Ritratti Sportivi di Stefano Villa: SVEN-GORAN ERIKSSON, UN SIGNORE DELLA PANCHINA


Un tecnico rivoluzionario che ci ha lasciato nei giorni scorsi dopo aver combattuto la malattia con coraggio e il sorriso.

Sven-Goran Eriksson ha trascorso buona parte della sua carriera sulle panchine dei club italiani che negli anni ’80 e ’90 dominavano il calcio europeo e mondiale.
Il tecnico svedese, che detiene il record di aver ottenuto il double in Svezia, in Portogallo e in Italia, comincia la carriera allenando il Degerfors nel 1976 come vice allenatore, ma dopo una sola stagione viene promosso e l’anno successivo lo chiama il Göteborg, uno dei club più importanti della Svezia.
Nei primi due anni vince una Coppa di Svezia, ma al terzo campionato alla guida del Göteborg conquista Scudetto, Coppa Nazionale e Coppa UEFA, completando il Triplete.

È il primo successo di un team svedese in una competizione europea, un grande traguardo per la carriera di “Svennie” che subito dopo quell’exploit viene chiamato dal Benfica che vede in lui l’uomo giusto per ripartire dopo un periodo di appannamento.
In Portogallo vive un biennio magico in cui vince due Campionati, una Coppa di Portogallo e una finale di Coppa UEFA. In campionato perde tre sole partite e vince il 76% dei match, un qualcosa di magico e difficilmente ripetibile.

Qui comincia la sua avventura in Italia. Siamo nel 1985 ed Eriksson diventa il Direttore Tecnico della Roma allenata da Angelo Benedicto Sormani che arriva seconda in campionato a quattro punti dalla Juventus vincendo però la Coppa Italia in finale contro la Sampdoria. Eriksson rimase anche la stagione successiva fino alla 29° giornata prima di essere allontanato. Ricoprì lo stesso ruolo alla Fiorentina per due stagioni (1986/87 e 1987/88).

Nel 1989 viene richiamato ad allenare il Benfica per riprendere il discorso da dove lo aveva interrotto cinque anni prima: vince per la terza volta il Campionato e la Coppa di Portogallo ma perde la finale di Coppa Campioni contro il Milan degli Olandesi per 1-0 con rete di Frank Rijkaard.

Il ritorno in Italia avviene nel 1992/93 quando riformò il sodalizio già visto alla Fiorentina con Sergio Santarini all’ombra della Lanterna sulla panchina della Sampdoria. La coppia rimase a Genova fino alla stagione 1995/96, ma Eriksson rimase ancora una stagione nel ruolo di DT con Luciano Spinosi.   

Nel 1997/98 Sergio Cragnotti lo porta alla Lazio per avviare un progetto vincente con giocatori del calibro di Roberto Mancini (che lo svedese aveva già avuto alla Samp), Pavel Nedved, Alessandro Nesta e Beppe Signori. Fu una stagione magica con la squadra biancoceleste che portò a casa Coppa Italia e Supercoppa Italiana, oltre alla finale di Coppa UEFA persa contro l’Inter di Ronaldo.

L’anno successivo la Lazio arriva seconda ad un solo punto dal Milan ma vince la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea gettando le basi per lo Scudetto che arriva nel campionato che ci porta nel nuovo millennio: la Lazio, rinforzata dagli arrivi di Juan Sebastian Veron, Marcelo Salas, Sinisa Mihajlovic e Diego Pablo Simeone, vince il secondo titolo della sua storia con un punto di vantaggio sulla Juventus, battuta dal Perugia all’ultimo turno.
Oltre allo Scudetto arrivano anche la Supercoppa Italiana e la Coppa Italia dove, in entrambe le occasioni, è l’Inter di Marcelo Lippi a soccombere.

Sulla cresta dell’onda del successo ottenuto con gli Aquilotti la Federazione Inglese gli affida la panchina dei Tre Leoni: rimane in carica fino al 2006 senza ottenere risultati di rilievo. Nel 2007 viene ingaggiato dal Manchester City che vuole tornare a primeggiare in Inghilterra e in Europa, ma dopo una partenza a razzo il team arriva nono e si qualifica per la Coppa UEFA. Il rapporto con i Citizens si incrina e Eriksson decide di lasciare l’incarico.

Successivamente viene ingaggiato dal Messico che gli affida la panchina della Nazionale ma viene licenziato per scarsi risultati. Ai Mondiali 2010 parteciperà comunque con la Costa d’Avorio ma non riesce a superare il primo turno e alla fine della Competizione lascia l’incarico

Torna in Inghilterra per allenare il Notts County, club di quarta serie che vuole tornare a dire la sua in Premier League con un progetto pluriennale. La bontà di questo progetto si vede dal fatto che vengono acquistati giocatori del calibro di Sol Campbell e Kasper Schmeichel. Purtroppo la situazione economica del club peggiora clamorosamente e Eriksson si dimette rinunciando a molti soldi che il club gli doveva.

Dopo un passaggio al Leicester la carriera ad alti livelli di Eriksson è ormai alle spalle e le successive avventure al BEC Tero Sasana in Thailandia e negli Emirati Arabi all’All-Nasr non regalano altri successi al tecnico svedese, così come l’esperienza in Cina al Guangzhou R&F.

Un uomo sempre disponibile che con il suo calcio fatto di pressing a tutto campo e velocità d’esecuzione ha cambiato la tattica di questo sport.

A gennaio 2024 Eriksson annuncia al mondo di soffrire di un male incurabile che gli consentirà di vivere solo per qualche mese, un fulmine a ciel sereno che colpisce il cuore di tutto il mondo calcistico e in particolare delle tifoserie che hanno potuto apprezzare da vicino il suo modo di lavorare.

Comincia così un lungo giro del mondo per abbracciare un’ultima volta quelle realtà che gli hanno dato tanto. Genova sponda Samp, Roma sponda Lazio e in più riesce a coronare il sogno di sedersi sulla panchina del Liverpool per un match amichevole.

Lo scorso 26 agosto è arrivata la notizia della morte di un uomo che con grande coraggio e un sorriso mai banale ha combattuto strenuamente contro un avversario che non poteva sconfiggere, ma nel cuore di tutti rimarranno i modi signorili di una grande persona che ha cambiato la storia del calcio.

Questo è un doveroso tributo a un personaggio come Sven-Goran Eriksson.

Stefano Villa-Redazione

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