Sanremo 2026 si è chiuso: cinque serate di musica, ospiti, siparietti e polemiche in tv e la città dei fiori in grande spolvero che guarda alla imminente gara ciclistica e al successivo ‘Corso fiorito’, consapevole nel riuscire a reggere qualsiasi impatto dato da un evento. 

Sanremo 2026 si è chiuso: cinque serate di musica, ospiti, siparietti e polemiche in tv e la città dei fiori in grande spolvero che guarda alla imminente gara ciclistica e al successivo ‘Corso fiorito’, consapevole nel riuscire a reggere qualsiasi impatto dato da un evento.
 
Se esiste un leitmotiv di questa edizione, è senza dubbio la sensazione che il televoto abbia spinto il vincitore verso una sorta di ‘preferenza territoriale’, favorendo chi ha ricevuto il massimo sostegno da canali social stereotipicamente legati a un unico bacino di voti, tanto da trasformare il trionfo di Sal Da Vinci in un eterno ritorno alle radici campane con applausi e qualche occhiata ironica dal resto d’Italia.
 
Questo non vuole essere un anatema: il Festival resta l’appuntamento musicale che più di ogni altro riesce a unire generazioni, gusti e chiacchiere da bar, ma il meccanismo di voto, che pesa tanto il pubblico quanto le giurie, ha probabilmente amplificato l’effetto ‘gruppo di fan’, lasciando agli altri concorrenti tanto onore quanto buona dose di frustrazione per un piazzamento che avrebbe potuto essere diverso.
 
Il mio pronostico dava vincente il duo Fedez e Masini, comunque nella cinquina finale e terzo il buon Da Vinci e la sua canzone da ‘Castello delle Cerimonie’ che alla fine ha trionfato.
 
Deludente la posizione di Serena Brancale, data come favorita alla vigilia e ottimo secondo posto per Sayf, con la canzone, a mio avviso migliore di questa edizione 2026 del Festival della Canzone Italiana.
 
Ma veniamo alle pagelle, oneste, di questa edizione, al netto delle canzoni già valutate la scorsa settimana, con chi ha brillato, chi ha divertito e chi, beh, ha fatto parlare più per sé che per la musica.
 
Carlo Conti– Il capitano di questa crociera
Voto: 7,5
Conti è la garanzia sanremese: elegante, preciso, capace di tenere insieme 30 artisti, ospiti internazionali, imitazioni e un numero infinito di battute già sentite, ma comunque efficaci. Il suo è un mestiere d’orchestra, e lo dimostra governando ogni serata come un direttore d’orchestra zen.
 
Laura Pausini – Voce e sorriso che hanno tenuto alta la tensione
Voto: 8,5
Pausini è stata l’àncora emotiva del Festival. Ogni sua apparizione ha saputo unire il pubblico alla musica, con momenti vocali spettacolari e grande empatia: se Sanremo fosse stato un film, lei sarebbe stata la colonna sonora.
 
Irina Shayk – La supermodel che è diventata co-conduttrice a sorpresa
Voto: 6,5
Irina non è cantante, non è comica, e forse nemmeno era chiaro perché fosse lì, ma la sua presenza ha portato un glamour internazionale degno di tappeti rossi – scalini dell’Ariston inclusi. Salute, abiti eccentrici e sorrisi a profusione, ma il pubblico ha continuato a chiedersi cosa centrasse con le votazioni canore.
 
Can Jaman– Performance discreta
Voto: 6
Kam Jamal, turco che parla italiano meglio di un ministro del nostro governo, porta sul palco buona volontà , ma la sua performance resta sufficiente senza brillare. Il pubblico applaude educatamente, apprezza lo sforzo, ma non rimane davvero colpito. Una prestazione onesta e lineare, che conferma che a Sanremo servono coraggio, personalità anche a condurre e non solo presenza scenica per qualche momento memorabile per distinguersi davvero.
 
Lillo – Comicità vera nel mezzo della musica
Voto: 8
Il comico Lillo ha portato ironia e respiro pop a un contesto già intenso. Le sue battute e interventi scenici hanno alleggerito, ricordando che Sanremo non è solo gara, ma varietà nel senso migliore del termine.
 
