C’è un’Italia che non fa notizia sui grandi schermi, ma che continua a esistere, a respirare, a ricostruirsi mattone dopo mattone. È l’Italia delle periferie vesuviane, dei paesi aggrappati alle pendici del vulcano, dove l’asfalto si mescola alla lava antica e la vita quotidiana combatte ogni giorno contro l’anonimato, la dispersione scolastica, l’isolamento digitale che inghiotte gli adolescenti. Qui, sabato 21 marzo, nei Giardini Laudato si’, è andata in scena una risposta silenziosa ma potentissima: la “Festa della Primavera”.
Non si è trattato di un semplice ritrovo festivo. È stata una dichiarazione collettiva di presenza, un atto di resistenza culturale e umana. Centinaia di persone – bambini con le ginocchia sporche di erba, madri che portavano vassoi avvolti in strofinacci a quadri, nonni seduti sulle panchine con lo sguardo orgoglioso, volontari con le mani arrossate dal freddo mattutino – hanno trasformato per una giornata un angolo di verde pubblico in un laboratorio di futuro condiviso.
A orchestrare l’evento, con discrezione e tenacia, la consigliera comunale Anna Brasiello, figura nota nel tessuto locale per il suo impegno costante sul fronte della socialità giovanile. Accanto a lei hanno lavorato in sinergia l’Associazione Comunità Ecclesia, l’Associazione Noi Giovani per Pollena Trocchia e le ragazze del Club del Libro, un piccolo ma determinato gruppo di lettrici appassionate che hanno portato libri, colori e storie tra i prati. Insieme hanno creato qualcosa che somigliava a un’antica sagra di paese, ma aggiornata ai bisogni di oggi: spazi sicuri per i più piccoli, momenti di aggregazione vera per gli adolescenti, gesti concreti di inclusione.
Fin dalle prime luci del mattino i giardini si sono animati. I bambini più piccoli correvano liberi, inseguendo palloni sgonfi o disegnando con gessetti giganti farfalle e arcobaleni sull’asfalto ancora umido di rugiada. Le loro voci si mescolavano al canto degli uccelli e al rumore lontano della statale. Le famiglie avevano portato coperte da picnic, thermos di caffè, piatti di pasta al forno coperti da alluminio, crostate fatte in casa con la marmellata di nonna. Era una condivisione spontanea, quasi rituale: nessuno chiedeva, tutti offrivano. Una grande tavola rotonda sotto gli alberi si è riempita gradualmente di pizze appena sfornate da una pizzeria del circondario, di biscotti alle mandorle fragranti, di uova fresche donate dall’Azienda Agricola Pignatiello – piccole sfere di vita, ancora tiepide, simbolo perfetto di una rinascita che parte dal basso.
Ma la giornata non si è fermata al cibo e ai giochi. C’era una dimensione educativa, quasi pedagogica. Sui tavoli di Comunità Ecclesia stavano esposti libri illustrati per l’infanzia e pannelli con fotografie di santi, non come oggetti devozionali, ma come finestre su un immaginario capace di nutrire sogni grandi in cuori piccoli. I volontari raccontavano storie semplici, ascoltavano i bambini, rispondevano alle loro domande infinite. Era un modo per dire: “Il mondo non è solo quello che vedi sullo schermo del telefono”.
Intorno a mezzogiorno l’attenzione si è spostata verso l’esibizione della Palestra Paparo, realtà del territorio che ha portato le sue piccole ginnaste a esibirsi sui prati. Le ragazze volteggiavano con una grazia che sembrava sfidare la gravità, tra salti, ruote e atterraggi precisi. I bambini le guardavano a bocca aperta, alcuni provando a imitarle goffamente sull’erba. Non era solo spettacolo: era un messaggio. La palestra, che presto aprirà corsi di karate e balli di gruppo ogni sabato, rappresenta per molti ragazzi un’alternativa reale alla strada, allo schermo, alla noia. “Non insegniamo solo movimenti – ha spiegato una delle istruttrici – insegniamo rispetto, fatica, amicizia. Valori che oggi sembrano fuori moda, ma che sono l’unica ancora per non perdersi”.
