Napoli: Il Centro Storico Affoga nel Degrado – Una Cronaca di Sporcizia, Abusivismo e Opportunità Perdute.di Antonio Borsa      

                                                                                                                                                               Camminare per il centro storico di Napoli dovrebbe essere un’esperienza che tocca l’anima: vicoli che respirano duemila anni di storia, palazzi barocchi che sussurrano storie di viceré e poeti, piazze dove il vociare della gente si mescola al profumo di sfogliatelle appena sfornate. Invece, oggi, attraversare via Toledo, i Decumani, piazza Dante, piazza Cavour o Porta Nolana significa spesso schivare cumuli di sacchetti neri strabordanti, aggirare motorini parcheggiati sul marciapiede, respirare odori acidi di spazzatura marcia e urina stantia, scansare venditori abusivi che occupano ogni angolo libero con bancarelle improvvisate. Non è un’esagerazione poetica: è la fotografia quotidiana di un patrimonio dell’umanità che sta lentamente morendo soffocato dalla propria incuria e dall’illegalità tollerata.  Questo articolo non vuole essere solo l’ennesima lamentela. Vuole fare una cronaca dettagliata, documentata, di ciò che sta succedendo davvero nel cuore di Napoli in questi mesi, per poi arrivare a una conclusione netta e personale: una città come Napoli, con una gente come quella napoletana, non merita questo scempio. Merita molto, molto di più.                                                                                                  La sporcizia che non molla mai                                                    Partiamo dalla cosa più visibile e più umiliante: la sporcizia. Nei mesi invernali 2025-2026 la situazione è peggiorata in modo evidente. I cassonetti straripano già dalle 10 del mattino in molte strade dei Decumani. Sacchi neri squarciati dai gabbiani e dai topi, cartoni di pizza fradici, bottiglie di birra rotte, pannolini, resti di kebab: tutto resta lì per giorni. In via Tribunali, via San Biagio dei Librai, via Benedetto Croce, la gente è costretta a camminare in mezzo alla carreggiata perché i marciapiedi sono letteralmente impraticabili. A piazza Cavour la situazione è diventata surreale: la piazza, che dovrebbe essere uno dei salotti della città, è diventata un bivacco a cielo aperto. Tende improvvisate, materassi luridi, persone che dormono sotto i portici, bottiglie e siringhe sparse. I residenti raccontano di risvegli notturni con urla, risse, scene di spaccio sotto gli occhi dei bambini che escono da scuola. La stazione Museo della metropolitana, proprio lì accanto, è un altro concentrato di degrado: scale mobili ferme da mesi, vetri rotti, odore persistente di urina. Anche le zone “turistiche” non se la passano meglio. Via Toledo, soprattutto il tratto tra piazza Dante e piazza Trieste e Trento, è invasa da venditori ambulanti abusivi che espongono merce contraffatta direttamente sul selciato, creando veri e propri corridoi ostruiti. I marciapiedi sono occupati da tavolini abusivi di bar e ristoranti che, in molti casi, non hanno alcuna autorizzazione. Quando piove, l’acqua si mischia ai rifiuti e forma pozzanghere nere e maleodoranti che durano giorni.Porta Nolana e il mercato sono un capitolo a parte. Qui il degrado si fa sistemico: cassonetti incendiati quasi ogni settimana, cumuli di rifiuti speciali (mattoni, elettrodomestici rotti, materassi) abbandonati lungo le strade di accesso, topi grandi come gatti che scorrazzano alla luce del giorno. I residenti parlano di un odore costante di bruciato e marcio che entra nelle case.                                