Un giocatore che ha avuto un grande impatto in ogni squadra in cui ha militato: ecco chi è Ivan Zamorano.
Quando nasci a Santiago del Cile dentro di te arde lo spirito del guerriero indomito, colui che non si arrende mai fino a quando non riesce a ribaltare il confronto a suo favore. Ivan Luis Zamorano Zamora reincarna al meglio questa dote, e nel corso della sua carriera lo ha più volte dimostrato.
Cresciuto calcisticamente parlando nel Cobresal, questa punta dal fisico esile e longilineo sviluppa una grandissima abilità nel gioco aereo, “allenata” fin da bambino quando cercava di colpire di testa il lampadario di casa per la disperazione dei genitori. Successivamente, nel 1986, viene prestato al Trasandino, nella Serie B cilena, dove in 29 incontri realizza ben 27 reti, convincendo il Cobresal a riportarlo a casa nel 1987.
Dopo un’altra stagione di maturazione in Cile per Zamorano arriva il momento di sbarcare in Europa facendo un provino con il Bologna che però lo scarta a favore del connazionale e amico Hugo Rubio, una scelta della quale i felsinei si sarebbero poi pentiti, e così Zamorano emigra in Svizzera, al San Gallo, dove milita due stagioni e impallina i portieri avversari ripetutamente (nel 1990 vince la classifica cannonieri con 23 reti), tanto da convincere il Siviglia a portarlo in Spagna dove continua il suo percorso di crescita che lo porterà, nel 1992, ad indossare la maglia del grande Real Madrid, il sogno di qualsiasi calciatore a qualsiasi latitudine.
Con la Camiseta Blanca disputa quattro stagioni nelle quali segna 77 reti e vince una Coppa di Spagna, una LIGA e una Supercoppa di Spagna, i primi trofei della sua carriera (nel 1994 vince anche il titolo di Pichichi, il miglior marcatore della LIGA, con 28 reti) salendo agli onori della cronaca come una delle punte più forti del panorama europeo.
Nel 1996 l’Inter di Massimo Moratti spende molto per portare questo guerriero cileno a Milano e tra lui e il pubblico nerazzurro è subito amore: di lui sono apprezzate le doti di sacrificio per la squadra e, nonostante non segni molto (in cinque stagioni segna 41 gol in tutte le competizioni), le sue reti sono importanti e spesso di pregevole fattura. Nel 1998 una sua rete apre le marcature nel successo dell’Inter di Gigi Simoni in Finale di Coppa UEFA contro la Lazio al Parco dei Principi di Parigi.
Nel 1999 Ronaldo, arrivato a Milano la stagione precedente, vuole a tutti i costi la sua maglia numero 9 e Zamorano gliela cede optando sulla 18, ma aggiunge un”+” tra le due cifre così da ottenere “1+8” che fa sempre 9, semplicemente geniale.
Nel 2001 Ivan il Terribile (questo uno dei suoi soprannomi copiato dallo Zar Ivan IV di Russia) lascia Milano per approdare in Messico, al Club America, ma, dopo due stagioni poco esaltanti, passa al Colo-Colo, la squadra del suo cuore, dove nel 2003 chiude una carriera straordinaria.
Il rapporto con la Nazionale è più che buono: in 69 incontri realizza 34 reti, una buona media, e ai Mondiali di Francia 1998 la coppia Zamorano-Salas fa spavento, anche se il Cile non raggiunge exploit di rilievo, ma due anni dopo ottiene il Bronzo alle Olimpiadi di Sidney 2000.
Una volta smesso con il calcio giocato Zamorano diventa procuratore, ma il suo legame con l’Inter è troppo forte, tanto che la società nerazzurra lo richiama per svolgere il ruolo di osservatore in Sudamerica, un riconoscimento spettato a pochi eletti.
Questa è la vita di Ivan Zamorano, Ivan il Terribile, un giocatore che ha legato fin da subito con tutti i tifosi delle squadre dove ha giocato e che ancora oggi ricordano le sue grandiose gesta.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi: IVAN ZAMORANO, DAL CILE ALLA RIBALTA MONDIALE
