Un giocatore che ha deliziato i tifosi NBA per quindici anni ma che non sempre viene riconosciuto come il fuoriclasse che è stato: ecco la storia di Sam Cassell.
Chi si avvicina oggi al mondo NBA probabilmente non ha mai sentito nominare Samuel James Cassell, eppure stiamo parlando di uno di quei talenti che merita un approfondimento.
Nato a Baltimora nel 1969, Sam Cassell si mette in mostra fin dalla giovanissima età come uno dei migliori giocatori del Maryland fino all’approdo al college nel 1991. I due anni a Florida State sono importanti per il suo percorso di crescita che porta inevitabilmente alla NBA.
Il suo ingresso nella lega arriva nel Draft 1993 quando Houston lo seleziona con la numero 24. Nonostante sia solo un rookie il suo stile di gioco sarà una delle armi che porteranno in Texas i titoli 1994 e 1995. La sua intesa con Hakeem Olajuwon è senza dubbio una delle chiavi del successo dei Rockets che al termine della stagione 1995/96 lo cedono ai Phoenix Suns (insieme a Robert Horry, Chucky Brown e Mark Bryant) in cambio di Charles Barkley. Sarà l’inizio di un periodo interlocutorio della sua carriera.
La sua permanenza in Arizona è molto breve visto che subito dopo il Natale 1996 “Sam I Am” viene mandato a Dallas nella trade che porta Jason Kidd ai Suns, ma la sua annata con le valigie in mano non finisce qui visto che a febbraio viene mandato ai New Jersey Nets dove si augura di trovare un pò di continuità. Tuttavia a metà della stagione successiva Cassell diventa un giocatore dei Milwaukee Bucks dove rimane per quattro stagioni mettendo in mostra il suo indiscutibile talento a canestro e nel mettere in ritmo i compagni.
Il 27 giugno 2003 è una data molto importante nella carriera di Cassell. Quel giorno arriva la firma con i Minnesota Timberwolves dove diventa subito il play titolare e una pedina fondamentale della squadra che può contare sull’MVP Kevin Garnett e sul talento non sempre controllabile di Latrell Sprewell.
É probabilmente la stagione più bella che lo porta a giocare l’unico All Star Game della carriera (quando giocare la Partita delle Stelle era veramente un traguardo…) e con Minnesota che arriva a giocarsi le finali di Conference.
La stagione successiva è ricca di incomprensioni con la dirigenza e risultati non all’altezza delle aspettative, così nell’estate 2005 Cassell viene spedito a Los Angeles, sponda Clippers. Tre anni con tanti alti e bassi prima di firmare con i Boston Celtics, squadra a caccia di un veterano da aggiungere a un roster super competitivo. In Massachusetts ritrova Kevin Garnett e, soprattutto, il titolo NBA conquistato per la terza volta.
Il 21 maggio 2009, dopo esser stato mandato a Sacramento e subito tagliato, Cassell annuncia il suo ritiro dal basket giocato alla soglia dei quarant’anni per cominciare il percorso in panchina come assistente dei Washington Wizards. Cinque anni nella capitale prima di sedersi, sempre con lo stesso ruolo, sulle panchine dei Clippers (2014-2020), Philadelphia 76ers (2020-2023) e ora su quella dei Boston Celtics nello staff di coach Mazzulla con cui vince il titolo nel 2024. É la chiusura di un cerchio.
Un giocatore con una visione di gioco straordinaria (è il 41esimo miglior passatore nella storia della NBA) che non sempre ha ricevuto gli elogi che avrebbe meritato. Il suo nome non è ancora stato inserito nella Hall of Fame: speriamo che presto questo torto venga sistemato perché giocatori come Sam Cassell se ne sono visti pochi.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi: SAM CASSELL, ELOGIO A UN TALENTO NON SEMPRE RICONOSCIUTO
