Ritratti Sportivi: HELENIO HERRERA, L’HOMBRE VERTICAL

Un assoluto innovatore del ruolo dell’allenatore, Herrera ha legato il suo nome alla storia dell’Inter.

Helenio Herrera, l’originale Hombre Vertical, l’innovatore del calcio con
una visione avanti vent’anni rispetto a tutti gli altri allenatori (fu tra i primi q utilizzare quello che oggi conosciamo come pressing, da lui chiamato “taca la bala”, e la preparazione atletica ad inizio stagione).

Nato a Buenos Aires il 10 aprile 1910, iniziò a giocare, nel ruolo di difensore, quando si trasferì in Marocco nel Racing Casablanca prima di trasferirsi in Francia dove giocò fino al 1945. Non ebbe grande successo da calciatore, ma iniziò subito ad allenare, e qui il successo fu immediato.

Negli anni cinquanta vinse quattro volte il campionato spagnolo, due volte con l’Atletico Madrid e due con il Barcellona. Con il club blaugrana vinse anche una coppa del Generalisimo e una Coppa delle Coppe. Proprio durante un match di Coppa delle Coppe contro l’Inter, Angelo Moratti, presidente dalle grandi capacità economiche ma ancora non vincente, decide che per il suo progetto di rinnovamento questo allenatore argentino è perfetto.

Cosi Herrera si trasferisce in Italia, ancora non lo sa ma questo suo periodo in nerazzurro cambierà definitivamente la storia del calcio.
La prima stagione serve al nuovo tecnico per capire il calcio italiano e la squadra a sua disposizione. Dalla primavera sale in pianta stabile in prima squadra un giovane difensore che cambierà il concetto del suo ruolo.
Si chiamava Giacinto, Giacinto Facchetti da Treviglio, un ragazzone altissimo per la sua generazione che Herrera, che adesso viene soprannominato “il Mago”, trasforma nel primo terzino fluidificante della storia, l’antesignano dei terzini di oggi.

Inoltre vedendo i problemi difensivi della sua prima Inter decise di modificare la linea difensiva utilizzando il libero che nella sua idea di calcio doveva essere Armando Picchi. Fu la svolta: l’Inter iniziò a girare come un orologio svizzero potendo contare su giocatori di talento come Mario Corso, il “Piede sinistro di Dio”, Sandro Mazzola e Jair, ala dalla velocità incredibile.

Da soli, però, non potevano bastare e cosi Herrera, potendo contare sul suo grande carisma, convinse Moratti a spendere la cifra record di 250 milioni di lire per prelevare dal Barcellona Luis Suarez, centrocampista dai piedi sopraffini che vinse il Pallone d’Oro nel 1960.
Iniziò cosi il periodo della Grande Inter, una squadra che in pochi anni vinse tutto: 3 Campionati Italiani, 2 Coppe Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Herrera era in cima al mondo.

Ma come tutti i grandi cicli di vittorie anche quello della Grande Inter si concluse: la squadra era ormai logorata da tutte le battaglie disputate e vinte in quegli anni e all’inizio della stagione 1968/69 ”il Mago” si trasferì alla Roma, dove in cinque anni non riuscì a ripetere i grandi successi ottenuti in nerazzurro (il suo miglior piazzamento in campionato fu un sesto posto), anche se il primo anno vinse la Coppa Italia e nel 1972 la Coppa Anglo-Italiana. La nostalgia dei bei tempi si fa sentire, anche per un duro come lui: nel 1973 tornò all’Inter per un breve cammeo che non portò a nessun risultato.
A questo punto della sua carriera il Mago decide di tornare sulla panchina del Barcellona dove concluderà la carriera da allenatore vincendo ancora una Coppa del Re nel 1981.

Oltre ad aver svolto il ruolo di allenatore di club Herrera fu selezionatore della Spagna tra il 1959 e il 1962 e dell’Italia nel biennio 1966-1967 in coppia con Ferruccio Valcareggi, ma non riuscì ad ottenere gli stessi risultati che conquisto con Barcellona e Inter con le nazionali.

Herrera era bravissimo ad allenare giornalmente le proprie squadre, non lo stesso con le selezioni nazionali.
Conclusa la sua carriera da allenatore decise di intraprendere il mestiere di commentatore per la “Domenica Sportiva” e ”L’appello del Martedì” fino alla prima metà degli anni Novanta quando decise di ritirarsi a vita privata nella bellissima Venezia dove morì il 9 novembre del 1997 per un arresto cardiaco.

Personaggio sempre al di sopra delle righe, può essere considerato il primo allenatore moderno avendo introdotto alcune novità che ancora oggi sono alla base del calcio europeo.
Sono famosi i suoi cartelli appesi nelle mura degli spogliatoi per motivare i giocatori a ottenere il massimo risultato (il più noto è “Classe + Preparazione Atletica + Intelligenza = Scudetto”).
Ma non tutti i giocatori erano contenti dei suoi metodi di allenamento, innovativi ma molto pesanti da sopportare (e ancora non era arrivato Zeman ….).

Carattere difficile, Herrera è stato uno dei tecnici più evoluti che si siano mai visti in Italia. Da sempre famoso per le liti con i colleghi (epiche quelle con il “Paron” Nereo Rocco, tecnico del Milan), anche in questo settore può essere considerato l’antesignano di Josè Mourinho, lo Special One.

Per uno strano scherzo del destino il tecnico portoghese è legato a doppio filo ad Herrera dal fatto di aver riportato la Coppa Campioni all’Inter nel 2010 in finale contro il Bayern Monaco dopo 45 anni dall’ultima volta quando fu proprio Herrera a vincere in finale contro il Benfica a San Siro per 1-0.

Questo è Helenio Herrera, l’Hombre Vertical che ha rivoluzionato il gioco del calcio.

Stefano Villa – reporter cooperator

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