Una figura spesso sottovalutata in passato e che oggi vive una popolarità forse eccessiva: il ruolo dell’allenatore ha subito una vera e propria evoluzione.
Sono carismatici, se vincono vengono portati sul carro dei vincitori, se perdono e non ottengono risultati sono i primi a pagare: la vita degli allenatori non è mai stata semplice.
Alcuni vengono ricordati per le vittorie ottenute con i club o con le Nazionali, altri per aver rivoluzionato il gioco del calcio a livello tecnico-tattico anche se non sono riusciti ad arrivare alla conquista di trofei importanti (Bielsa e Zeman Docet…).
Si pensi a Rinus Michels che negli anni ’70 ha rivoluzionato il gioco del calcio creando quel meccanismo perfetto che sono state l’Ajax e la Nazionale Olandese finalista nel 1974 guidate in campo da Johann Cruijff.
Ogni nazione ha un rapporto diverso con i tecnici: prendiamo l’esempio dell’Inghilterra dove gli allenatori sono anche manager e intervengono direttamente sul mercato, cosa che in Italia non è ancora stata assimilata nella maniera giusta, anche se qualcuno ci ha provato con scarsi risultati. Inoltre le società importanti della Premier League sono più pazienti e non esonerano subito un tecnico che magari sta lavorando bene ma non ottiene subito trofei (basti pensare che Arsene Wenger ha faticato le proverbiali sette camicie prima di poter ottenere grandi successi con l’Arsenal). Ecco, da questo punto di vista dovremmo imparare dai club inglesi perché in Italia è raro vedere un tecnico portare a compimento un progetto pluriennale date le aspettative che si creano intorno alla figura del tecnico che molto spesso non riesce a completare il proprio lavoro.
Una figura che in passato lavorava all’oscuro, visto che tutti i riflettori erano puntati su chi scende in campo, ora la storia è decisamente diversa e anche i tecnici sono delle vere e proprie star. Sono lontani i tempi di Stanley Matthews, splendido giocatore inglese che negli anni ’50 si divideva il trono di miglior giocatore al mondo con Zizinho e Alfredo Di Stefano, nei quali l’allenatore veniva visto quasi come un danno per i giocatori.
Ora la figura dell’allenatore, soprattutto se carismatico, è fondamentale per togliere pressione alla squadra nei momenti di difficoltà ed esaltarla quando bisogna cavalcare l’onda.
Il mestiere dell’allenatore è un ruolo difficile che richiede dedizione, passione e capacità tattiche importanti che non tutti quelli che si siedono in panchina hanno, ma che meritano un riconoscimento all’altezza.
Stefano Villa – reporter cooperator
L’opinione sportiva di Stefano Villa: COME È CAMBIATO NEGLI ANNI IL RUOLO DELL’ALLENATORE?
