Quanto successo non è stata una semplice giornata di disordine: è stata una giornata di violenza deliberata, organizzata e dichiarata contro lo Stato.
Nel centro di Torino si è scatenata una vera e propria guerriglia urbana messa in atto da frange black block e ambienti riconducibili ai centri
sociali di Askatasuna, che hanno trasformato le strade in un teatro di devastazione, prendendo di mira le forze dell’ordine e le troupe
televisive, colpite mentre svolgevano il loro dovere.
Non siamo di fronte a una tensione sfuggita di mano, questa violenza è stata mirata, voluta, preparata ed è partita come reazione alla
chiusura di Askatasuna, storico centro sociale sgomberato perché occupava un immobile in modo abusivo e illegale, grazie all’intervento
dello Stato e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Di fronte al ripristino della legalità, la risposta è stata quella tipica di chi la rifiuta: attaccare, devastare, colpire i simboli dello Stato.
Il bilancio è gravissimo: vetrine distrutte, cassonetti incendiati, mezzi delle forze dell’ordine dati alle fiamme, interi quartieri messi a ferro e fuoco.
Questo non è dissenso, non è protesta, è violenza politica, è odio organizzato contro le istituzioni, è un attacco frontale all’ordine pubblico ealla sicurezza dei cittadini.
Nel mezzo di questo caos, un agente delle forze dell’ordine è stato circondato e brutalmente pestato, un uomo lasciato a terra da una frangia estremamente violenta, colpito solo perché indossava una divisa.
Questo episodio è intollerabile.
Colpire un agente significa colpire tutti gli uomini e le donne che ogni giorno tengono in piedi la sicurezza del Paese, senza di loro non esiste libertà, non esiste convivenza civile, non esiste Stato.
A quell’agente, e a tutte le forze dell’ordine impegnate oggi, va una solidarietà piena, totale e senza riserve.
Chi ha messo in atto queste violenze non rappresenta alcuna istanza sociale, non porta diritti, non porta giustizia, porta solo distruzione.
Questi soggetti sono un pericolo per lo Stato, ne contestano l’autorità, ne aggrediscono i servitori, ne incendiano i simboli, per questo non possono essere considerati semplici facinorosi: sono nemici della legalità e della convivenza civile, e come tali vanno trattati sul piano politico, giudiziario e istituzionale.
È indispensabile che i responsabili vengano identificati rapidamente e che vengano inflitte pene severe ed esemplari, deve passare un messaggio chiaro, inequivocabile, definitivo: chi colpisce un servitore dello Stato colpisce lo Stato stesso e lo Stato non può arretrare, non può tentennare, non può giustificare.
Serve fermezza assoluta, serve il pugno duro della legge, non c’è spazio per la violenza ideologica, per la devastazione organizzata, per chi vive fuori e contro le regole della civiltà.
Difendere le forze dell’ordine oggi significa difendere l’Italia.
Gioventù Nazionale Biella continuerà a stare senza paura, senza ambiguità e senza arretramenti dalla parte dell’ordine, della legalità e di chi indossa una divisa per servire il nostro Stato, anche quando farlo significa essere sotto attacco.
Francesco Nicolini
Segretario Provinciale
Gioventù Nazionale Biella
Torino sotto assedio: violenza organizzata contro lo Stato
