«L’IA generativa non è ancora creativa»: a Pollena Trocchia il libro SpazIArte accende il confronto tra arte e futuro tecnologicodi Antonio Borsa   

Una sala affollata e attenta ha accolto venerdì 10 aprile 2026, alle 18:30, la presentazione del volume SpazIArte – L’espansione della conoscenza e della creatività negli spazi dell’Intelligenza Artificiale (NonSoloParole Edizioni, novembre 2025). Presso la sede di Pollena Trocchia Solidale in Corso Umberto I 47, GEA ETS ha portato nel cuore dell’area vesuviana un dibattito di alto livello su uno dei nodi cruciali del nostro tempo: il rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale.Moderati con competenza dal giornalista del TG3 Luciano Scateni, gli interventi hanno alternato analisi lucide, preoccupazioni concrete e riflessioni storiche, coinvolgendo un pubblico partecipe e incuriosito.A introdurre i lavori è stato l’editore Raffaele Calafiore, che ha spiegato le ragioni di un progetto editoriale ambizioso: interrogare l’IA senza ingenui entusiasmi né paure apocalittiche. Subito dopo, la Consigliera Comunale Maria Rosaria Di Tuoro ha lanciato un chiaro monito: quando l’intelligenza artificiale dovesse sviluppare forme di “coscienza” superiori a quelle umane, i rischi etici, sociali e di controllo diventerebbero enormi. Privacy, autonomia decisionale e responsabilità umana potrebbero essere messe seriamente in discussione.Scateni ha poi spostato l’attenzione sulle conseguenze concrete già visibili. Ha citato stime preoccupanti secondo cui l’IA potrebbe determinare la perdita di posti di lavoro per circa un miliardo di persone nel mondo, colpendo duramente anche professioni intellettuali come quella del giornalista. «L’IA è già in grado di scrivere articoli, sintetizzare notizie e produrre contenuti», ha ricordato, «e questo cambia radicalmente il nostro mestiere».I tre autori del libro hanno quindi offerto prospettive complementari e autorevoli.Rosario Pinto, tra i più noti critici d’arte italiani, ha tracciato una distinzione netta: «Oggi abbiamo una IAG – Intelligenza Artificiale Generativa – ma non una IAC, Intelligenza Artificiale Creativa». L’uomo, ha osservato, ha storicamente creato strumenti che poi si sono rivoltati contro di lui. Eppure, come accadde con l’avvento della fotografia, l’arte ha sempre trovato nuove strade. «Una poesia è bella perché noi le diamo un senso», ha sottolineato Pinto. «L’IA può generare testi e immagini, ma non può sostituire l’atto umano di dare significato all’opera».Matilde Di Muro si è concentrata sulle evidenze già presenti sul mercato dell’arte. Ha ricordato il celebre caso del Ritratto di Edmond de Belamy, opera generata dall’algoritmo del collettivo Obvious dopo l’analisi di 15.000 ritratti storici, venduto nel 2018 da Christie’s per 432.500 dollari. «L’IA sta già sostituendo in parte l’uomo anche nell’arte», ha affermato, «ma il risultato non è la stessa cosa. Manca l’anima, manca la traccia dell’esperienza umana».Mino Iorio ha posto la domanda più radicale: «Una macchina può pensare? Per il momento no. E senza pensiero autentico non può esistere vera creazione artistica». Lo storico dell’arte ha insistito sul fatto che l’IA eccelle nell’imitazione e nella rielaborazione di dati, ma è ancora priva di quell’atto originario di coscienza, emozione e scelta che caratterizza l’opera d’arte umana.Nel corso della serata sono emerse chiaramente due anime del libro: da un lato l’analisi rigorosa delle potenzialità future dell’IA quantica e biologica, dall’altro la ferma convinzione che l’arte resti un territorio profondamente umano, legato all’esperienza, al corpo e alla storia individuale.L’evento di Pollena Trocchia ha dimostrato ancora una volta come un piccolo comune dell’area vesuviana sappia farsi protagonista di riflessioni di respiro nazionale su temi di grande attualità. L’ingresso libero ha permesso una partecipazione ampia e trasversale, trasformando la presentazione in un vero momento di confronto collettivo.SpazIArte non pretende di chiudere il dibattito, ma di aprirlo in modo serio e documentato. I tre autori – Rosario Pinto, Mino Iorio e Matilde Di Muro – con le loro diverse sensibilità (storico-critica, territoriale e teologico-estetica) invitano il lettore a non subire la rivoluzione tecnologica, ma a interrogarla con gli strumenti millenari dell’arte e della riflessione umana.Un appuntamento che lascia una domanda aperta a tutti: saremo capaci di governare l’intelligenza artificiale mantenendo intatta la nostra capacità di creare senso e bellezza?

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