Alessandro Siani – Dall’ironia al déjà-vu totale
Voto: 4
Se l’intento era portare comicità fresca e leggerezza sul palco dell’Ariston, il risultato è stato discutibile. Siani ha provato a intrecciare battute, improvvisazioni e riferimenti alla vita napoletana, ma la sensazione è stata quella di un copione già visto troppe volte. Le gag hanno strappato qualche sorriso, ma spesso sono scivolate nella ripetitività, trasformando il suo intervento in un déjà-vu comico che più che divertire, annoiava. In alcuni momenti il pubblico ha applaudito educatamente, più per cortesia che per entusiasmo reale, confermando che la comicità a Sanremo richiede freschezza e sorpresa, e qui erano decisamente mancanti.
 
Ubaldo Pantani – Vera satira sanremese
Voto: 8,5
Quando Andrea Pucci ha lasciato il suo posto tra i co-conduttori, in molti temevano un vuoto di ritmo e ironia sul palco dell’Ariston. Invece la chiamata di Ubaldo Pantani è stata una vera e propria fortuna per il Festival: attore, imitatore e volto storico della comicità televisiva italiana, Pantani ha portato con sé una delle sue maschere più riuscite, quella di Lapo Elkann, e l’ha trasformata in un elemento di spettacolo autentico. Sostituire un personaggio prevedibile con uno capace di far ridere e al tempo stesso dare ritmo alla serata è stato un colpo da maestro. La sua presenza ha dato alla terza serata un’energia piacevole e diversa, giocando con ironia senza cadere nella volgarità e dimostrando che, a Sanremo, la satira può essere di classe e funzionale allo show.
 
Ditonellapiaga & Tony Pitoni – ‘The Lady is a Tramp’
Voto: 9,5
Swing, ironia e energia pura: il duo ha trasformato il palco in un piccolo cabaret musicale. Coreografie perfette, interazioni comiche e un’intesa tra i due artisti che ha fatto vibrare il pubblico. Tra risate e applausi, è stata senza dubbio la performance più divertente e riuscita della serata cover che hanno vinto. ComplimenTony,
 
Tredici Pietro & Gianni Morandi – Generazioni a confronto
Voto: 9
Un incontro generazionale che ha emozionato e divertito: Tredici Pietro ha portato la sua modernità, Gianni Morandi l’esperienza di una vita, e insieme hanno creato un momento di musica sincera e contagiosa. Il padre sul palco? Iconico. Il pubblico ha applaudito come se fosse una storia che si racconta da decenni, e la chimica tra i due è stata perfetta.
 
J-Ax & i comici – Ritmo e risate
Voto: 8,5
J-Ax porta il rap, i comici portano la gag: il mix è esplosivo e fa ridere senza mai perdere il ritmo. Un’interpretazione divertente e originale, che dimostra come le cover possano diventare uno spazio creativo per contaminazioni musicali e teatrali.
 
Pupo – ‘Su di noi’ versione rivisitata
Voto: 8,5
Il veterano Pupo non delude mai: la sua versione di “Su di noi” porta sul palco ironia, nostalgia e un pizzico di autoironia. La rivisitazione convince per energia e presenza scenica, e il pubblico non può fare a meno di cantare e sorridere.
 
Gianluca Grignani – Dalla musica alla polemica
Voto: 4
Grignani ha trasformato il palco di Sanremo in un piccolo teatro di polemiche: con frecciatine e battute rivolte a Laura Pausini, ha distolto l’attenzione dalla musica verso il gossip. L’episodio più chiacchierato è stata la sua reazione alla questione della cover, che è sembrata più un modo per farsi notare sui social che un contributo artistico. Il risultato? Una performance offuscata dalla polemica, applausi tiepidi e un pubblico più concentrato a commentare la scenetta che a godersi le note.
 
