La più grande campionessa di Ginnastica Artistica ha saputo resistere ai grandi torti che il regime sovietico le ha perpetrato, tornando poi sotto i riflettori.
Dici Věra Čáslavská e pensi alle Olimpiadi del 1968 quando a Città del Messico ha dominato tutte le prove di Ginnastica Artistica, ma andiamo con la mente alla finale di corpo libero di quei giochi. Věra chiude con un esercizio perfetto con il punteggio di 9.90 tra la disapprovazione del pubblico messicano che voleva il 10, ma il tutto si trasformò in proteste vibranti quando venne dato lo stesso punteggio alla russa Larisa Petrik nonostante un esercizio stilisticamente non all’altezza, un chiaro segnale di come il partito comunista sovietico volesse imporsi sul mondo cecoslovacco a seguito delle proteste dei rivoluzionari a cui la stessa Čáslavská aveva aderito.
Nell’edizione dei giochi passata alla storia per la protesta di Tommie Smith e John Carlos sul podio dei 200 metri, anche Věra fa sentire il suo disappunto per questa decisione non porgendo gli omaggi all’inno russo.
Quella scelta, coraggiosa e controcorrente, sarà devastante per il suo futuro e la porterà ad essere rinnegata dal partito sovietico che le toglierà fama, successo e possibilità di lavorare nel mondo sportivo, tanto da costringerla ad accettare un impiego in un’impresa di pulizie pur di portare a casa uno stipendio per mantenere la famiglia. Un periodo molto difficile nel quale Věra manterrà le idee politiche pagando sulla sua pelle le conseguenze.
La caduta dell’Unione Sovietica le ridarà i giusti meriti a livello internazionale, ma nel 1993 ecco un’altra tragedia: il figlio Martin durante un litigio sferra un pugno al padre Josef che, cadendo a terra, batte la testa e finisce in coma: morirà dopo quattro settimane.
Martin viene condannato a quattro anni di carcere per omicidio colposo, ma il presidente ceco Havel gli concede la grazia facendo scattare l’indignazione del popolo che accusò Věra di aver usato la sua influenza politica per scopi personali.
Queste insinuazioni fanno cadere la campionessa in una profonda depressione dalla quale non si riprenderà più fino alla morte arrivata il 30 agosto 2016 all’età di 74 anni, consumata da un tumore al pancreas.
Terminò così l’esistenza di Věra Čáslavská che con la sua eleganza e una classe infinita ha segnato la storia dello sport mondiale molto più di quanto gli è stato riconosciuto.
Stefano Villa – reporter cooperator
Ritratti Sportivi di Stefano Villa: VERA CASLAVSKA, DALLA GLORIA ALL’OBL
