Ritratti Sportivi: ARRIGO SACCHI, IL RIVOLUZIONARIO DEL CALCIO

Un uomo che ha portato il Milan a iniziare il ciclo di successi più importanti della sua storia, un rivoluzionario totale. Ecco la storia di Arrigo Sacchi

Arrigo Sacchi è stato l’innovatore del calcio italiano alla fine degli anni ’80.
Allenatore senza un glorioso passato da calciatore Sacchi inizia nel 1977 nel Fusignano e poi passa all’Alfonsine e al Bellaria, per poi andare al Cesena e alla Fiorentina, in entrambi i casi guida la Primavera.

Il vero successo arriva però poco più tardi quando riporta il Parma dall’inferno della C1 alla Serie B ed elimina a sorpresa il Milan in Coppa Italia facendo vedere un gioco innovativo che nessun altro tecnico aveva mai attuato prima che fa letteralmente innamorare calcisticamente il neo presidente rossonero Silvio Berlusconi che ha il grande merito di aver salvato la squadra dal fallimento dopo la tremenda gestione Farina che aveva messo in serio dubbio il futuro dei rossoneri salvato dal peggio in tribunale.

Il futuro Premier decide che Sacchi è l’uomo giusto per avviare un nuovo progetto vincente e i risultati gli danno ampiamente ragione. Sacchi aveva stregato Berlusconi con un gioco basato sulle ripartenze e sul pressing che partiva dalle punte, una delle svolte tattiche che il buon Arrigo aveva ereditato da Gigi Radice, un ingegnere calcistico che fu tra i primi tecnici italiani a giocare con la difesa a zona.

La rivoluzione voluta fortemente dal tecnico rossonero è quella di giocare con un difensore libero da marcatura che giocasse dietro i due centrali, un po’ come faceva Armando Picchi nella Grande Inter di Helenio Herrera negli anni ’60, la squadra che dominò in Italia, in Europa e nel mondo. Ma serviva trovare un uomo che incarnasse al meglio le particolari caratteristiche necessarie per ricoprire quel ruolo e Sacchi lo trovò in Franco Baresi, difensore dell’Italia Campione del Mondo nel 1982 in Spagna che divenne uno dei migliori registi difensivi al mondo dopo questa scelta.

Un’altra mossa decisiva fu l’acquisto del trio olandese composto dal “Cigno di Utrecht” Marco Van Basten, attaccante dal gol facile ma con ginocchia di cristallo che lo porteranno ad un prematuro ritiro, Ruud Gullit, centrocampista dalla folta chioma con una grande tecnica, e Frank Rijkaard, un educato rottweiler a centrocampo decisivo nel gioco Sacchiano.
Questi giocatori, insieme a Roberto Donadoni, Carlo Ancelotti, Paolo Maldini e Billy Costacurta, diedero vita all’epopea mondiale del Milan che Sacchi portò alla conquista di uno scudetto, una Supercoppa Italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali.

Dopo il Milan, dove sale alla ribalta il debuttante in panchina Fabio Capello che avrà lo stesso successo del suo predecessore, Sacchi diventa il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana in vista del mondiale di USA 1994 e il nativo di Fusignano riesce a portare la squadra in finale dove però il Brasile di Romario riesce ad aver la meglio ai calci di rigore con Roberto Baggio che sbaglia il penalty decisivo mandando in aria i sogni azzurri.

Fu il Mondiale del grande recupero di Franco Baresi, sempre lui, che riuscì a rientrare in tempo per giocare una grandissima finale nonostante un intervento al menisco che ne sconsigliava l’utilizzo. Una sonora battuta d’arresto per gli azzurri tenendo presente che, molto probabilmente, il Brasile non ha mai avuto tante carenze come in quell’episodio mondiale.

Ma Sacchi non si dà per vinto e inizia a preparare gli Europei 1996 che non portarono grandi risultati visto che l’Italia viene eliminata nel girone eliminatorio dalla Germania e dalla Repubblica Ceca che saranno poi le due finaliste della manifestazione. Uno schiaffo morale non indifferente per Sacchi che lascia la panchina della Nazionale e nel campionato 1996/1997 viene richiamato ad allenare la creatura che gli ha regalato tante soddisfazioni, ma la sua seconda parentesi al Milan si conclude con un deludente undicesimo posto.

Il 1998 è l’anno che porta Sacchi sulla panchina dell’Atletico Madrid ma dopo soli sette mesi rassegna le dimissioni dai Colchoneros che, di fatto, segnano la parola fine sulla sua carriera di allenatore ad alti livelli. Nel 2001 ricopre per qualche mese il ruolo di allenatore del Parma prima di lasciare per l’eccessiva tensione nervosa che gli procura questo mestiere.

In seguito diviene Direttore Tecnico del Parma per tre stagioni e, successivamente, del Real Madrid per un anno fino a quando la Federazione nel 2010 decide di assegnargli il ruolo di Coordinatore Tecnico delle nazionali giovanili italiane e, nel frattempo, ricopre il ruolo di opinionista per le reti Mediaset e per La Gazzetta dello Sport, mettendo a disposizione la sua grande esperienza accumulata in quindici intensissimi anni vissuti sulle panchine di molti grandi club.

La sua non è stata una carriera molto lunga ma di sicuro intensa e ricca di vittorie che hanno contribuito a rivoluzionare e rilanciare il calcio italiano in Europa, tanto che all’inizio degli anni ’90 le nostre squadre dominavano nel mondo, una vera e propria utopia considerando lo stato attuale del nostro calcio.

Ma il tecnico di Fusignano è stato anche un grande tattico. Cultore della Grande Inter di Helenio Herrera e studioso del Calcio Totale di Rinus Michels portato al successo dall’Ajax e dall’Olanda 1974 di Johan Cruijff, Sacchi è riuscito ad elaborare un modulo che racchiudeva le parti migliori di queste due grandi scuole di pensiero calcistico che riescono a coesistere in maniera incredibilmente magnifica.

Uomo serio e tatticamente meticoloso, Sacchi è riconosciuto da chi è stato suo giocatore come un grande comunicatore che sapeva stimolare la squadra nei momenti di difficoltà.

Una delle sue massime calcistiche è sicuramente: “nel calcio ci vogliono och, pazienza e bus del cu..”(la traduzione non è necessaria….).

Scherzi a parte, Sacchi è stato un precursore e un grande innovatore: Franco Baresi deve almeno 7/8 anni di carriera ad alti livelli a questo allenatore che gli ha cucito addosso un ruolo che valorizza al massimo le sue doti. 
Se il Milan di Silvio Berlusconi è stato uno dei cicli più vincenti della storia del calcio molta parte del merito va proprio ad Arrigo Sacchi, il rivoluzionario del calcio.

Stefano Villa – reporter cooperator

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