La pirateria è un fenomeno endemico da combattere, ma è molto più facile dirlo che farlo.
Vent’anni fa si parlava di schede clonate per poter vedere la tv satellitare senza pagare l’abbonamento, oggi si parla di streaming pirata.
La sostanza tuttavia è la stessa: la pirateria è un fenomeno che continua a costituire un problema di difficile soluzione, non solo in ambito sportivo.
Un numero crescente di persone ricorre a questi metodi assolutamente illegali per seguire sport, cinema e intrattenimento di vario genere, creando un vero e proprio mercato parallelo che porta perdite economiche importanti per i vari broadcaster.
Uno studio di settore indica che i principali utilizzatori di piattaforme illegali per seguire sport e cinema sono maschi al di sotto dei 35 anni con almeno un figlio a carico, il che dimostra che alla base di questa scelta, illegale e da combattere con tutte le forze, c’è una preponderante motivazione economica basata anche sull’eccessivo spacchettamento dell’offerta sportiva.
Infatti un amante dello sport a 360° deve sottoscrivere almeno cinque abbonamenti diversi per poter seguire le principali discipline sportive mondiali: DAZN per la Serie A di calcio, alcuni campionati esteri, la pallavolo e buona parte delle competizioni cestistiche europee, SKY per seguire Premier League, Bundesliga, Ligue 1, gli sport motoristici, il tennis e la NBA (tralasciando l’eventuale NBA League Pass per avere a disposizione tutte le gare), Amazon Prime per le gare in esclusiva della UEFA Champions League, Mediaset Infinity per una vasta offerta calcistica oltre al consueto canone RAI per seguire le gare della Nazionale italiana atletica leggera e nuoto. Effettivamente un’offerta troppo frastagliata e costosa per le tasche degli utenti.
Un vecchio luogo comune ci porta a pensare che la pirateria sportiva sia un fenomeno solamente italiano, ma diversi studi di settore mettono in evidenza una verità ben diversa visto che paesi come Inghilterra e Germania hanno una ricaduta molto più impattante. Nel nostro paese il danno economico derivante dallo streaming illegale in ambito sportivo viene stimato in 640 milioni di euro all’anno, una cifra molto rilevante ma inferiore rispetto al miliardo di euro che viene perso in Inghilterra e ai 900 milioni sfumati in Germania.
Restando nel mondo del calcio, quello che muove i maggiori flussi di denaro, emerge chiaro il dato sui ricavi che rimangono elevatissimi in Premier League e Bundesliga, mentre la nostra Serie A arranca tra offerte per i diritti tv al ribasso e l’ipotesi della nascita di un canale gestito dalla Lega Serie A ventilata ad ogni rinnovo del contratto, più come specchietto per le allodole che come ipotesi veritiera. Evidentemente lo spettacolo offerto negli altri campionati (la Premier League è arrivata ad incassare più denaro dalla vendita dei diritti tv all’estero rispetto a quello nazionale…) convince i broadcaster a puntare su queste realtà a discapito del nostro calcio.
Prezzi sempre più alti per uno spettacolo sempre più povero: lo sport italiano, pur continuando a combattere la pirateria, deve farsi delle domande.
Stefano Villa – reporter cooperator
L’opinione sportiva di Stefano Villa: LA PIRATERIA, UN FENOMENO PIÚ COMPLESSO DI QUELLO CHE SI PENSA
