Un uomo che ha vissuto un periodo buio pagando per reati che non aveva commesso. Vogliamo ricordare quando “Beppe Gol” dominava sui campi di Serie A.
Giuseppe Signori è stato certamente uno degli attaccanti più rappresentativi del calcio italiano negli anni ’90, un bomber da oltre 180 reti in Serie A con una precisione spaventosa sui calci di punizione e dal dischetto.
La sua peculiarità dagli undici metri era quella di calciare praticamente senza rincorsa. Una tecnica che Signori ha imparato guardando… il campionato di freccette.
La concentrazione e la mira sono maggiori, il risultato quasi sempre garantito. Un altro particolare: Signori guardava quale ginocchio del portiere era più basso e calciava da quel lato, immaginando che la spinta sarebbe stata opposta, il gol era una conseguenza matematica.
Cresciuto nelle giovanili dell’Inter, dopo le avventure a Leffe, Trento e Piacenza arriva l’esplosione con la maglia del Foggia dove, insieme a Rambaudi e Baiano, forma il tridente offensivo di una squadra che ha fatto la storia del calcio. Beppe è il centro di gravità permanente del 4-3-3 disegnato da quel genio spesso incompreso di Zdenek Zeman che in Puglia dà vita alla versione più bella e divertente della sua idea calcistica.
Dopo il rossonero foggiano per Signori arriva la maturazione alla Lazio con cui vince per tre volte la classifica dei cannonieri diventando idolo dei tifosi biancocelesti che per lui scendono in piazza, evitando la cessione al Parma. Ancora oggi la parte laziale di Roma lo ricorda con affetto e tanta stima.
Dopo la Lazio Signori vive una vera e propria seconda giovinezza a Bologna dove continua a fare quello che gli riesce meglio: impallinare i portieri avversari. In rossoblù spende le sue ultime stagioni da giocatore, se si escludono le brevi esperienze in Grecia con l’Iraklis Salonicco e in Ungheria con il Sopron.
Dopo il ritiro per il bomber di Alzano Lombardo inizia però un vero e proprio incubo legato a un suo presunto coinvolgimento nel calcioscommesse per il quale è stato scagionato con formula piena dopo una lunga battaglia legale, una lotta infinita che ha fatto emergere la verità su una brutta vicenda e che viene raccontata nei dettagli in “Fuorigioco”, un libro che rivive le tappe principali di questo calvario.
Ma torniamo al campo, il posto dove Signori ha dato il meglio con un neo che rimane indelebile nella sua carriera: quello di essersi rifiutato di giocare in un ruolo diverso da quello di centravanti nella finale dei Mondiali di USA ’94.
Un rimpianto che lo accompagna da oltre trent’anni nella sfida conclusasi con l’errore decisivo dal dischetto di Roberto Baggio e i brasiliani con le braccia al cielo.
Un uomo che avrebbe ancora tanto da dare al mondo del calcio, magari come allenatore nei settori giovanili. Sembra però non esserci posto per Beppe Signori e questo è un vero torto nei confronti di un personaggio che ha dato tanto a questo sport e ricevuto in cambio molto meno di quello che avrebbe meritato.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi di Stefano Villa: GIUSEPPE SIGNORI É INNOCENTE, LA RETE PIÙ BELLA DELLA SUA CARRIERA
