Ritratti Sportivi: DERRICK ROSE, SKY IS THE LIMIT

Il più giovane MVP della storia NBA ha avuto una carriera ricca di infortuni e risalite. Un grande esempio di resilienza che avrebbe meritato maggiore fortuna.

Il talento di Englewood, Chicago, tanto forte in campo quanto fragile fisicamente. La carriera di Derrick Martell Rose, il più giovane MVP di sempre, è una storia di cadute e rivincite che merita di essere conosciuta e apprezzata, una fonte di ispirazione per tanti.

Tutto inizia il 28 aprile 2012, Gara-1 della serie playoff tra Bulls e 76ers. A poco più di 90 secondi dalla fine con il risultato già in cassaforte Rose va in penetrazione e realizza, ma quando atterra sul parquet sente un rumore all’altezza del ginocchio. Che qualcosa non vada è chiaro a tutti fin da subito, è l’inizio di un calvario senza fine che porta Rose a lunghi periodi di riabilitazione e nuove cadute.

Dopo Chicago per D-Rose arrivano le avventure a New York, Minnesota, Cleveland, Detroit e ancora New York, tante tappe importanti per un giocatore che ha dimostrato una resilienza senza precedenti, non darla vinta alla malasorte che l’ha colpito a ripetizione.
La scorsa estate sono i Memphis Grizzlies a dargli una nuova chance, ma è notizia dei giorni scorsi il suo rilascio dopo sole 24 partite giocate in Tennessee.

La scorsa settimana Derrick Rose ha annunciato il suo ritiro con una lunga intervista a The Athletic. Questo il passaggio più toccante: “Il mio prossimo capitolo mi vedrà inseguire nuovi sogni e condividere con gli altri la mia crescita personale. Credo che il vero successo stia nel diventare la persona che sei destinata a essere: ora voglio mostrare al mondo intero che il mio impatto va oltre la pallacanestro.  La mia carriera, bella o brutta che sia stata, non la cambierei. Ognuno ha nella sua vita un momento in cui dice ‘Cosa sarebbe potuto succedere se…’, ma anche se potessi non cambierei niente della mia vita perché mi ha reso la persona che sono oggi”.

La fragilità fisica non gli ha permesso di rispettare le grandi aspettative che il suo talento aveva creato, ma la carriera NBA di Rose è stata comunque di alto livello. L’unico cruccio è quello di non aver mai vinto l’anello, un delitto sportivo se pensiamo a cosa sarebbe stato Derrick Rose senza infortuni.

L’unico suo limite, probabilmente, sarebbe stato il cielo.

Stefano Villa – reporter cooperator

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