Una vera e propria icona della storia sportiva italiana, un vincente come non ne esistono più.
Giovanni Trapattoni, per tutti “il Trap”, da Cusano Milanino è uno di quegli allenatori che stanno sparendo: simpatico, esuberante nelle conferenze stampa (specialmente in lingua straniera), competente e, soprattutto, vincente. Chi inizia oggi una carriera da tecnico sarebbe già soddisfatto di vincere un decimo di quanto portato a casa in quarant’anni di panchina dal Trap.
Ma partiamo dal principio: cresciuto calcisticamente nel Milan, Trapattoni diventa tecnico dei rossoneri nel 1974 subentrando a Cesare Maldini e nel 1975 ottenendo il terzo posto facendo intravedere già ottime doti di carisma che convincono Giampiero Boniperti ad affidargli la panchina della Juventus per cominciare un nuovo progetto vincente: sarà la mossa decisiva. Il team bianconero comincia a fare indigestione di trofei, dieci anni costellati da sei campionati, due Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, due Coppe UEFA, una Supercoppa Europea, una Coppa Intercontinentale e un Mundialito Club. Uno dei cicli più vincenti della storia del calcio italiano.
Nel 1986 Trapattoni passa ai rivali storici dell’Inter che il nuovo presidente Ernesto Pellegrini vuole riportare ai livelli che più le competono dopo alcuni anni di modesti risultati. La squadra non è da buttare, visto che tra gli altri ci sono i campioni del mondo Beppe Bergomi e Lele Oriali oltre al panzer tedesco Karl Heinz Rummenigge, vincitore di due Palloni d’Oro. Le prime due stagioni servono al Trap per risistemare la rosa e modellarla a sua immagine e somiglianza, ma è nel 1988 che l’Inter torna a vincere: Pellegrini acquista dal Bayern Monaco Lothar Mattheus, centrocampista dai mille polmoni con due piedi vellutati. Il club tedesco, per completare questo trasferimento, vuole inserire nella trattativa anche un terzino sinistro del quale vuole disfarsi. Quel terzino era il compianto Andy Brehme e diventerà una delle armi principali dell’Inter di Trapattoni, oltre ad essere uno dei più forti al mondo nel suo ruolo.
All’inizio del campionato 1988/89 tutti danno per assoluta favorita la squadra nerazzurra. E hanno pienamente ragione. L’Inter è un rullo compressore che spazza via qualsiasi avversario potendo contare sulla classe di Mattheus, sulle parate al limite dell’impossibile de “L’Uomo Ragno” Walter Zenga, sulle chiusure perfette del trio difensivo Bergomi-Mandorlini-Ferri e sui gol dell’ariete Aldo Serena, che chiuderà l’annata con 22 reti che gli varranno il titolo di capocannoniere. Quella squadra viene ricordata ancora oggi come “L’Inter dei record” che chiuderà il campionato con 58 punti (record per i campionati a 2 punti). L’anno successivo vince anche la Supercoppa Italiana e nel 1991 la Coppa UEFA. E la fine di un ciclo che avrebbe potuto portare maggiori soddisfazioni ai tifosi interisti.
Trapattoni torna alla Juventus per riprendere il discorso da dove l’aveva interrotto. Il club bianconero, pur di riottenere il tecnico che tanto aveva vinto a Torino pochi anni prima, presta un centrocampista giovane di belle speranze all’Inter: Dino Baggio. È la prima volta che si concretizza uno scambio giocatore-allenatore. Altre tre stagioni in bianconero che però gli regaleranno solo una Coppa UEFA. In Italia il Milan di Capello è troppo forte e così il Trap lascia l’Italia destinazione Germania: è il Bayern Monaco ad offrirgli la panchina.
In Germania entra subito nel cuore dei tifosi bavaresi per la famosa conferenza stampa in un tedesco maccheronico intervallata dal mitico “Strunz”, giocatore del Bayern fermo spesso per infortunio che tradotto in italiano ha un effetto a dir poco esilarante. Arriva secondo in campionato dietro la sorpresa Kaiserslautern che vince il titolo da neopromossa.
A fine stagione però la nostalgia del calcio italiano si fa sentire e così la Serie A torna ad essere la sua casa, questa volta però non è uno dei tre top team a cercarlo, ma il Cagliari. La sua avventura sulla panchina dei sardi dura ventidue partite prima delle dimissioni. Fa ritorno al Bayern Monaco dove in due anni conquista un Campionato Tedesco, una Coppa di Lega tedesca e una Coppa di Germania, dimostrando di essere un vincente anche all’estero.
