C’è un momento in cui la retorica cade e resta solo la realtà.
E la realtà, oggi, è che il Venezuela sta vivendo ciò che per ogni popolo oppresso rappresenta uno spartiacque storico: la fine di una dittatura
e il recupero, seppur faticoso, della propria sovranità.
Un evento che, per portata simbolica, può essere legittimamente definito il suo 25 Aprile.
Di fronte a un popolo che torna nelle strade non per protestare, ma per festeggiare, colpisce non tanto la gioia dei venezuelani, quanto l’isteria di una parte ben precisa dell’opinione pubblica occidentale: quella dei cosiddetti “antifascisti” a targhe alterne, oggi smascherati come ciò che sono realmente, FASCISTI ROSSI.
Costoro non condannano la dittatura appena archiviata, non spendono una parola per le carceri, la fame, la violenza sistemica, il collasso istituzionale ma condannano, invece, chi ha contribuito a porvi fine: gli Stati Uniti e Donald Trump.
Secondo questa visione distorta, l’atto imperdonabile non è stato sostenere un regime autoritario guidato da un narcotrafficante, bensì interromperlo, la “colpa” sarebbe aver restituito il Venezuela ai venezuelani, rompendo l’equilibrio ideologico che per anni ha giustificato l’ingiustificabile.
È qui che la maschera cade definitivamente.
Perché chi oggi parla di “follia” davanti alla liberazione di un popolo dimostra che il proprio antifascismo non è un valore, ma uno strumento.
La democrazia, per questi ambienti, non è un principio: è una concessione revocabile, la libertà non è un diritto universale: è tollerabile solo se funzionale alla propria agenda politica.
Si definiscono democratici mentre difendono regimi autoritari, si proclamano antifascisti mentre legittimano il potere assoluto, si indignano a comando, tacciono per convenienza e riscrivono la realtà con una disinvoltura che rasenta il cinismo.
Questa non è politica, è complicità ideologica.
È l’ennesima dimostrazione che il vero autoritarismo, oggi, indossa spesso il linguaggio della “giustizia sociale” per giustificare l’oppressione.
Il Venezuela, intanto, festeggia.
E questo, per molti, è insopportabile.
La storia registra e, come sempre, non assolve chi ha scelto di stare dalla parte sbagliata fingendo superiorità morale.
Grazie a chi ha contribuito a spezzare una dittatura, grazie agli Stati Uniti, grazie a Donald Trump.
Francesco Nicolini
Segretario Provinciale
Gioventù Nazionale Biella