Sayf – Il Ligurian rapper che ha conquistato tutti
Voto: 10
Sayf, con ‘Tu mi piaci tanto’ ha portato al Festival un vento fresco: rap mischiato a pop, testi che parlano di sentimenti e società, e un flow che ha conquistato pubblico e giurie. Nella serata cover si è esibito insieme a Mario Biondi e Alex Britti sulle note di ‘Hit the Road Jack’ di Ray Charles. Una versione che ha fatto scatenare il pubblico: Biondi e Britti, vestiti come i Blues Brothers, si sono mossi su un palco trasformato in jazz club, mentre Sayf si è improvvisato showman benissimo. Non dimentichiamolo: è di Genova, un orgoglio ligure nella competizione nazionale. Ha chiuso la gara in una splendida doppia seconda posizione, dimostrando che modernità e sensibilità possono convivere sul palco di Sanremo.
 
Belen Rodriguez – Performance vivace senza musica
Voto: 5,5
Belen entra sul palco con tutta l’energia di una showgirl consumata, abiti scintillanti, passi di danza studiati e sorrisi calibrati al millimetro. È impossibile non notarla, e per qualche minuto riesce a rubare l’attenzione al pubblico e ai cantanti in gara. Però… più varietà che musica vera. La performance sembra un numero di cabaret incastonato nel Festival, con effetti coreografici spettacolari e una scenografia che tenta di impressionare, ma il risultato resta più visivo che sonoro. Eppure, qualche sorriso lo strappa davvero: il pubblico applaude, ride e si lascia trascinare dal suo carisma contagioso, ricordando che, a Sanremo, anche la spettacolarità ha il suo perché.
 
Alicia Keys ed Eros Ramazzotti
Voto: 8
Quando due universi musicali così diversi si incontrano sullo stesso palco, l’effetto è immediato: pelle d’oca, occhi che si illuminano e qualche ‘wow’ di sorpresa tra il pubblico. Alicia Keys porta il suo stile internazionale, la classe che non ha bisogno di presentazioni e una voce che attraversa la sala come un’onda potente. Eros Ramazzotti, invece, mette in campo tutta la sua italianità melodica, emozionando con quelle note che hanno fatto la storia della musica italiana. L’incontro tra le due anime, internazionale e nostrana, crea momenti di vera magia, quasi teatrale, anche se non mancano piccoli imprevisti tecnici: microfoni che gracchiano, effetti di luci che fanno un po’ di capricci, qualche ritardo nei cambi palco. Ma tutto viene compensato dall’alchimia e dalla sintonia tra i due artisti, che regalano momenti memorabili, perfetti per chi ama la musica pura e le emozioni che il Festival sa ancora suscitare.
 
Vincenzo Schettini – Dall’intenzione educativa alla gaffe totale
Voto: 3
Se l’intento è parlare di temi sociali, si apprezza. Ma il modo in cui è stato gestito, con dichiarazioni che hanno generato polemiche tra ex studenti e sui social, ha finito per risultare fuori luogo in un contesto di spettacolo. Qualcuno dirà ‘ci voleva’, altri che è stato un disastro comunicativo. Di certo, ha spostato l’attenzione dalla musica a una controversia che non serviva a nessuno. Criticare la dipendenza dei social dei giovani, quando alcuni tuoi giovani ex studenti ti accusano di esserne dipendente a scuola, suona come le campagne sulle diete salutistiche di Mc Donald’s. Oneste probabilmente, ma fuori luogo e contesto.
 
Lunghezza delle serate – Troppo, anche per i fan più appassionati
Voto: 4
Sanremo è bello, ma le serate sono ormai quasi un’odissea: una maratona che mette alla prova anche i fan più devoti. Tra pause, ospiti, duetti e gag improvvisate, si rischia di perdere il filo della musica… e di svegliarsi esausti il giorno dopo, soprattutto per chi deve andare a lavorare al mattino. Il Festival deve emozionare e divertire, ma qui la lunghezza eccessiva ha tolto un po’ di brillantezza, trasformando alcune serate in una prova di resistenza più che in puro spettacolo.
 
Insomma una edizione nel solco della tradizione con un vincitore che più tradizionale non si può. Ora il testimone passa a Stefano De Martino, che di musica non sappiamo quanto ne sappia, ma ha l’età dalla sua, incoronato Ammiraglio di Sanremo dal Capitano uscente direttamente sulla nave Ariston. Vedremo come se la caverà nel mare della musica e della tv. Ha un anno di tempo così noi, nel frattempo, possiamo andare a dormire ad un’ora decente.
 
Andrea Guasco

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