Agorà Polis/Qualcuno pensi ai giovani! Magari lo facciano i giovani stessi !!!!

a cura di Marco Lamantia – Redazione

Siamo un Paese anziano. Questo dato rispecchia un aspetto positivo. Infatti il benessere comporta anche l’allungamento dell’aspettativa di vita e al contempo una diminuzione delle nascite. Tutto molto bello ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Non siamo i soli a vivere in una società di benessere ( si è vero l’economia stenta da anni ma in linea generale stiamo ancora bene) eppure pochi Paesi hanno avuto un calo così basso nelle nascite. In Italia non si fanno figli e credo che sia una scelta sofferta ma spesso necessaria che devono prendere molte giovani coppie nostrane. Avere un figlio per una madre e per un padre è la cosa più bella del mondo. Tuttavia avere un figlio vuole anche dire dare allo stesso fare tutto quanto è necessario per farlo crescere in un ambiente sano e con prospettive. Qui casca l’asino. I nuovi genitori non possono, tendenzialmente, dare ai figli quello che i genitori della precedente generazione hanno dato ai loro. Il mio non è un inno nostalgico alla “Prima Repubblica” ma è indubbio che un tempo chi si dava da fare, con tanti sacrifici, guadagnava. I discorsi da bar a volte vanno anche presi sul serio. Orbene andate in un bar e, ascoltando due persone che hanno superato la mezza età,  avrete una buona percentuale di sentire questo tipo di discorso “ una volta si lavorava. Si lavorava sodo ma è anche vero che si guadagnava oggi non si riesce più a mettere via niente”. Un discorso tanto semplice e alla buona quanto veritiero. Oggi non si guadagna più e, tendenzialmente, non ci sono prospettive. Il giovane è costretto ad accettare contratti a tempo determinato che non permettono allo stesso di programmare la sua vita.

La flessibilità sul lavoro è anche questa. C’è una tendenziale sfiducia nel fidarsi dei giovani che molto spesso vengono relegati a ruoli secondari che non rispecchiano le loro effettive capacità. Un laureato molto spesso o trova lavoro all’estero oppure fa una cosa completamente diversa rispetto a quanto studiato. Il mercato del lavoro è terribile. Il dover adattarsi a lavorare in zone diverse del Paese, accettando trasferimenti in luoghi più o meno lontani ha anche ripercussioni sulle relazioni affettive delle persone  con conseguente impossibilità di costruire una famiglia. Però attenzione perchè le responsabilità sono anche nostre: Il problema, cari giovani (io compreso) e che accettiamo troppo spesso tutto e ci disinteressiamo della vita del nostro Paese. Forse nel nostro tanto vituperato Paese c’è troppo benessere e quindi anche vivere alla giornata va bene anche se poi i nodi vengono al pettine o prima o dopo. Sono allarmanti i dati sulla dispersione scolastica e sulla insoddisfazione che noi giovani abbiamo della nostra vita. Cominciamo quindi a fare noi la nostra parte, dando e pretendendo. Il tutto in maniera tanto risoluta quanto rispettosa. Per amor nostro e per amor di Patria. Tra poco festeggeremo la liberazione. I giovani di allora sono partiti dalle macerie, convivendo con il quotidiano timore di morire. Noi siamo infinitamente più fortunati perché abbiamo tutto per non doverci  accontentare di vivacchiare ma pretendiamo di vivere e di poter essere ambiziosi e protagonisti nella nostra società. Più partecipazione, non lasciando programmare il nostro futuro a persone che poi in quel futuro non vivranno.

Marco Lamantia – Redazione

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