Si terrà il 16 aprile alle 18,00 presso la Sala convegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella la conversazione con Daniela Giordi, curatrice della mostra “Le vedute alpine di Vittorio Besso fotografo” in corso presso Spazio Cultura.
Sul finire dell’esposizione un’interessante opportunità di compiere un percorso nell’opera del fotografo biellese ragionando intorno alla valorizzazione del fondo Besso, attraverso storia, prassi metodologiche, condivisione con il pubblico di una raccolta preziosa e di notevole valenza storico-documentaria.
“La complessità degli elementi, unitamente all’aneddotica legata alla storia e alla personalità di Vittorio Besso, l’avvincente vicenda della storia della costruzione iconografica delle Alpi, le immagini storiche di interesse glaciologico e le criticità pressanti determinate oggi dalla fusione dei ghiacciai, rendono il tema variegato e interessante” spiega Daniela Giordi.
L’avventura professionale di Vittorio Besso, pioniere e capostipite di future generazioni di fotografi biellesi, rappresenta un tassello significativo della storia della fotografia delle origini, per questioni legate all’evoluzione tecnica del mezzo fotografico, quanto per la ricchezza dei temi trattati durante la sua quarantennale carriera: il ritratto, il patrimonio storico artistico, il territorio, il paesaggio e la fotografia di montagna, oggetto quest’ultimo della mostra in corso a Biella.
Fra la fine degli anni Sessanta e gli anni Ottanta del XIX secolo Vittorio Besso realizza importanti campagne di documentazione, coprendo con le sue ascensioni fotografiche un arco geografico che si estende fra il Monviso e la Catena del Monte Rosa. Per i paesaggi montani il suo studio Fotografia Alpina Besso Vittorio compare nel 1865 sulle pagine della Gazzetta Biellese; riceve negli anni encomi e premi partecipando a numerose esposizioni personali e collettive, a livello nazionale e internazionale e nel 1880 può apporre all’insegna lo stemma reale, diventando Reale Stabilimento Fotografico Alpino fondato nel 1859.
Le riprese realizzate ad alta quota durante le ascensioni ci hanno restituito, insieme alle belle vedute, documenti foto-topografici straordinari per la narrazione della fotografia di montagna, anche in riferimento ai rapporti di Vittorio Besso con il Club Alpino Italiano e per la valenza geognostica di queste immagini, di grande impatto estetico ma anche preziose per lo studio delle Alpi e della glaciologia, fotografie importanti nel XIX secolo come ai giorni nostri, come evidenziato dal comitato Glaciologico Italiano e dal percorso curatoriale in mostra, che si alterna fra originali storici e restituzioni contemporanee.
La camera fotografica di Besso, esposta a fianco delle vedute e di alcune sue lastre e stampe originali, porta con sé per fisicità e imponenza del formato riflessioni intorno alla complessità della pratica e della logistica da mettere in atto per la realizzazione di queste immagini.
Una riflessione metodologica è dedicata alla ricostruzione delle panoramiche e alla conseguente realizzazione delle stampe contemporanee in mostra, realizzate in collaborazione con SISHO-Fotografia & Archivi, grazie alle competenze di Silvio Ortolani. Attraverso i file della digitalizzazione è stato possibile ragionare intorno alla prassi della ricostruzione dei panorami circolari di Besso, differenti esemplari sono stati ricostruiti ex-novo affiancando i file dei singoli scatti/lastre negative tramite post produzione digitale, ottenendo le fotografie esposte che raggiungono sviluppi in lunghezza che variano fra i 120-220 cm circa, ridando voce anche a panorami apparentemente inediti (quando non ritrovati in versione fotografica, fotomeccanica o litografica, ricercando fra pubblicazioni e archivi).
La conversazione rappresenta un ulteriore tassello dedicato alle attività iniziate nel 2011 sul Fondo Besso, in ordine cronologico: acquisizione, analisi e studio progettuale per il recupero e la conservazione a lungo termine, recupero conservativo, digitalizzazione, condizionamento conservativo, studio e valorizzazione.
Caratteristiche del Fondo Besso.
Il Fondo Besso, dal 2011di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, a seguito della cessione da parte degli eredi del fotografo, non è costituito unicamente da soggetti di carattere montano e nella sua interezza esemplifica ottimamente quello che fu l’operato di Vittorio Besso durante la sua lunga carriera (1859-1895), oltre che la produzione tipica di un Gabinetto fotografico dell’Ottocento.
Le immagini che compongono il fondo sono la testimonianza anche materiale della sua eredità: stampe fotografiche su carta all’albumina, lastre negative al collodio e alla gelatina ai sali d’argento; trattasi di un corpus archivistico di notevole valenza, con immagini che spaziano fra quelle di rappresentazione storico-artistica (grafica, pittura, scultura, architettura), alle campagne fotografiche documentali e territoriali in particolare il Biellese con i suoi panorami e paesaggi.
Dai documenti della cessione da parte degli eredi, il fondo Besso è così ripartito: 530 lastre negative; 142 stampe originali; macchina fotografica completa di soffietto e ottiche per lastre di grandi dimensioni (24×30 e 30×40 cm); elenco manoscritto delle lastre e dei soggetti, unitamente alle copie a stampa del catalogo delle vedute; copie fotostatiche dei cataloghi dell’intera produzione di Vittorio Besso.
Le vedute alpine di Vittorio Besso fotografo – 16 aprile Conversazione con la curatrice Daniela Giordi
