Mario Sironi nacque a Sassari, il 12 maggio 1885, secondo figlio (su un totale di sei) di Enrico e di Giulia Villa. La formazione di Sironi avvenne a Roma, dove la famiglia si trasferì nel 1886. Purtroppo Enrico morì prematuramente nel 1898, quando Mario aveva appena tredici anni. Dopo aver compiuto studi tecnici a Roma, nel 1902 Mario Sironi si iscrisse alla facoltà di ingegneria, ma purtroppo nel 1903 fu colpito da una crisi depressiva, primo sintomo di un disagio esistenziale che lo avrebbe accompagnato tutta la vita. All’ingresso dell’Italia nella grande guerra Mario Sironi si arruolò nel Battaglione Volontari Ciclisti, di cui facevano parte, fra gli altri, Umberto Boccioni, Filippo Tommaso Marinetti e Antonio Sant’Elia. Una volta congedato, nel marzo 1919 Sironi tornò a Roma. Nel luglio dello stesso anno Mario Sironi sposò Matilde Fabbrini, dalla quale avrebbe avuto due figlie: Aglae (nata nel 1921) e Rossana (nata nel 1929). Ma purtroppo il matrimonio non portò alla felicità, perché i due sposi si separarono nel 1930 e soprattutto perché Rossana si suicidò ad appena diciotto anni nel 1948. Mario Sironi aderì al fascismo e anzi per tutto il ventennio fu il principale promotore, artefice e organizzatore dello stile fascista, anche nelle mostre; inoltre nel settembre 1943 Sironi aderì alla Repubblica di Salò. Mario Sironi lavorò come illustratore per il Popolo d’Italia, il giornale fondato da Benito Mussolini. Tuttavia è importante sottolineare che Sironi non condivise mai le leggi razziali. Pochi giorni dopo essere stato ricoverato in una clinica per una broncopolmonite, Mario Sironi morì a Milano il 13 agosto 1961, a settantasei anni.

A causa dei suoi ideali fascisti, le opere di Sironi vennero disprezzate quasi all’unanimità nella seconda parte del XX secolo. Ma negli ultimi anni è in corso una rivalutazione delle sue opere. Citiamo l’affresco L’Italia tra le Arti e le Scienze del 1935, che possiamo ammirare nell’Aula Magna dell’università di Roma; a causa dei simboli fascisti che vi compaiono, l’affresco subì pesanti modifiche, ma ora un restauro lo ha riportato a come era in origine. Altri dipinti famosi sono Paesaggio urbano con ciminiere (una tempera su cartone) e L’architetto (un olio su tela); all’interno di quest’ultimo ammiriamo un compasso, simbolo dell’intenzione dell’architetto di controllare la propria attività. L’affresco del 1935 citato sopra è una dimostrazione che negli anni ’30 Mario Sironi si dedicava principalmente alla grande decorazione, trascurando il quadro da cavalletto, perché riteneva che la pittura murale potesse farsi strumento di educazione delle masse, trasmettendo i valori fascisti, come nei secoli passati si trasmettevano i valori religiosi. Quanto ai paesaggi urbani, sono in grande maggioranza desolate rappresentazioni di squallide periferie.
prof.Michel Camillo- redazione

