Chi si ricorda negli anni 50/60 quando dalle prime televisioni bianco/nero ci giungevano in casa i filmati del famoso “GRANAIO D’EUROPA”, tutti a pendere dalle labbra di tante scorte di cui non poter MAI fare a meno in quanto appena usciti dalla devastazione della II^ guerra mondiale.
Già, la terra promessa di uno stato accorpato alla ex CCCCP il cui nome era pressochè dimenticato se non in questi frangenti, l’UCRAINA.
Una terra sconfinata, grande quanto 2/3 della UE di per sé, un “quasi” continente nel continente Europa.
Le sue radici di confessione ortodossa essendo parte della diaspore generata dall’editto di Giustiniano con la scissione delle chiese orientali, ma con forte attaccamento alla diversità di cui andarne fieri perchè, appunto, ucraini e non russi!!!
Un popolo stupendo quanto controverso per le vicissitudini della II^ guerra mondiale in cui lo videro, come tutta l’Europa orientale, partecipe di fortissimi contrasti politici, fatti di scelte delle quali lo spostamento degli interessi del III° Reitch lo videro coinvolto.
La curiosità di viaggiare mi spinge da SEMPRE essere alla ricerca di questi contrasti geopolitici del mondo, oltre che per viaggiare per sapermi procacciare il conoscere dei perché ai quali la diffusione mediatica non è mai del tutto libera, come solere affermare, perché sul posto dialogando con la gente che vive al di là, della cosiddetta “verità” agli antipodi, si racconta inequivocabilmente dappertutto l’opposto.
Chioso un chiarimento raccolto dal Prefetto di Tonalà, in esito al suo invito alla Prefettura e spiegarmi i bellissimi affreschi dipinti che raccontano delle popolazioni autoctone “indijenos” del Messico, una cittadina sul sentiero di Santiago di Compostella, stato del Jalisco Messico, che alla mia richiesta di chiarimento sugli americani al di là del confine con il Texas, lui secco e perentorio rispondere “de l’otro lado non son americanos, son europeos”, e qui chiudo per inciso!!
Tornando alla nostra cara Ucraina, nel 2013 in occasione di ciò che giungeva accadere a Maidan in quei giorni, io e Nerina il 5 Dicembre 2013 salire su un volo UA airlines, prendendo lo spunto di effettuare una visita guidata all’interno del disastro di Chernobyl, grazie a una conoscenza personale di Kiev, di cui ad Aprilia fin dal 1991 la cittadina laziale la vede interessata dalla migrazione in forma consistente, la sera stessa del 5 Dicembre 2013, usciti dal hostello per una pizza, trovarci in uno scenario a dir poco apocalittico, dall’Apocalisse di San Giovanni, per ciò che ai miei occhi non potrà mai essere cancellato.
Prima di tutto la cosa che mi ha letteralmente sbalordito, da tecnico specialista del settore informatico aziendale Gruppo Ferrovie dello Stato SpA, che quasi tutto il comparto hot-spots wi-fi della città di Kiev, velocissima ed efficientissima, non era protetto da password, libero accesso come se ci si trovasse in una realtà dinamicamente cablata, al controllo di chiunque come “Blade Runner” anni 80, in piazza regnavano le barricate, fuochi per riscaldarsi sotto le tende e cucine militari da campo ove avvicinarsi con un piatto e ricevere ciò che la cucina disponeva. Sono stato invitato anch’io con un piatto ed accodarmi e ricevere la razione come tutti gli altri, come se d’improvviso mi fossi trovato in fila al refettorio della Scuola Centrale Aeronautica Militare di Viterbo 1976/1977 adempiere l’obbligo del servizio di leva obbligatorio.
Il giorno 8 dicembre 2013, indicatomi il punto di raccolta, per la visita all’impianto nucleare di Chernobyl, la giornata si svolse TUTTA all’interno di ciò che rimane oggi di quel sito, tutto distrutto con la ragion dell’essere che tutto ciò cui dalla natura prendere la natura ritorna a riappropriarsene, nel senso che l’intero bosco si era riorganizzato ed era pure entrato dalle finestre all’interno delle abitazioni in tutta fretta abbandonate quel 26 Aprile 1986, in cui nel Agosto 1986 essere in viaggio nella ex CCCP e trovarmi di fronte alla strepitosa San Basilio, Magazzini GUM, visita mozzafiato all’interno del Cremlino, i giardini dei Conquistatori dello Spazio con la monumentale opera della Sojuz proiettata verso lo spazio, il monastero di Novodevicij al di là della Moscova, poi Leningrado, la paralizzante bellezza del Palazzo d’Inverno.
