Ritratti Sportivi: JUPP HEYNCHES, IL TEDESCO D’ACCIAIO

Una carriera ricca di successi e grandi panchine. Ecco la vita di Jupp Heynckes.

Joseph Heynckes (per tutti Jupp) è forse uno dei più grandi e vincenti allenatori della storia del calcio tedesco.

Nato il 9 maggio 1945 a Mönchengladbach, diventa uno dei più grandi capocannonieri della storia della Germania (infatti è l’unico calciatore ad aver vinto la classifica marcatori della Coppa Campioni, della Coppa UEFA e della Coppa delle Coppe almeno una volta in carriera). Gioca per la maggior parte della carriera nella squadra della sua città, il Borussia Mönchengladbach, intervallando tre stagioni all’Hannover 96.

Con la Nazionale tedesca vince il Mondiale 1974 e l’Europeo del 1972 e si ritirerà nel 1978, diventando subito il vice allenatore del Borussia di Udo Lattek e lo sostituirà poco tempo dopo. È l’inizio della leggenda.

Dopo 8 stagioni in giallonero dove Heynckes impara molto, nel 1987 diventa allenatore del Bayern Monaco, nonostante la disapprovazione del presidente Uli Hoeness che dichiarerà di non essere mai stato d’accordo con la sua politica di allenatore. Con il Bayern vince la Bundesliga nel 1989 e nel 1990, prima di vedere smembrata la squadra a causa di una grave crisi economica che porterà anche all’addio del tecnico.

Nel 1992 emigra in Spagna per allenare l’Athletic Bilbao (è il terzo allenatore tedesco ad allenare in Spagna). Con il club basco ottiene buoni risultati portandolo al quinto posto nella Liga e qualificandosi per la Coppa UEFA dell’anno successivo. 
All’inizio della stagione 1993/94 firma per l’Eintracht Francoforte, dove però non riesce mai a trovare il giusto feeling con le stelle della squadra Yeboah e Gaudino, causando la loro cessione. Il rapporto con il club si logora subito e a fine stagione Heynckes rescinde il suo contratto preferendo tornare in Spagna al Tenerife che guida alle semifinali di Coppa UEFA, un risultato impensabile ad inizio stagione visto che la squadra non era tra le candidate a fare strada in questa competizione. L’anno successivo guida la squadra al nono posto e viene notato dal grande Real Madrid che vuole rilanciarsi dopo qualche stagione in sordina.

La sua unica stagione sulla panchina dei Blancos è trionfale ma allo stesso tempo deludente: il Real vince la Champions League dopo 32 anni di digiuno ma arriva quarto in campionato, tanto che la dirigenza madrilena decide di esonerarlo per il discreto piazzamento. Una scelta non isolata nella storia del club un tempo di Alfredo Di Stefano.

Dopo un anno sabbatico il tecnico inglese firma con il Benfica dove però le cose non vanno alla grande: si dimette all’inizio della stagione 2000/2001 dopo una serie di débâcle a livello internazionale, prima fra tutte la sconfitta per 7-0 contro il Celta Vigo in Coppa UEFA. Al suo posto il club portoghese prenderà un giovane allenatore che proprio da questa panchina inizierà la sua grande carriera: José Mourinho.

Nel 2001 Heynckes fa ritorno all’Athletic Bilbao, dove aveva già allenato dieci anni prima con buoni risultati. Nelle due stagioni sulla panchina del club basco non riesce ad ottenere grandi successi e così decide, all’inizio della stagione 2003/04, di tornare in Bundesliga allo Schalke 04 dove parte bene prima di rescindere il suo contratto.

Sembra la fine della sua carriera da allenatore, nessun club lo cerca e lo stesso Heynckes dichiarerà di aver pensato al ritiro già nel 2004, invece la parte migliore doveva ancora arrivare: nel maggio 2006 torna dove tutto era cominciato, ovvero al Borussia Mönchengladbach dove però le cose non vanno come vent’anni prima.

Il 31 gennaio 2007 si dimette per “troppo amore verso il club che lo ha fatto diventare uomo” che in quel momento era in zona retrocessione. Nel 2009 diventa per un breve periodo tecnico del Bayern Monaco dopo l’esonero di Jurgen Klinsmann.

In seguito viene ingaggiato dal Bayer Leverkusen dove ricomincia a macinare risultati: inizia il campionato con una striscia positiva di 24 partite senza sconfitte che batte il precedente record della Bundesliga che apparteneva al Bayern Monaco 1988/89 (allenatore di quella squadra? Lo stesso Heynckes) e chiude la stagione al quarto posto.

L’anno successivo raggiunge gli ottavi di finale dell’Europa League (l’erede della vecchia Coppa UEFA) e riporta il team della casa farmaceutica in Champions League dopo un digiuno di 7 anni. Questa seconda giovinezza in panchina convince il Bayern Monaco a richiamarlo che gli fanno firmare un contratto biennale: è la svolta per il club bavarese.

Il primo anno porta il Bayern al secondo posto in Bundesliga dietro al Borussia Dortmund delle meraviglie di Jurgen Klopp e arriva alla finale di Champions League dove però viene sconfitto dal Chelsea di Didier Drogba ai calci di rigore. il 17 marzo 2012 vince 6-0 contro l’Hertha Berlino diventando il secondo allenatore a vincere 600 partite in Bundesliga dopo Otto Rehhagel che, per uno scherzo del destino, era l’allenatore di quell’Hertha. Inoltre perde anche la finale di Coppa di Germania sempre contro il Borussia Dortmund. Il Bayern però non commette l’errore che fece il Real Madrid e decide di confermarlo anche per la stagione successiva.

Sarà l’annata migliore della carriera di Heynckes: vince il campionato con sei giornate di anticipo, vince la Coppa di Germania e raggiunge una finale di Coppa Campioni che parla Tedesco: infatti il Bayern affronta il Borussia Dortmund che non ha nessuna intenzione di far realizzare il Triplete al club bavarese. Il Bayern Monaco vince 2-1 grazie ad una rete di Arjen Robben all’ottantottesimo minuto che regala la quinta Champions della sua storia. È la consacrazione per Heynckes che decide che può essere arrivata l’ora di andare in pensione: lascia la panchina del Bayern che per sostituirlo punta su Pep Guardiola.

Nell’ottobre 2017 il Bayern, che ha appena esonerato Ancelotti, lo richiama in panchina e Heynckes vince un’altra Bundesliga prima del commiato finale: ora la sua carriera da allenatore può dirsi veramente conclusa,

Si ritira così uno dei più grandi allenatori della storia tedesca che non ha ottenuto i successi che meritava ma può essere ritenuto un innovatore della disciplina che verrà ricordato per sempre per quel modo di arrossirsi quando è sotto stress o molto agitato.

Ritirarsi da vincitore: è questo il vero sogno di ogni tecnico e Jupp Heynckes, il tedesco d’acciaio, ha centrato in pieno il risultato.

Stefano Villa – reporter cooperator

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