Nel 1999 va alla Fiorentina che vuole tornare ad essere grande. Il primo anno la squadra, guidata in campo da Gabriel Omar Batistuta, gioca bene e chiude al terzo posto, l’anno successivo arriva una settima piazza ma con buoni risultati in Champions League dove arriva terzo nel secondo girone dietro al Manchester United e al Valencia poi finalista.
La sua avventura sulla panchina viola si conclude qui, per Trapattoni è arrivato il momento di guidare la Nazionale Italiana che sta preparando il Mondiale in Corea e Giappone dopo la caduta all’Europeo 2000 in finale contro la Francia. La spedizione in oriente non ha esiti positivi e l’Italia esce agli ottavi contro la squadra di casa, la Corea del Sud di Guus Hiddink, a causa di un arbitraggio scandaloso dell’arbitro Byron Moreno che costa carissimo alla squadra azzurra. Per il Trap è una brutta tegola, ma non si perde d’animo e prepara l’Europeo del 2004 che però è ancora più amaro del Mondiale: l’Italia non supera nemmeno il girone a causa del “biscotto” messo in atto da Danimarca e Bulgaria e la sua esperienza in Nazionale si conclude qui, con la Federazione che affida la panchina azzurra a Marcello Lippi.
Il girovagare di Trapattoni non si ferma: prossima tappa il Portogallo, più precisamente il Benfica, team dal passato glorioso che non vince il campionato da ben 11 anni. Come sempre è accaduto nella sua carriera il tecnico di Cusano Milanino ottiene grandi risultati e riesce ad interrompere il digiuno vincendo la Liga Portuguesa, il trentunesimo titolo nella storia del club. L’anno successivo il Trap torna a parlare tedesco dopo sette anni, questa volta sulla panchina dello Stoccarda. La sua avventura tedesca non finisce bene tanto che viene esonerato il 10 febbraio del 2006.
La stagione successiva si trasferisce al Salisburgo, l’ultima panchina di un club della sua infinita carriera, dove torna a lavorare con Lothar Mattheus. Vince il campionato austriaco con ben cinque giornate di anticipo, il decimo scudetto vinto in carriera dal Trap che diventa così l’allenatore italiano più vincente a livello di squadre di club.
Nel 2008 diventa Commissario Tecnico dell’Irlanda, dove si porta come Vice uno dei giocatori che ha avuto e che meglio lo hanno rappresentato sul terreno di gioco: Marco Tardelli, l’eroe di Spagna ’82.
Trapattoni non partecipa ai Mondiali in Sudafrica visto che viene eliminato negli spareggi dalla Francia a causa di un gol di Gallas propiziato da un assist di Henry che però aveva controllato chiaramente il pallone con una mano. La federazione gli concede ancora fiducia per l’Europeo 2012. La squadra si qualifica battendo negli spareggi l’Estonia e viene sorteggiata nel girone con Italia, Spagna e Croazia. L’Irlanda perde tutti e tre gli incontri ma Trapattoni viene ancora confermato per le qualificazioni ai mondiali in Brasile. Anche questa volta le cose non vanno bene e l’11 settembre 2013 rescinde il contratto con la Federazione irlandese.
Il classico fischio per richiamare l’attenzione dei suoi giocatori, l’acqua santa in panchina nei match importanti, le frasi ad effetto nelle conferenze stampa: Trapattoni ha rivoluzionato il ruolo dell’allenatore che prima del suo avvento non era riconosciuto come lo è oggi. Da sempre considerato un allenatore difensivista (famosissime le sue liti con il tedesco d’acciaio Lothar Mattheus ai tempi dell’Inter a causa del modulo troppo difensivo) e da tutti considerato padre del “Catenaccio”, Trapattoni è stato in realtà un tecnico camaleontico, capace di adattarsi al meglio all’avversario che ha di fronte.
Una delle doti che gli devono essere riconosciute è stata quella di adattarsi al passare del tempo. In ognuno dei quattro decenni che ha allenato Trapattoni ha sempre portato a casa qualche trofeo, non può essere un caso.
Ma oltre ad essere uno dei migliori allenatori della storia del calcio Giovanni Trapattoni è sempre stato attento alle iniziative benefiche e sociali (nel 2010 ha “allenato” la Nazionale del Vaticano) e proprio per questo suo fare è sempre stato apprezzato dai tifosi di tutti i team che ha allenato. I suoi gesti scaramantici, le frasi di riconoscimento (“Non dire gatto se non c’è l’hai nel sacco”, una delle più famose) lo hanno reso uno degli emblemi di questo sport, conosciuto in tutto il mondo e soprattutto stimato da tutti.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi: GIOVANNI TRAPATTONI, 40 ANNI A MILLE