Ritornando a Kiev, Il giorno 8 Dicembre 2013 nuovo incontro per colazione al Kozak hotel di piazza Maidan ore 8.30, con fare circospetto notai un ingente numero di poliziotti compatti in più plotoni, tenuta antisommossa, scendere dalle due strade che convergono alla piazza provenendo dalle due magnifiche cattedrali poste sull’alto dell’alto della città, San Michele che per acronimo è il “AKRO” (alto) della collocazione dei greci delle divinità una per antonomasia per noi in alter-ego Saint Michael in Normandia, e l’altra dirimpettaia Santa Sofia.
La sera stessa al rientro in città non ci fu permesso avvicinarsi alla piazza in quanto la situazione era letteralmente precipitata e scappata di mano, la polizia alle 18.00 circa era partita all’attacco dei manifestanti.
Non ci fu altro modo che correre ai ripari e rientrare al hostello, per sicurezza, e aspettare pazientemente il volo di rientro giorno 11 dicembre 2013 perché in quella situazione, trasformatasi non era più consigliato avvicinarci, se non per sporadiche visite del circondario del quartiere del Dinamo Kiev Stadium, negozi e bar apparentemente tranquilli, i giardini oltre l’arco iridato dell’indipendenza, sul ponte del “bungee jumping” che attraversa il maestoso fiume Dniepr, che al calar della sera si illuminava alternativamente di ogni colorazione per tutta la sua lunghezza, ma sufficiente per abbattere i tempi dei pochi giorni di attesa.
L’anno 2014 a Giugno contattando Michail di Volgograd Travel, io e Nerina partire per un viaggio di coppia. Come solito fare da quasi 50 anni, e visitare tutta l’area della “madre di tutte le battaglie” …..”MAMAYA ROCCIA” di Stalingrad.
Una indimenticabile visita la più grande memoriale di guerra di Volgograd, ai piedi della “Mamaya Hill”, 1 mln 186 mila ragazzi commemorati lì, tra cui i nostri 22000 alpini della (8^ brigata Julia del Gen. Vincenzo Pellegrini, attestati a 22 km a N/O di Stalingrado, AZZERATI…….., l’unico elemento rimasto in piedi a Stalingrado essere il palo dell’illuminazione nel piazzale della stazione (patrimonio UNESCO), e la fabbrica dei mattoni di cui le stesse fattezze essere medesime del fabbricato di mattoni rossi sito a lato della stazione ferroviaria di San Bonifacio (Verona), con prece, correndo l’evento dell’adunata nazionale, un auspicio a chi si prodigherà al discorso di benvenuto, inserirli, anche in un brevissimo passaggio, ma molto significativo aver fatto loro visita, nello specifico perché alpini sulle rive del Volga del tutto inusuale, ma pur sempre alpini effettivi dei quali non è solito commentarli.
Visitata tutta l’area del Mar d’Azov, la terra dei Kazaki, il fedele popolo nomade di stirpe tartara e spostati fino a popolare la Crimea, ed essere sbagliato provare a definirli attraverso categorie etno-nazionali, avevano una vocazione fortemente libertaria, ed ogni uomo era sottoposto ad un rigido addestramento militare, citati in più occasioni a causa dell’attuale conflitto in Ucraina : «Mostreremo che noi, fratelli, siamo di stirpe cosacca» recitano le ultime parole dell’inno ucraino”.
Rientrati in Ucraina il 8 Giugno 2014, sulla strada di Donietsk (oblast di Kerson), appena attraversato il fiume Dniepr a Petropavslosk, militari dappertutto che sbarravano ogni strada verso la regione suddetta, meticoloso controllo dei nostri passaporti, che ahimè riportavano il visto della Federazione Russa, infine rilasciarci e doverosamente invertire la marcia verso il Mar Nero, nel magnifico parco naturale di Biloberezhia dove si possono fare i fanghi neri, come a En Gedi nel mar morto, infatti rendersi completamente consci che il conflitto era esploso con tutto il suo accentramento militare (26 Maggio 2014), regolare e non, nella regione di Donietsk e Sloviansk.
Trascorsi gli ultimi giorni a disposizione nella zona anzidetta sulle accattivanti acque del Marto Morto, proseguire per la superba Odessa, il suo porto ai piedi della mitica scalinata Potemkin, ragazzi con le motorette a 3 ruote modificate a “angolo caffè” rigorosamente equipaggiate a macchine “GAGGIA”, la coloratissima serata dei bar in cui gustarsi uno speciale relax, tipicamente turco, aspirando l’aroma della melassa di mela bruciata nello scodellino dei narghilè.
Giorno 15 Giugno 2015 direzione confine con la Moldavia con uno shuttle service, Odessa Chisinau, volo aereo dalla capitale moldava e a casa.
P.s. : ogni commento circostanziato da documentazione fotografica e consolare di cui ai visti di entrata e uscita dagli stati in menzione!!
