Ritengo doveroso fornire alcuni chiarimenti puntuali al fine di evitare fraintendimenti e ricostruzioni non aderenti ai fatti.
In questi giorni si sono susseguite molte notizie e commenti che hanno mescolato fatti, supposizioni e interpretazioni.
Parto da un principio semplice: la mia attività professionale e il mio ruolo istituzionale sono sempre stati distinti.
L’attività professionale da me svolta in qualità di commercialista è sempre stata improntata al rigoroso rispetto della normativa vigente e ai principi deontologici della professione. Il mio studio fornisce servizi a una pluralità di clienti, senza alcuna interferenza nelle scelte gestionali o nelle condotte operative degli stessi, che restano esclusivamente in capo agli organi societari.
Ricordo che la mia attività professionale è regolata da obblighi stringenti di riservatezza: non solo non è opportuno, ma non è neppure consentito entrare nel merito di rapporti con eventuali clienti. Ogni diversa pretesa rappresenta una forzatura che non posso accettare.
In ogni caso con riferimento alla società oggetto di audizione preciso che la mera coincidenza della sede legale, così come altre società che hanno sede presso il mio studio o del proprio commercialista, non implica alcun coinvolgimento, diretto o indiretto, nelle attività della società stessa, né tanto meno nelle eventuali vicende giudiziarie che possano riguardare l’amministratore.
Tale circostanza rappresenta una prassi diffusa nell’ambito dell’attività professionale e non implica, di per sé, alcuna partecipazione alle attività della società o responsabilità in ordine alle condotte dei suoi amministratori.
In ordine alle notizie riguardanti indagini a carico dell’amministratore, ribadisco la mia totale estraneità ai fatti oggetto di accertamento e la piena fiducia nell’operato della magistratura, nella convinzione che ogni aspetto sarà chiarito nelle sedi competenti.
I rapporti con i soci biellesi si collocano nell’alveo di conoscenza e amicizia maturate negli anni e non solo nel contesto politico e sono certo della loro buona fede. Non c’è mai stata alcuna intenzione di ottenere vantaggi personali o di agire in modo scorretto ed hanno dovuto affrontare, con sorpresa, gli sviluppi successivi e le conseguenze, sia professionali che personali.
Nessuno elemento può in alcun modo essere strumentalmente interpretato come indice di comportamenti illeciti. Ritengo, quindi, doveroso richiamare tutti a un uso responsabile del linguaggio e degli strumenti istituzionali evitando dichiarazioni che rischiano di trasformarsi in mere insinuazioni.
In relazione poi alle dichiarazioni rese dal consigliere Basso secondo cui il commercialista dovrebbe “selezionare i propri clienti” ritengo necessario precisare alcuni aspetti fondamentali.
L’attività del commercialista è regolata da norme precise e da un rigoroso codice deontologico, che impone obblighi di correttezza, trasparenza e rispetto della legalità.
In tale ambito, il professionista è tenuto a svolgere adeguate verifiche formali e ad adempiere agli obblighi previsti dalla normativa, ma non può essere chiamato a rispondere delle eventuali condotte illecite poste in essere dagli amministratori, né può sostituirsi agli organi inquirenti o giudiziari nell’accertamento preventivo di ipotetici reati.
L’eventuale richiesta di selezionare i clienti sulla base di valutazioni discrezionali o presuntive, oltre ad essere priva di fondamento normativo, rischia di indurre criteri arbitrati e discriminatori incompatibili con l’esercizio corretto della professione. Ribadisco pertanto che la mia attività professionale è stata sempre svolta nel pieno rispetto delle leggi e regole deontologiche, senza alcuna commistione con il mio ruolo istituzionale e senza alcun coinvolgimento nelle vicende oggetto di attenzione mediatica.
In merito alle ulteriori dichiarazioni rese dai consiglieri di opposizione, che evocano presunte “infiltrazioni mafiose” ritengo necessario intervenire con fermezza per ristabilire un quadro aderente ai fatti. Si tratta di affermazioni che non trovano alcun riscontro oggettivo e che rischiano di generare un allarme ingiustificato, oltre a ledere la mia reputazione personale e istituzionale.
Respingo in modo netto e categorico qualsiasi tentativo di associare la mia persona, la mia attività professionale o il mio ruolo pubblico a contesti di illegalità o, ancor più, a fenomeni di natura mafiosa. E’ il livello più basso a cui può scendere chi non ha argomenti e sceglie di sostituirli con il sospetto.
Chi evoca la mafia deve assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie parole. Perché la mafia non è uno slogan da agitare quando si è a corto di argomenti: è una realtà drammatica che merita rispetto, verità e rigore. Usarla in questo modo è indegno.