Il momento più intenso, però, è arrivato con il contributo del Bar Baraonda di Cercola. Il proprietario, Agostino Borroso, ha portato le uova di Pasqua preparate interamente dai sette ragazzi autistici che lavorano nel suo locale. Ogni uovo era diverso: alcuni decorati con glassa colorata, altri con nastrini semplici, tutti fatti con le loro mani, con pazienza e cura. Il ricavato della vendita andrà interamente a loro. In un’epoca in cui l’inclusione è spesso solo uno slogan nei convegni, vedere questi ragazzi dietro un banchetto improvvisato, sorridenti mentre consegnavano le uova ai bambini, è stato un colpo al cuore. Agostino Borroso non ha cercato riflettori: ha semplicemente portato avanti un progetto nato per dare dignità e autonomia a chi il sistema spesso emargina. Quel gesto ha trasformato la festa in qualcosa di più grande: una lezione vivente di umanità.
Non sono mancati i saluti istituzionali e associativi. Tra i presenti Pasquale Murone di Pollena Trocchia Solidale e il consigliere comunale di Volla Pasquale Di Marzo, a testimoniare come queste iniziative riescano a varcare i confini comunali, creando reti invisibili ma solide tra i paesi del vesuviano.
La Consigliera Anna Brasiello, al termine della giornata, ha sintetizzato il senso profondo di quanto accaduto: «In un tempo in cui i nostri ragazzi rischiano di crescere soli anche in mezzo alla folla, noi scegliamo di esserci. Non con grandi fondi o progetti faraonici, ma con il lavoro quotidiano, con le mani nelle mani, con il coraggio di credere che un prato, una risata, un uovo di cioccolato condiviso possano cambiare qualcosa. Questa festa non è stata un’eccezione: è il nostro modo normale di stare al mondo».
E in effetti, mentre il sole calava dietro il Vesuvio tingendo di arancione i giardini, si aveva la sensazione netta che Pollena Trocchia avesse vinto una piccola, importantissima battaglia. Contro l’indifferenza, contro la frammentazione sociale, contro l’idea che nelle periferie non accada mai nulla di bello. I Giardini Laudato si’ – intitolati all’enciclica di Papa Francesco – non sono più solo un parco: sono diventati metafora di una comunità che sceglie di fiorire anche quando il terreno sembra arido.
La primavera, qui, non è una stagione che arriva per caso. È una decisione collettiva. È il rifiuto di arrendersi all’isolamento dei giovani, alla solitudine mascherata da connessione, alla rassegnazione che troppe volte vince nelle nostre città. È la consapevolezza che il futuro si costruisce anche con palloni che rotolano sull’erba, con mani che impastano dolci, con sguardi che si incrociano davvero.
A Pollena Trocchia, sabato 21 marzo 2026, centinaia di persone hanno scelto di fiorire insieme. E forse, in quel semplice gesto, c’è più Italia vera di quanta ne raccontino molti titoli di giornale.
Grazie alla Consigliera Anna Brasiello, alle associazioni, ai volontari, alle mamme cuoche, alla Parrocchia, all’azienda Pignatiello, alla Palestra Paparo, ad Agostino Borroso e ai suoi ragazzi. Grazie per averci ricordato che la solidarietà non ha bisogno di riflettori per essere rivoluzionaria. Ha solo bisogno di cuori disposti a battere all’unisono.
E che la prossima primavera arrivi presto, ancora più affollata, ancora più colorata. Perché i ragazzi di Pollena – e di tutta Italia – se lo meritano.
Pollena Trocchia, la primavera che resiste: nei Giardini Laudato si’ una comunità si stringe intorno ai suoi ragazzi DI Antonio Borsa