L’abusivismo che mangia la città                                                                          L’abusivismo non è solo commerciale, è anche edilizio e urbanistico. Negli ultimi mesi sono emersi casi eclatanti: dehors trasformati in vere e proprie verande chiuse abusive, con vetri fissi e impianti elettrici non a norma; locali storici che allargano i propri spazi occupando marciapiedi e strade senza alcun permesso; interi piani di palazzi antichi trasformati in B&B fantasma con entrate secondarie abusive. A via Medina è stato scoperto un manufatto abusivo proprio a ridosso di una chiesa barocca seicentesca. A San Gregorio Armeno le botteghe di presepi si sono mangiate porzioni di marciapiede con banconi e tavolini fissi. In molte traverse dei Decumani i balconi sono stati chiusi con vetrate fisse abusive, creando un effetto di “casa dentro casa” che deturpa la facciata storica. Poi c’è l’abusivismo “minore” ma capillare: motorini parcheggiati ovunque (anche sui marciapiedi, anche in doppia fila permanente), tavolini e sedie di bar che invadono la sede stradale, cartelli pubblicitari abusivi appesi ovunque, persino su balconi storici. Il risultato è una città che sembra un suk disordinato, dove il bello è soffocato dal provvisorio e dall’illegale.                                                                                                       Il turismo mordi-e-fuggi e le sue conseguenze                          Napoli ha avuto un boom turistico impressionante negli ultimi anni. Ma questo boom sta avendo un effetto boomerang. Gli affitti brevi (Airbnb e simili) hanno fatto schizzare i canoni, spingendo fuori i residenti storici da interi isolati. Al loro posto arrivano turisti che restano due giorni, lasciano rifiuti, consumano poco nei negozi di vicinato e contribuiscono al caos. Molti residenti lamentano rumori fino alle 4 del mattino, urla, vomito sui portoni, bottiglie rotte. Il turismo low-cost ha portato anche un aumento esponenziale di venditori ambulanti abusivi: magliette false, accendini, calzini, occhiali da sole taroccati. Questi venditori, spesso organizzati in vere e proprie reti, occupano marciapiedi e piazze, creando competizione sleale con i commercianti regolari e un senso di insicurezza.                                         Il mio parere: Napoli merita di più. Molto di più.                                   Dopo aver descritto tutto questo – e potrei continuare per altre dieci pagine – arriva il momento di dire quello che penso davvero, senza giri di parole. Napoli non è una città qualunque. È una città che ha resistito a terremoti, guerre, colera, camorra, incuria, bombardamenti. È una città che ha prodotto geni in ogni campo: da San Gennaro a Totò, da Scarlatti a Pino Daniele, da Eduardo a Sophia Loren. È una città dove la gente, anche quando ha poco, divide l’ultimo pezzo di pane. È una città che sa amare, litigare, piangere e ridere con una intensità che altrove non esiste. E allora no, cazzo, non possiamo accettare che questa città finisca ridotta a un’immagine da cartolina sporca, a un set cinematografico di degrado per turisti voyeur, a un luogo dove i napoletani stessi si vergognano a portare gli amici forestieri. Napoli merita di più. Merita strade pulite ogni santo giorno, non una volta ogni tre mesi quando arriva qualche delegazione internazionale. Merita controlli veri sull’abusivismo, non blitz spot che finiscono sui giornali e poi tutto torna come prima. Merita una movida che sia festa e non far west. Merita piazze vive, non bivacchi di disperazione. Merita che i soldi della TARI servano a qualcosa, non a finanziare un sistema che lascia la città nella solfa. Merita che i suoi giovani non debbano crescere pensando che “tanto qua è sempre così”. Merita rispetto. Rispetto per la sua storia, per la sua bellezza, per la sua gente. Perché se continuiamo a tollerare questo livello di degrado, non stiamo solo rovinando una città: stiamo tradendo un popolo. E un popolo che ha dato così tanto al mondo non merita di essere tradito. Napoli può e deve tornare a essere grande. Non per i turisti, non per le classifiche, non per le copertine patinate. Ma per i napoletani stessi. Per chi ci vive, ci lavora, ci soffre e ci ama ogni giorno. Basta. È ora di pretenderlo. È ora di pretenderlo tutti insieme. Una grande Napoli non è un sogno: è un diritto. E noi abbiamo il dovere di conquistarlo.

Lascia un commento