La prima scelta assoluta del Draft 2007 ha attraversato anni difficili dal punto di vista fisico e non solo, ma con l’aiuto delle persone giuste ha trovato la retta via.
Quando sei un giocatore di basket che al college domina senza mezzi termini (tanto da essere considerato il nuovo Bill Russell), la pressione che accompagna il tuo ingresso in NBA è qualcosa di difficilmente gestibile. Questo è ciò che è accaduto a Greg Oden, uno dei più grandi “what if” della storia della pallacanestro.
Cresciuto a Lawrence North High School, Oden dimostra di avere tutte le carte in regola per dominare anche nella lega più importante del mondo, tanto che i Portland Trailblazers lo scelgono alla numero uno del Draft 2007 (con la 2 i Seattle Supersonics, al loro ultimo anno in NBA, chiamano Kevin Durant).
L’inizio è drammatico visto che viene subito operato al ginocchio saltando l’intera stagione e anche nel secondo anno vengono a galla tutti i problemi alle ginocchia che gli fanno saltare oltre la metà delle gare nei primi tre anni di carriera. Portland lo lascia partire dopo averlo avuto a disposizione appena 82 gare in quattro anni.
Un quadriennio ricco di sofferenza e depressione per Oden che nel 2012 prova a rilanciare la sua carriera firmando con i Miami Heat, ma anche l’avventura in Florida è contrassegnata da problemi fisici di diverso tipo che mettono la parola fine alla sua esperienza in NBA.
Dopo un breve cammeo in Cina a soli 26 anni Greg Oden è costretto ad annunciare il suo ritiro, ma i problemi non smettono di tormentarlo.
Alcolismo, bulimia, intossicazione da farmaci e persino la galera per violenza domestica, un vortice che lo inghiottisce senza dargli scampo.
Nel punto più basso della sua esistenza, però, ecco la svolta: il suo allenatore del college Thad Matta lo convince a riprendere gli studi interrotti dopo un solo anno per entrare in NBA.
Una scelta controcorrente che gli consente di mettere ordine nella sua vita e raggiungere la laurea in educazione e industria dello sport. Un grande obiettivo centrato con fatica e grazie all’aiuto della famiglia che gli è stata vicino nei momenti bui e che ora lo vede, finalmente, tornare a gioire.
Nel suo presente c’è la panchina (l’inizio come assistente a Butler) con l’ambizione di tornare, un giorno, in NBA per vivere quel sogno che da giocatore ha solo sfiorato prima di trasformarsi in un incubo.
Greg Oden è la dimostrazione che non è mai troppo tardi per sistemare gli aspetti negativi della nostra esistenza: una lezione importante che dimostra che lavorando sodo si può raggiungere qualsiasi sogno.
Stefano Villa – reporter cooperator
L’opinione sportiva di Stefano Villa: GREG ODEN E LA LUNGA STRADA VERSO LA REDENZIONE
