Ritratti Sportivi: REGGIE MILLER, IL CATTIVO DI INDIANAPOLIS

Un’istituzione nella storia degli Indiana Pacers, Reggie Miller ha rivoluzionato il gioco con il suo tiro e il trash talking. E pensare che non era nemmeno il più forte in famiglia…

La storia della NBA è ricca di giocatori leggendari che non sono riusciti a conquistare nemmeno un solo anello, ma se dovessimo costruire un ipotetico quintetto di coloro che non hanno mai alzato il Larry O’Brien Trophy un posto andrebbe di diritto a Reginald Wayne Miller da Riverside, Los Angeles. Passato alla storia semplicemente come Reggie.

Un competitivo di primo livello, cresciuto con una disciplina rigorosa impostagli dal padre militare  una figlia dove la vera stella del gioco era sua sorella Cheryl, una delle più grandi cestiste di sempre introdotta nella Hall of Fame femminile nel 1999. Il giovane Reggie gioca sempre in uno contro uno con la sorella, un duello mica semplice per lui che fin da piccolo deve fare i conti con una malformazione alle anche che mette in dubbio la possibilità di correre e saltare.

Reggie però è un combattente e vuole inseguire il suo sogno di giocare a pallacanestro. Sceglie UCLA come college dove mette in mostra le sue incredibili doti da tiratore, caratteristiche che convincono gli Indiana Pacers a sceglierlo con l’undicesima chiamata al draft 1987. Una decisione rischiosa e non condivisa dai tifosi dato che Miller non sembra avere un fisico adatto a questa lega, invece tutti dovranno ricredersi perché i Pacers troveranno un leader tecnico ed emotivo che per quasi vent’anni guiderà la franchigia di Indianapolis.

Gli anni ’90 sono caratterizzati dalla furiosa con i New York Knicks, gare ricche di agonismo e trash talking (specialità del numero 31) dove Miller dove un vero incubo per la franchigia della Grande Mela. Al Madison Square Garden viene subissato di fischi, Spike Lee non perde occasione di insultarlo, ma Miller è glaciale e sforna prestazioni sensazionali diventando il nemico numero uno del Garden.

Manca sempre l’ultimo tassello, quello più importante, ma nel 2000 i Pacers di coach Larry Bird hanno la chance della vita arrivando alle Finals contro i Lakers di Kobe e Shaq che si impongono in sei gare: l’ultimo treno per il titolo se ne va, ma questo non toglie nulla alla sontuosa carriera del terzo miglior tiratore della storia del gioco dietro a Steph Curry e Ray Allen. L’oro al Mondiale del 1994 e alle Olimpiadi di Atlanta ’96 rimangono gli unici successi della vita cestistica di Reggie Miller.

Si ritira nel 2005 a 39 anni ricevendo grandi attestati di stima da tutto l’universo NBA, anche al Madison Square Garden i BUU si trasformano in applausi e Spike Lee lo abbraccia riconoscendone la grande valenza nella storia del gioco.
Ora è uno dei più apprezzati commentatori di TNT, ma i giovani di oggi che non l’hanno visto giocare devono sapere che Reggie Miller è stato soprattutto uno dei più grandi talenti nella storia della NBA.

Stefano Villa – reporter cooperator

Lascia un commento