Nell’estate del 2003 questo imprenditore edile arrivò a Pistoia con promesse trionfalistiche, ma pur di non sborsare un euro inscenò la sua morte…
Il mondo del calcio è ricco di storie incredibili, ma quanto successe nei mesi estivi del 2003 a Pistoia supera i limiti dell’assurdo.
La Pistoiese non naviga in buone acque dal punto di vista finanziario, il presidente Luciano Bozzi è alla ricerca di un nuovo investitore che possa dare linfa allo storico sodalizio toscano.
Si fa avanti l’imprenditore fiorentino Fabrizio Manfredini che annuncia la volontà di acquistare la società insieme a un suo uomo di fiducia, il costruttore edile svedese, ma di chiare origini italiane, Jonas Galotta.
Annunci trionfalistici, promesse di acquisti importanti (come l’ex stella trentatreenne Florin Raducioiu nel ruolo di giocatore-dirigente e Antonio Cabrini come allenatore), persino la richiesta di una maglia dell’Inter numero 32 autografata, quella del suo idolo Christian Vieri, per soddisfare il suo tifo interista e con la speranza di portare un giorno il bomber a Pistoia: i tifosi arancioni non credono ai propri occhi.
E infatti c’è poco o nulla di cui essere felici.
Il closing è fissato per il luglio 2003, ma l’anticipo sull’acquisto di circa 300mila euro viene pagato da Manfredini e, come nei peggiori film in cassetta degli anni ’80, dalla Svezia arriva una telefonata: Galotta ha avuto un gravissimo incidente stradale ed è in coma, le sue condizioni sono disperate.
Passano tre settimane dove in Toscana si susseguono voci e rumors fino al triste epilogo. Jonas Galotta è morto e la cessione della Pistoiese salta definitivamente.
Tuttavia all’ambasciata italiana in Svezia non risulta nessun Galotta deceduto, i sospetti aumentano giorno dopo giorno fino a quando non viene trovato il suo numero di casa al quale risponde sua moglie. La signora afferma che il marito è tranquillo in giardino, ma che non può rispondere…
Si chiude in questo assurdo modo una delle trattative più inspiegabili di sempre. Il presidente Bozzi affermò che Galotta truffò sia lui che il socio Manfredini sparendo nel nulla.
La Pistoiese passò nelle mani di Anselmo Fagni rimanendo nelle categorie minori del nostro calcio e lo scorso anno è stata esclusa dal campionato per inadempienze economiche prima di ripartire in questa stagione dalla Serie D, mentre Jonas Galotta sparì nell’anonimato dal quale era uscito pochi mesi prima per firmare una delle più grandi figuracce di sempre.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi: JONAS GALOTTA, IL TRUFFATORE CHE VISSE DUE VOLTE
