Napoli, favoreggiamento all’immigrazione clandestina: 18 arresti. Smantellata un’organizzazione transnazionale con false assunzioni in aziende agricole. Di Antonio Borsa

                                                                                                                                                                   Un duro colpo al traffico di manodopera irregolare. Nella mattinata di oggi la Polizia di Stato, attraverso la Squadra Mobile di Napoli, ha eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura partenopea. Diciotto persone sono finite in manette (o ai domiciliari) perché gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa.Tra i destinatari della custodia in carcere c’è un dipendente dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli, considerato il promotore e il vero “regista” del sodalizio criminale, insieme a numerosi titolari di aziende agricole operanti tra la provincia di Napoli e quella di Caserta. Per alcuni collaboratori stretti e mediatori stranieri sono invece scattati gli arresti domiciliari con divieto di comunicazione.

            Come funzionava il meccanismo criminale: un sistema “chiavi in mano” per entrare illegalmente in Italia

L’organizzazione – definita dagli inquirenti transnazionale e radicata saldamente tra Napoli e Caserta – aveva messo in piedi un vero e proprio “sportello parallelo” per produrre e vendere Nulla Osta al lavoro subordinato. Si tratta di quei provvedimenti amministrativi che lo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura rilascia ai datori di lavoro italiani per assumere regolarmente cittadini extra-UE residenti all’estero. Il trucco era diabolico e sfruttava le procedure di programmazione dei flussi migratori:I titolari di aziende agricole (spesso piccole-medie imprese del settore primario) mettevano a disposizione le loro partite IVA e le loro strutture per stipulare contratti di assunzione totalmente fittizi.
Il dipendente dell’Ispettorato del Lavoro – grazie al suo ruolo pubblico – rilasciava (direttamente o attraverso altri funzionari compiacenti) pareri amministrativi falsi che attestavano la “congruità” delle richieste, bypassando tutti i controlli.
Un CAF della provincia di Caserta forniva la documentazione ideologicamente e materialmente falsa necessaria a completare l’iter.
Per ogni pratica il datore di lavoro compiacente incassava tra 1.200 e 2.000 euro (in alcuni casi fino a 9.000 euro totali per pratiche più “complesse”).

In cambio, centinaia di cittadini extracomunitari ottenevano il prezioso Nulla Osta, entravano legalmente in Italia e, una volta sul territorio, sparivano nel nulla o venivano dirottati verso lavori in nero. Un meccanismo che permetteva di lucrare sulla disperazione di chi cercava un futuro migliore e di truffare contemporaneamente lo Stato.

I numeri dell’operazione: oltre 3.000 pratiche bloccate

Le indagini della Squadra Mobile, durate mesi e coordinate dalla DDA, hanno permesso di ricostruire migliaia di episodi e di bloccare oltre 3.000 pratiche irregolari di ingresso di cittadini extra-UE. Un danno enorme per il sistema legale dei flussi migratori e un vantaggio illecito di centinaia di migliaia di euro per l’organizzazione. Nel corso delle perquisizioni sono stati inoltre sottoposti a sequestro preventivo beni di lusso (auto di grossa cilindrata, immobili, conti correnti) ritenuti profitto diretto dell’attività criminale.

Perché l’Antimafia è intervenuta

Il coinvolgimento della Direzione Distrettuale Antimafia non è casuale: l’associazione per delinquere aveva assunto una struttura stabile, gerarchica e transnazionale, con ramificazioni all’estero per reclutare i “clienti” e gestire i pagamenti. Un fenomeno che non riguarda solo l’immigrazione irregolare, ma anche la tutela del mercato del lavoro italiano, spesso sfruttato nel settore agricolo dove la domanda di manodopera stagionale è altissima. Il Procuratore della Repubblica e la DDA hanno sottolineato come questo sistema rappresentasse una forma sofisticata di elusione delle quote di ingresso previste dalla legge, con gravi ripercussioni sulla sicurezza pubblica e sull’economia legale.

Le misure cautelari in dettaglio

Custodia in carcere: per i 15 indagati principali (il funzionario pubblico e la maggior parte dei titolari di aziende agricole).
Arresti domiciliari: per i 3 collaboratori e mediatori stranieri, con divieto assoluto di allontanarsi dall’abitazione e di comunicare con soggetti estranei al nucleo familiare.

L’operazione si inserisce in un filone investigativo più ampio che la Polizia di Stato sta portando avanti da tempo contro le forme organizzate di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nel Centro-Sud. Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori complicità e per ricostruire tutti i flussi di denaro. Nel frattempo, le 3.000 pratiche bloccate rappresentano un segnale chiaro: chi pensa di poter trasformare l’immigrazione in un business illecito troverà sempre sulla sua strada lo Stato. Un’operazione esemplare che dimostra ancora una volta l’efficacia del lavoro sinergico tra Polizia, Procura e DDA nel contrastare fenomeni che minano le regole del vivere civile e la legalità.

Lascia un commento