Quella che in passato era una vera e propria soluzione per sbloccare le partite è diventata un qualcosa di raro: dove sono finiti gli specialisti dei calci di punizione?
Juninho, Gianfranco Zola, David Beckham, Ronaldinho, Andrea Pirlo e il compianto Sinisa Mihajlovic: sono questi alcuni dei più grandi specialisti dei calci di punizione nella storia del calcio. Tutti loro hanno saputo far male alle squadre avversarie attraverso questa particolare parte del gioco che oggi sembra essere definitivamente sparita.
Alla base di questo calo ci sono diversi fattori, il primo è sicuramente l’introduzione di metodi efficaci da parte della difesa che hanno ridotto i falli al limite dell’area. In secondo luogo l’avvento di soluzioni come la doppia barriera o il “coccodrillo” hanno portato diverse migliorie per chi si deve difendere da un calcio di punizione. Terzo aspetto, e per chi scrive il più importante, è il calo sostanziale di giocatori capaci di saltare l’uomo sulla trequarti.
Nel calcio moderno i giocatori con questa caratteristica giocano sull’esterno e di conseguenza subiscono falli in zone del campo dove è difficile trovare direttamente la porta. Rimanendo al nostro campionato giocatori come Leao, Conceicao e Neres possiedono grandi capacità di saltare l’uomo ma vengono impiegati sull’esterno del campo.
La punizione diretta da posizione centrale è merce sempre più rara e, di fatto, è sparito il gol direttamente da calcio di punizione. Non è da escludere che le squadre allenino sempre meno questa parte del gioco che in passato portava dividendi importanti, preferendo concentrarsi sugli schemi indiretti da palla inattiva che possono incidere in zona gol.
Vedremo se in futuro questa tendenza verrà nuovamente ribaltata e torneremo così a vedere specialisti del calcio di punizione pennellare traiettorie imprendibili per i portieri avversari. Sinceramente, lo speriamo.
Stefano Villa – reporter cooperator
