche gli angeli che sorreggono lo stemma di Sisto V.
Alla base dei nicchioni l’acqua sgorga nelle vasche da una finta scogliera in marmo cipollino.

Nella parte superiore del monumento si nota l’altissimo attico, in cui si trova una lunga iscrizione commemorativa sovrastata dallo stemma pontificio al quale abbiamo già accennato.
Michel Camillo- Redazione

