Fin da giovanissimo un progetto di campione, la punta inglese non riuscì a ripetersi una volta lasciata Liverpool.
Un predestinato capace di vincere il Pallone d’Oro a soli 22 anni, ma la carriera di Michael James Owen è forse uno dei casi più evidenti di talento purissimo non totalmente sbocciato. Intendiamoci, la sua vita calcistica è stata ricca di soddisfazioni e reti, ma per ciò che sembrava ai tempi del Liverpool a fine anni ’90 non è riuscito a diventare un fuoriclasse totale.
Nella città che ha dato i natali ai Beatles Owen ha iniziato a far vedere la sua classe, guadagnandosi con merito il soprannome di ‘Golden Boy’, il ragazzo d’oro del calcio inglese capace di far innamorare le folle per quella voglia di segnare che lo rendeva speciale.
Dopo aver fatto magie con la maglia dei Reds, Owen approda nel 2004 al Real Madrid. Indossare la Camiseta Blanca è il sogno di qualsiasi calciatore, specialmente in quel momento storico con l’era dei Galacticos Zidane, Ronaldo, Raul, Figo, Beckham, Roberto Carlos e chi ne ha più ne metta… Chi può dire no a una squadra del genere?
Eppure nell’unico anno al Bernabeu Owen non si conferma, viene relegato spesso in panchina per scelta tecnica o problemi fisici. Quello con la squadra più ambita del mondo si rivela un matrimonio che non funziona.
Per tornare quello di un tempo sceglie la Premier League e il Newcastle, squadra che gli darà la continuità per tornare a essere un giocatore importante. I Magpies lo attendono quando Owen riporta un grave infortunio e, seppur in parte, la fiducia viene ripagata con 26 reti in quattro stagioni.
Nel 2009, da svincolato, passa al Manchester United. Sir Alex Ferguson è convinto di aver trovato il giusto partner per Rooney, ma il popolo Red Devil non vede di buon occhio il suo sbarco a Old Trafford: dopo tutto è stato una leggenda degli odiati rivali del Liverpool. In tre stagioni da comprimario Owen realizza solo cinque reti, ma arricchisce la sua bacheca con una Premier League, due Community Shield e una Coppa di Lega inglese.
Nel 2012/13, falcidiato dagli infortuni, passa allo Stoke City per quella che sarà la sua ultima stagione in campo, un lungo tour d’addio concluso con nove presenze e un solo gol.
Probabilmente senza i problemi fisici e lo sfortunato periodo madrileno staremmo parlando di un’altra storia per un giocatore capace di segnare 40 reti in 89 presenze con la nazionale inglese, un gioiello raro che ha vissuto le sue annate migliori a Liverpool prima di perdersi per strada.
E pensare che nel 1998 Owen poteva arrivare in Italia. Massimo Moratti, da sempre grande intenditore di talenti, si era innamorato calcisticamente di questo giovane campione e stava chiudendo la trattativa per portarlo all’Inter, ma l’inglese preferì rimanere a Liverpool dove vinse due volte la classifica cannonieri e il Pallone d’Oro nel 2001.
Un percorso certamente importante ma che forse non ha reso giustizia al talento cristallino di Michael Owen.
Stefano Villa – reporter cooperator
#sport#Ritratti Sportivi di Stefano Villa: MICHAEL OWEN, UN TALENTO PARZIALMENTE INESPRESSO
