Il suo impatto difensivo basta a giustificare gli eccessi che vanno a pesare negativamente sulla sua squadra? Analizziamo il percorso di Draymond Green nei nuovi Golden State Warriors.
Prima di leggere quest’opinione sportiva è doverosa una premessa: Draymond Green sarà un futuro Hall of Famer ed è stato l’ago della bilancia dei quattro titoli conquistati dai Golden State Warriors tanto quanto, se non più, di Curry, Thompson e Durant.
Fatta questa chiosa introduttiva arriviamo al nocciolo della questione.
È innegabile che in questo momento l’apporto difensivo che porta Draymond Green quando è mentalmente connesso sia ancora di altissimo livello, ma questo può bastare a giustificare gli atteggiamenti che lo portano molto spesso a dover scontare squalifiche e sospensioni di varie gare?
In passato coach Steve Kerr ha saputo gestire nel modo giusto gli eccessi di Green ricavandone il meglio anche nei momenti difficili (tra tutti il litigio in diretta nazionale con Durant, sedato a fatica dallo staff e dai compagni), ma nelle ultime stagioni sono stati maggiori i momenti di nervosismo portato all’estremità piuttosto che le gare in cui il suo apporto è stato quello dei bei tempi in cui nessun avversario riusciva ad attaccare il ferro degli Warriors in sua presenza.
La scorsa estate Golden State ha fatto una scelta dolorosa decidendo di liberarsi di Thompson e continuando a puntare su Green, un giocatore caratterialmente problematico e per di più trentacinquenne che sa bene di aver alle spalle i momenti migliori della carriera e che rischia in ogni gara di essere una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.
Pensate cosa poteva essere Green con un carattere meno irascibile, anche se probabilmente avrebbe perso la parte più selvatica del suo gioco. Quella parte che gli ha permesso di mettersi al dito quattro anelli da grande protagonista.
Per il momento il giocattolo sta funzionando, ma tutto può cambiare in un attimo quando c’è di mezzo il buon vecchio Draymond…
Stefano Villa – reporter cooperator
L’opinione sportiva di Stefano Villa: ORA DRAYMOND GREEN È PIÙ UN DANNO O UN PROFITTO?
