Il Comune di Biella ha approvato nei giorni scorsi un progetto di riqualificazione che trasformerà l’area compresa tra la Palazzina Piacenza e il Museo del Territorio. L’intervento, che ha come sponsor l’ex POR FESR, prevede la creazione di un giardino di connessione, che sostituirà l’attuale parcheggio con uno spazio verde fruibile sia dalla Biblioteca Ragazzi, attualmente ospitata nella Palazzina Piacenza, sia dai visitatori del museo.
“L’area sarà completamente ripensata – ha spiegato l’assessore ai Lavori Pubblici Cristiano Franceschini – con l’inserimento di pergolati coperti da vegetazione e arredi urbani, per creare una vera e propria “stanza all’aperto” da vivere tutto l’anno. La struttura richiama gli shed originari della scuola fabbrica che un tempo si trovavano in zona, integrando storia e natura in un ambiente accogliente e funzionale”.
Il progetto, dal valore di circa 800.000 euro, è stato seguito all’interno degli uffici comunali dall’architetto Paolo Volpe, e punta a valorizzare spazi pubblici e a promuovere la fruizione culturale all’aria aperta, offrendo alla comunità un nuovo luogo di incontro e relax.
Su tale intervento, pur inserito addirittura nel POR FESR della Giunta Cavicchioli, sussistono numerosi e autorevoli dubbi, ma prendendo spunto da questa notizia che riteniamo importante soffermare la nostra attenzione su argomento che invece non presenta per i cittadini biellesi dubbi o perplessità di alcun tipo. Ci si riferisce a quello che ormai comunemente viene definito “Muro di Via Pietro Micca”. Bisogna a questo punto premettere che il 4/12/1984 (R.R.5627) il Lanificio Scuola Felice Piacenza, ubicato in via Pietro Micca 1 – 3, veniva vincolato secondo i termini di legge (part. Catastale F 44 n. 181-180 (parte)) e il 16/19/2007 (D.D.R.) la Palazzina Piacenza e mura perimetrali ex opificio Piacenza piazza Lamarmora 5, venivano vincolate secondo i termini di legge (part. Catastale F 44 n. 267).
CONSIDERATO CHE
Pur essendo l’edificio vincolato evidentemente il medesimo, è vero che nel lasso di tempo tra le due date sono stati demoliti – si presume dietro debita autorizzazione – tutti i fabbricati siti dietro il muro confinante con via Pietro Micca, in particolare il laboratorio annesso alla Scuola Felice Piacenza e il piccolo capannone destinato ad officina del fabbro G.Tos (in seguito riconvertito in centro anziani).
In conseguenza di tali demolizioni la situazione dell’area è notevolmente mutata, tanto da far variare addirittura l’intitolazione dell’oggetto del vincolo:
1) nella prima stesura appare corretta la definizione di SCUOLA, con annesso piccolo laboratorio, della cosiddetta “Palazzina Piacenza” (denominazione corrente ancor oggi);
2) nella seconda versione si fa cenno ad un “opificio” mai esistito. Infatti annesso alla Palazzina Piacenza c’era un laboratorio di esercitazione (progetto Carlo Nigra), corrispondente alle cinque campate (che il progetto originale e la documentazione fotografica dell’epoca testimoniano chiaramente), e non c’è mai stato un “opificio”. Il “muro” di via Pietro Micca infatti per cinque campate chiudeva il laboratorio, mentre la parte restante è stata aggiunta successivamente per collegare il laboratorio con l’officina G.Tos, dietro alla quale, nello spazio tra i due fabbricati, venne allestito il gioco delle bocce del centro anziani, che molti biellesi ricordano ancora molto bene. Lungo la via Arnulfo non vi era alcun inesistente opificio Piacenza, ma semplicemente l’officina G.Tos, di nessun valore storico e/o archeologico.
RITENUTO CHE
Tolte eventualmente le prime cinque campate (il laboratorio della scuola, quello definito dall’assessore Franceschini scuola-fabbrica), il muro perimetrale residuo non ha alcuna valenza storica, anche tenendo conto che le testimonianze di archeologia industriale, in città e non solo, sono numerosissime, in miglior stato di conservazione e molto più significative.
La via P. Micca è stata costruita solo nel tardo ottocento, andando a occupare parte di una superficie a verde, destinata ad orto dei canonici lateranensi, che officiavano nel vicino chiostro di San Sebastiano. Il “muro” è di quel periodo, e non apparteneva ad alcun opificio. Abbattendolo, il complesso di San Sebastiano, uno degli edifici con valore testimoniale più importanti dell’intero territorio, tornerebbe pienamente visibile
Appare di tutta evidenza, al di là di pur legittime cautele amministrative, che non vi è alcuna specifica motivazione per la salvaguardia del “muro di Via Pietro Micca”, e la cittadinanza biellese – corredando la pratica dell’opportuna e valida documentazione comparativa – dovrebbe avere la possibilità di ricorrere nuovamente contro l’emanazione del vincolo da parte della Sovrintendenza, anche considerata la recente presa di posizione da parte del legislatore in materia di ricorso da parte dei sindaci contro l’emanazione di un vincolo di tutela.
Ciò premesso, considerato e ritenuto, i sottoscritti
INTERROGANO IL SINDACO E GLI ASSESSORI COMPETENTI
Per sapere se il Sindaco, in rappresentanza della comunità, che più volte ha espresso la totale contrarietà nel merito della prescrizione di vincolo (non rappresentando quel muro alcunché presso la memoria storica collettiva), anche ricercando l’appoggio dei numerosi rappresentanti politici di ogni ordine e grado, nonché un’accorta e intelligente interlocuzione con la Sovrintendenza, intenda farsi promotore di ogni genere di attività di studio, di coinvolgimento, di informazione e se necessario di approfondimento legale che permetta di redigere una formale richiesta di ricusazione dell’atto impositivo della Sovrintendenza responsabile, e in ogni caso di procedere ad una azione ferma onde ottenere la soppressione del vincolo, permettendo il successivo abbattimento del “muro di Via Pietro Micca”.
Muro su via Pietro Micca: e se fosse la volta buona? COMUNICATO STAMPA SECONDO L’ARTICOLO 21
