Ritratti Sportivi: STEVE NASH, NATO PER SERVIRE ASSIST

Il playmaker canadese è stato uno dei migliori di sempre nel mettere in ritmo i compagni, soprattutto nei Phoenix Suns dei “7 second or less”.

“Lo paragono a John Stockton”. Quando uno dei migliori assistman della storia NBA come Jason Kidd spende parole di questo tipo vuol dire che ci troviamo davanti a un assoluto artista del ruolo. E in effetti come Steve Nash se ne sono visti pochi nella storia della pallacanestro mondiale.

Nato a Johannesburg ma naturalizzato canadese e scoperto cestisticamente da coach Dick Davey, Stephen John Nash inizia a far vedere il suo talento nel WCC Championship con la maglia di Santa Clara, college dove termina gli studi di sociologia.
Nel 1996 sbarca in NBA chiamato al Draft dai Phoenix Suns, squadra dove fatica a trovare spazio in mezzo a giocatori come Kidd, Cassell e Kevin Johnson. Nell’estate 1998 viene scambiato con i Dallas Mavericks dell’astro nascente Dirk Nowitzki e con i Mavs inizia a far vedere tutto il suo potenziale nel servire assist, ma con lui la franchigia texana non riesce ad arrivare alle Finals come sperato.

Nel 2004 Nash torna a Phoenix dove coach Mike D’Antoni sta gettando le basi per un progetto innovativo: giocare a ritmi elevati cercando la conclusione nei primi sette secondi dell’azione. Steve è il giocatore perfetto per questa idea.
Il canadese guida un gruppo formato da Stoudemire, Marion e Joe Johnson al miglior record NBA (62-20) servendo oltre 11 assist di media a gara, numeri che gli valgono la conquista del primo dei due titoli di MVP consecutivi. Ai playoff i Suns arrivano alle finali di conference dove vengono sconfitti dai San Antonio Spurs, anche nel 2006 Phoenix arriva all’ultimo atto della sua conference venendo superata 4-2 di Mavericks del suo amico Nowitzki.

É l’ultima vera chance per quel gruppo di cestisti che lotta fino al 2012 senza riuscire a ripetersi: a 38 anni Nash lascia l’Arizona per firmare l’ultimo contratto della carriera con i Los Angeles Lakers di Bryant, Gasol, Artest e Howard. Un quintetto sulla carta inarrestabile, ma anche in gialloviola non arriva il titolo NBA portando all’addio ai parquet di un vero e proprio artista del basket mondiale.

Una volta terminata la carriera in campo Nash si dedica ad altre passioni, prima tra tutte il calcio (ai Lakers indossa la #10 come i veri fantasisti e nel 2013 fa qualche allenamento con l’Inter) prima di tornare in NBA per allenare i Brooklyn Nets dal 2020 al 2022. Per il momento questa rimane l’unica esperienza da head coach di Steve Nash che nel 2018 ha avuto il privilegio di entrare a far parte della Hall of Fame, un riconoscimento più che giusto per un grande innovatore del gioco.

Questa è la storia di Steve Nash, il canadese nato per servire assist.

Stefano Villa – reporter cooperator

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