Ritratti Sportivi di Stefano Villa: PAU GASOL, L’ARCHITETTO CATALANO

Lealtà, eleganza in campo e un’intelligenza cestistica sopra la media: Pau Gasol ha segnato un’epoca nella storia della pallacanestro mondiale.

“È un giocatore fantastico, sa fare tutto. Se non segna si fa in quattro per aiutare la squadra a vincere”.
Quando un coach leggendario come il compianto Jerry Sloan spende parole di questo tipo non lo fa a sproposito. Il protagonista della frase è il maggiore di due fratelli spagnoli cresciuti a Sant Boi de Llobregat, sobborgo di Barcellona, e risponde al nome di Pau Gasol.

L’Architetto Catalano, magnifica definizione coniata dall’Avvocato Federico Buffa, è stato uno dei più grandi lunghi europei nella storia del gioco.
Ma partiamo dai primi passi che Gasol muove in Spagna con il Barcellona, un triennio ricco di soddisfazioni che gli permette di finire nei radar NBA dove sbarca nel 2001 come terza scelta assoluta del Draft.
Lo chiamano gli Atlanta Hawks che, sfortunatamente per loro, lo girano immediatamente ai Memphis Grizzlies in cambio di Shareef-Abdul Rahim.

Inizia così una lunga storia d’amore con la franchigia del Tennessee che più avanti avrà anche il fratello Marc a disposizione. Nella sua prima stagione conquista il titolo di rookie dell’anno e nelle sette annate successive diventa uno dei migliori giocatori della lega. Se con la Spagna arrivano i successi, però, con Memphis manca sempre il salto di qualità e così nel febbraio 2008 Gasol fa le valigie, destinazione Los Angeles Lakers.

A fianco del “Black Mamba” Kobe Bryant il lungo spagnolo sale di livello e diventa una pedina fondamentale per la conquista di due anelli consecutivi nella 2009 e nel 2010, il punto più alto della sua carriera NBA.
Con la Spagna Pau Gasol fa incetta di titoli europei, mondiali e olimpici, oltre ad essere il portabandiera delle Furie Rosse alle Olimpiadi di Londra 2012, uno dei più alti riconoscimenti a cui può ambire uno sportivo.

Dal punto di vista tecnico la sua comprensione del gioco, unito a un movimento di piedi in post alto e basso veramente inimitabili, gli hanno permesso di mettere a ferro e fuoco la NBA per diversi anni. La grinta che ha messo in campo fino al giorno del ritiro è stata una costante del suo gioco, insieme a due mani da pianista raffinato.

I Los Angeles Lakers hanno ritirato la sua #16 e il legame tra Gasol e i gialloviola di è cementificato dopo la tragedia che ha portato alla morte di Bryant e della figlia Gianna.
Rivali acerrimi in campo (epico il racconto di una sfida tra Spagna e Stati Uniti alle Olimpiadi dove al primo possesso Kobe finì su Gasol riservandogli un trattamento non proprio amichevole…), fratelli quando erano dalla stessa parte e fuori dal parquet.

Non è un caso se al momento della nascita della prima figlia dello spagnolo le è stato dato il nome di Elisabet Gianna e la madrina è Vanessa Bryant, la chiusura del cerchio di un’amicizia fraterna che è stata strappata troppo presto.

Questo e molto altro è Pau Gasol, un gigante sul parquet ma anche, se non soprattutto, dal punto di vista umano.

Stefano Villa – reporter cooperator

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