Non c’è che dire.
L’incontro avvenuto nello Studio Ovale della Casa Bianca, a Washington, U.S.A., tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il vicepresidente USA J.D. Vince e il presidente statunitense Donald J. Trump era anche partito con le migliori intenzioni, ma poi è degenerato in mondovisione.
Ricapitolando: venerdì scorso il presidente dell’Ucraina è volato oltreoceano per siglare l’accordo per le “terre rare” con l’intera amministrazione a stelle e strisce.
Inoltre, si è provato ad arrivare ad una definizione di un accordo per il cessate il fuoco per la guerra tra Russia e Ucraina, scoppiata tre anni fa a causa dell’invasione dell’Ucraina decisa dal presidente russo Vladimir Putin.
Proprio a causa di quest’ultimo motivo è scoppiata la rissa da cortile.
Zelensky ha attaccato ripetutamente Putin, reo a suo avviso di essere un criminale e non un interlocutore affidabile nei negoziati di pace.
Il vicepresidente Vance allora ha chiesto a Zelensky di ringraziare gli Stati Uniti per gli aiuti offerti al suo Paese, ormai mezzo sconvolto e distrutto dalla guerra, e ha provocatoriamente ricordato all’ex comico russofono ucraino che andò lo scorso ottobre “a fare campagna elettorale per l’opposizione” in Pennsylvania.
Infine, è intervenuto Trump, che ha accusato Zelensky di “giocare con la vita di milioni di persone” e di “giocare con la Terza Guerra Mondiale” e sostanzialmente gli ha suggerito di tornare a Washington unicamente “quando sarà pronto per la pace”.
Una piccola considerazione finale: se da un lato Zelensky ha dimostrato una scioccante improvvisazione ed incompetenza politica (perché doveva immaginarsi di stare “giocando in trasferta” ed invece è “caduto dal pero” come uno sprovveduto), dall’altro lato Trump e Vance hanno dimostrato invece una determinazione molto feroce nel voler cercare una riconciliazione con la Russia (anche per cercare di riuscire nell’improba impresa di stracciare “l’amicizia senza limiti” che lega la Grande Madre Russia agli acerrimi nemici degli USA, e cioè la Cina) e di arrivare ad una pace che tutto il mondo richiede da tre anni.
Inoltre, come non mai questa volta si è visto come un ruolo decisivo nella diplomazia internazionale abbiano avuto le amicizie e le inimicizie personali di Trump, “grande amico” di Putin e “grande nemico” di Zelensky.
Possiamo ben considerare questo come l’aspetto più peculiare dello show della politica internazionale dei nostri giorni.
Luca Dal Bon-redazione. ATTUALITÀ. CRONACA INTERNAZIONALE.


