Il centrocampista turco dell’Inter è diventato un elemento imprescindibile quando è stato inventato regista da Simone Inzaghi, esattamente come il bresciano Campione del Mondo 2006.
A volte nel calcio, come nella vita, basta un cambiamento per scrivere una bella storia. Lo sa molto bene Hakan Calhanoglu, il regista dell’Inter che ha visto cambiare il suo cammino sportivo con l’arretramento davanti alla difesa dopo una prima fase di carriera da trequartista, un’intuizione vincente.
Arrivato in nerazzurro nell’estate 2021 a parametro zero dopo l’esperienza tra luci e ombre sull’altra sponda del Naviglio, Calha è diventato un elemento fondamentale nello scacchiere tattico di Simone Inzaghi che ha avuto il meglio di disegnargli addosso un abito perfetto per le sue caratteristiche. Il “sarto” di Piacenza lo ha gestito nel migliore dei modi dal punto di vista fisico ed è stato ripagato da numerose grandi prestazioni.
Un percorso simile, ma a maglie invertite, a quello compiuto da Andrea Pirlo a inizio millennio quando arrivò in rossonero dopo aver trovato tante difficoltà come trequartista in nerazzurro. Carlo Ancelotti, che di centrocampisti e di campioni se ne intende, gli ha arretrato la posizione in campo regalando all’attuale tecnico della Sampdoria una seconda parte di carriera di altissimo livello e ricca di successi, su tutti la Coppa del Mondo 2006 in Germania.
Ma torniamo a Calhanoglu, prototipo del centrocampista moderno capace di fare tutto con qualità e intelligenza, il direttore d’orchestra capace di suonare al meglio lo spartito scritto dal maestro Inzaghi. Affiancato da Barella e Mkhitaryan ha saputo dare i ritmi al centrocampo interista risultando il barometro della squadra: quando gira lui sono sempre buone notizie per i nerazzurri.
In un’intervista del marzo 2023 a “La Gazzetta dello Sport” Calhanoglu affermava di essere al livello dei migliori registi del mondo, un virgolettato che all’epoca sembrava quanto meno esagerato suscitando molti sorrisi.
Con le prestazioni, però, il turco ha trasformato le risate in attestati di stima rientrando con merito nella ristretta élite di registi cinque stelle extra lusso d’Europa, rendendo meno traumatica la cessione di Marcelo Brozovic.
Visione di gioco, freddezza in zona gol, caparbietà in fase di ripiegamento: Calhanoglu rappresenta tutto quello che viene richiesto nel 2024 a un giocatore della mediana, il perno attorno al quale costruire una squadra che punta alla vittoria. Esattamente quello che è capitato vent’anni fa a Pirlo che con il Milan prima e la Juventus in seguito ha centrato vittorie su vittorie.
La lista di giocatori “vittima” di errori tattici è lunga e ricca di talento, ma nei casi di Andrea Pirlo e Hakan Calhanoglu quello che sembrava un problema si è trasformato in qualcosa di meraviglioso.
Stefano Villa – reporter cooperator
L’opinione sportiva di StefanoVilla: HAKAN CALHANOGLU E ANDREA PIRLO, QUANDO UN’INTUIZIONE FA LA DIFFERENZA
