Ritratti Sportivi di Stefano Villa: BORA MILUTINOVIĆ, L’ISTINTIVO DI SUCCESSO

Un personaggio che ha dato molto al mondo del calcio. Ecco il Ritratto Sportivo di Bora Milutinović 

Velibor “Bora” Milutinović non è il classico tecnico che puoi trovare nei raduni che si svolgono annualmente a Coverciano. Bora Milutinović è sempre stato un istintivo che annusa l’aria che lo circonda prima di prendere una decisione che difficilmente si rivela essere quella sbagliata. Nato a Bajina Basta, nell’attuale Serbia all’epoca Jugoslavia, il 7 settembre 1944 per l’anagrafe, in realtà probabilmente 1940. E già questo ci dice molto sul personaggio.

Un istintivo che ha girato il mondo per perfezionare il suo metodo di lavoro: Messico, Nigeria, Argentina, Stati Uniti, Giamaica e Italia sono solo alcune delle tappe compiute da questo Marco Polo del calcio che possiede, insieme a Carlos Alberto Parreira ,un record molto importante. Infatti ha guidato cinque nazionali in cinque differenti e consecutivi Mondiali (Messico nel 1986, Costa Rica nel 1990, Stati Uniti nel 1994, Nigeria nel 1998 e Cina nel 2002) ottenendo sempre risultati ben al di sopra delle aspettative.

Il suo gioco si è sempre basato su un 4-4-2 molto omogeneo, un “cult” in questo sport spesso vittima di stravolgimenti tattici che spesso non portano i risultati sperati.
Inizia ad allenare nel 1977 al Pumas dove vince due Campionati Messicani, ma è nel 1986 che arriva la prima panchina importante, quella del Messico di Hugo Sanchez che Milutinović guida nel Mondiale di casa ottenendo i quarti di finale, il miglior risultato della storia dei messicani ad un Mondiale anche se, per la prima volta, la squadra ospitante può lamentarsi dell’arbitraggio.

Dopo quei Mondiali allena per un breve periodo il San Lorenzo, prima di essere chiamato in Italia dall’allora neo presidente dell’Udinese Gino Pozzo che però non credette fino in fondo nel talento del tecnico serbo che viene esonerato dopo sole nove partite. Ecco un aneddoto su quel periodo raccontato da Federico Buffa, il miglior storyteller del giornalismo sportivo: Azeglio Vicini, tecnico della Nazionale Italiana nel 1990, disse a Milutinović che se avesse avuto bisogno l’avrebbe potuto aiutare per evitare l’esonero da Udine, ma nel 1992 lo stesso Vicini venne chiamato ad allenare il team friulano con risultati disastrosi: un assist a porta vuota per Milutinović che gli restituì pan per focaccia.

Nel 1990 riesce a far qualificare il Costa Rica, squadra con una tradizione modesta, al Mondiale italiano e riuscì a portarla agli Ottavi di finale, il miglior risultato fino a quest’anno della Costa Rica al Mondiale. Nel 1994 arriva sulla panchina degli Stati Uniti, paese organizzatore, dove viene eliminato agli Ottavi dal Brasile futuro Campione del Mondo per 1-0 dopo aver battuto nel girone una fortissima Colombia nella gara della triste autorete che porterà alla morte di Andres Escobar, una delle storie più crude mai viste nel mondo del calcio.

Dopo un ritorno di due anni sulla panchina del Messico, Milutinović porta la Nigeria agli Ottavi del Mondiale francese dove viene eliminato dalla Danimarca e pochi giorni dopo arriva l’esonero.Va negli Stati Uniti per allenare i New York MetroStars nella stagione 1998/1999 arriva la chiamata della Cina per i Mondiali Coreani del 2002. Milutinović riesce a qualificarsi per la fase finale ma viene eliminato nel girone, il peggior risultato ottenuto dal tecnico serbo ai Mondiali.

Dopo l’avventura cinese ecco arrivare un’altra panchina non molto ambita come quella dell’Honduras dove si dimette dopo neanche un anno prima di accettare la chiamata dell’Al-Saad. Nel 2005 Milutinović prova a rilanciare la sua fama di profeta del calcio tentando un’altra “mission impossible”: far qualificare la Giamaica, nazionale non certo abituata a giocare la più importante rassegna calcistica, ai Mondiali tedeschi del 2006, questa volta senza fortuna.

Nel 2009 diventa selezionatore dell’Iraq, l’ennesima avventura di questo girovago che non riesce a vivere senza cambiare meta. Dopo questa esperienza arriva un periodo sabbatico per Milutinović che viene interrotto nel gennaio 2014 quando viene chiamato ad allenare il Guangdong Sunray Cave, l’ennesima ed ultima panchina della carriera di un tecnico non molto vincente ma riconosciuto da tutti come un vero e proprio Guru del calcio.

Lui è Bora Milutinović, l’istintivo di successo.

Stefano Villa – reporter cooperator

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