Lucio Fontana, artista italo-argentino del XX secolo commemorato dal nostro Michel Camillo

Lucio Fontana nacque a Rosario di Santa Fé, in Argentina, il 19 febbraio 1899 da Luigi Fontana, scultore, e da Lucia Bottini, attrice di teatro. Luigi terrà con sé il figlio e successivamente sposerà Anita Campiglio, che verrà considerata da Lucio come una vera mamma. Nel 1917 Lucio Fontana si arruolò come volontario nel regio esercito italiano e in seguito fu ferito sul Carso. Già da questi cenni che abbiamo fatto emerge come l’esistenza di Fontana abbia avuto un duplice legame: da un lato con l’Argentina, dall’altro con l’Italia. Terminata la guerra, il nostro artista trascorse alcuni anni in Argentina, poi, nel 1927, si stabilì a Milano, dove si iscrisse all’Accademia di Brera, diplomandosi nel 1930. Dal 1940 al 1947 Lucio Fontana visse nuovamente in Argentina e nel 1947 insieme ad altri intellettuali fondò lo Spazialismo. Nel 1966 Fontana si aggiudicò il Gran premio internazionale della pittura della Biennale di Venezia. Lucio Fontana si spense a Comabbio (in provincia di Varese) il 7 settembre 1968, all’età di sessantanove anni. Nel 1982 la vedova Teresita Rasini ha dato vita alla Fondazione Lucio Fontana, della quale è stata presidente fino alla propria scomparsa, avvenuta nel 1995.

Lucio Fontana ha praticato diverse forme d’arte: è stato infatti pittore, scultore, ceramista, mosaicista, architetto e ha trattato il cemento dipinto. Nel 1932 Fontana eseguì Uomini a cavallo: si tratta di graffiti e colore su cemento. Su quest’opera riportiamo le parole di Lucia Lazotti: <Linee sottili incidono una superficie di cemento con forme vagamente iconiche a metà strada tra pittura e scultura, tantoché gli uomini e i cavalli sembrano sagome bidimensionali di vario colore su un piano prospettico ribaltato, fortemente equivoco>.

Negli anni sessanta lo stile di Lucio Fontana ebbe una svolta: egli prese l’abitudine di ferire la superficie dei propri quadri con tagli. Il taglio è la penetrazione oltre la superficie della tela, che fino ad allora nella storia dell’arte era stata considerata il limite invalicabile dell’opera pittorica. La superficie tagliata accentua, con le proprie sporgenze, l’ombra nera del taglio, che tanto più risalta sul fondo uniforme. Un esempio di queste opere è Concetto spaziale: attese, un’ idropittura su tela realizzata nel 1965; il quadro è completamente dipinto di rosso e sulla tela compaiono tre vistosi tagli verticali, piuttosto vicini uno all’altro. Le attese alle quali si riferisce il titolo sono dovute al fatto che tutto ciò che è umano è passeggero, è destinato a essere trasformato, sostituito, annullato. Il quadro da noi citato (e gli altri analoghi) è di un’astrazione estrema, alla base della quale non vi è nessun riferimento, neanche lontano, a oggetti reali.

Michel Camillo – Membro della Redazione 

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