COMUNICATO STAMPA “Elezioni dei Consigli di Quartiere a Biella”

I dati di affluenza alle elezioni dei Consigli di Quartiere parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni di comodo: a Biella, molti cittadini hanno preferito passare il pomeriggio in coda da Primark, un’ora per una maglietta in saldo, piuttosto che dedicare cinque minuti a un atto minimo di partecipazione civica, questa è la fotografia reale, nuda e cruda, del rapporto tra una parte della cittadinanza e la vita pubblica.
E la scena si fa quasi grottesca se si pensa che, puntualmente, sono proprio queste stesse persone a riempire social e bar con lamentele su amministrazione, città, degrado e incuria, arrivando a scovare problemi persino in un tombino qualsiasi pur di avere qualcosa da criticare.
Le scuse, poi, non mancano mai: code ai seggi, disorganizzazione, caos generale.
Eppure, la realtà è ben diversa.
Nel mio seggio a Chiavazza, ad esempio, hanno avuto un afflusso continuo ma gestito con precisione e rapidità: ingresso ordinato, verifiche puntuali, tempi d’attesa praticamente nulli. È bastato poco per capire che, dietro le polemiche, c’era più fantasia che verità, e questo vale per tutti i seggi della città: la gestione è stata ovunque eccezionale, grazie al lavoro impeccabile del personale impegnato.
Poi arriva il colmo: la favola della “mancata informazione”, una narrazione comoda, smentita da settimane di comunicazioni ufficiali, post sui social, locandine, avvisi e appelli da parte di consiglieri di maggioranza, minoranza e amministrazione.
Chi voleva davvero essere informato aveva tutto a disposizione; chi non voleva, ha preferito fingere di non vedere.
Il risultato finale parla da solo: solo il 9,72% dei biellesi ha votato.
Meno di uno su dieci, un dato che non segnala solo disinteresse, ma un vero distacco dalla cosa pubblica, accompagnato da un protagonismo polemico che esplode solo quando c’è da criticare, mai quando c’è da partecipare.
La questione giovani.
Il capitolo giovani merita un’analisi ancora più schietta. L’abbassamento dell’età del voto ai 16 anni avrebbe dovuto dare una scossa alla partecipazione, portare nuova linfa ai quartieri e avvicinare le nuove generazioni alle istituzioni.
Il risultato, invece, è stato l’esatto opposto: non ha prodotto l’effetto sperato.
E non solo perché molti ragazzi oggi guardano alla politica con scarsa credibilità e affidabilità, ma perché ( ed è il dato più amaro) non sentono davvero loro la città.
Biella, per troppi giovani, è un luogo dove si vive per abitudine, non un luogo da costruire.
Eppure proprio loro, paradossalmente, rappresentano il peso delle responsabilità più grandi mai lasciate: sono il futuro della città, nel senso più concreto possibile.
Non si può consegnare il diritto di voto a chi non è mai stato messo nelle condizioni di comprendere cosa significhi scegliere, non si lasciano responsabilità così importanti senza aver mai trasmesso il significato dell’appartenenza al proprio quartiere, il valore di essere radicati nella comunità in cui si vive, l’importanza di dare un contributo, anche minimo, per risolvere le problematiche quotidiane del territorio.
Dare ai giovani un ruolo è necessario ma farlo senza aver costruito consapevolezza civica, identità territoriale e senso di appartenenza
significa chiedere partecipazione a chi non ha ancora avuto l’occasione di impararne il valore.
Questi dati non sono solo numeri, sono un campanello d’allarme.
E chiamano l’intera città di Biella a una riflessione seria su cosa significhi davvero prendersi cura del luogo in cui si vive, non solo a parole,ma attraverso la   partecipazione.
Francesco Nicolini
Segretario Provinciale
Gioventù Nazionale Biella

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