Se qualcuno ha elementi, li porti subito in Procura, senza passerelle, senza dichiarazioni ambigue, senza giochi d’aula….. se non li ha allora abbia il coraggio di ammettere di aver gettato fango deliberatamente, tentando di colpire non me, ma l’intera istituzione, ed abbia la decenza di smettere di usare parole così gravi come clava politica. Perchè vedete, la differenza tra noi è semplice: io rispondo per quello che faccio, voi rispondete di quello che insinuate.
Non ho nulla da temere da magistratura e controlli. Qualcuno invece dovrebbe iniziare a preoccuparsi della leggerezza, o della malafede, con cui usa parole come mafia. Quindi vi chiedo guardandovi negli occhi: avete le prove? Portatele subito. Qui o in Procura. Se non le avete allora smettetela, perché continuare su questa strada non vi rende più credibili, vi rende solo meno responsabili.
Io resto qui, a testa alta, con i fatti. Voi scegliete se continuare con le ombre.
Questa amministrazione è trasparente, è controllata, ed è pulita. E continuerà ad esserlo, senza farsi intimidire da chi confonde la politica con la diffamazione.
Le parole hanno un peso. E se qualcuno, qui dentro, ha scelto consapevolmente di usarle nel modo peggiore possibile, se ne assuma tutte le conseguenze, politiche e morali e, per questo, mi tutelerò nelle sedi competenti rispetto a dichiarazioni che superano il limite della critica legittima.
Zago: si chiede dove finisce l’interesse privato e inizia quello pubblico: inizia dove finiscono le vostre insinuazioni e iniziano i nostri atti. Non siamo nel campo delle opinioni: ci sono bilanci approvati, pareri tecnici, delibere e controlli. Tutto pubblico, tutto verificabile. Se avete prove di interessi privati, abbiate il coraggio di dirlo chiaramente assumendovi le responsabilità. E’ curioso che questa domanda arrivi da chi oggi confonde critica politica e interesse generale. Noi rispondiamo con fatti e documenti, non con insinuazioni. Ed è lì, nei fatti, che si misura l’interesse pubblico.
Questa audizione non nasce da un reale interesse per la legalità ma da un tentativo evidente di costruire un fango mediatico. Ne sono la prova evidente, tra le altre, le dichiarazioni postate, più volte, sul proprio profilo facebook di un noto personaggio politico di sinistra che mi dicono aver avuto anche incarichi parlamentari.
Premesso che il sottoscritto non ha e non ha mai avuto quote di partecipazioni nella società di cui trattasi: il sig. Ronzani Wilmer ha più volte postato sul suo profilo facebook ” nonostante la LORO ( mia e di Franceschini) sia del tutto simile a quella dell’ex Sottosegretario e Vice Presidente. Entrambi (io e Franceschini) hanno fatto parte della società costituita insieme alla figlia ecc ecc , esattamente come Delmastro e Chiorino.
Insieme (io e Franceschini) hanno fatto parte di una società con la figlia diciottenne di un prestanome del clan Senese.
Così come il consigliere Bresciani, sempre con un post su facebook scrive ” se fai affari con una famiglia di camorristi eccd ecc e nel pubblico quelli verificano bilanci, bandi ecc ecc (quindi con evidente riferimento al sottoscritto giacché il bilancio è una mia delega).
Per questo chiedo in modo chiaro e senza ambiguità che tali accuse vengano smentite pubblicamente. Non è una cortesia: è un dovere nei confronti della verità e delle istituzioni. Io sono sempre stato disponibile al confronto, anche duro, ma nel merito. Non accetto e non accetterò mai attacchi personali fondati su falsità.
Non siamo nel campo delle opinioni, ma in quello delle mistificazioni dei fatti. Questo modo di agire non ha nulla a che vedere con la responsabilità che dovrebbe guidare chi siede in quest’aula. Non permetterò che si continui su questa strada senza conseguenze. Se qualcuno ritiene di avere elementi concreti li porti nelle sedi opportune diversamente mi vedrò costretto a tutelare la mia persona e il mio ruolo in ogni sede. Perché le insinuazioni possono far rumore, ma sono i fatti a restare.
E’ un’operazione politica chiara: insinuare dubbi, accostare fatti senza prove e cercare di colpire sul piano personale quando manca qualsiasi elemento concreto.
Sia chiaro: né il sottoscritto, nè l’amministrazione hanno nulla a che fare con le vicende richiamate.
L’ ASSESSORE AL BILANCIO Paraggio non si dimette e rilancia “L’attività professionale da me svolta in qualità di commercialista è sempre stata improntata al rigoroso rispetto della normativa vigente e ai principi deontologici della professione. Il mio studio fornisce servizi a una pluralità di clienti, senza alcuna interferenza nelle scelte gestionali o nelle condotte operative degli stessi, che restano esclusivamente in capo agli organi societari. Mi difenderò negli uffici competenti dalle calunnie”
