Giorgio Morandi nacque a Bologna il 20 luglio 1890. Fin da ragazzo dimostrò una grande passione per le arti figurative, tanto da convincere i parenti a permettergli di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1915, all’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, fu chiamato alle armi; essendo piuttosto alto (in base alla media di quei tempi), fu assegnato al II Reggimento Granatieri, che era di stanza a Parma. Tuttavia la sua esperienza al fronte si concluse dopo neppure due mesi, perché Giorgio si ammalò di una grave forma di astenia e di conseguenza fu ricoverato nel locale ospedale militare, poi fu mandato a casa in licenza e infine congedato. Durante il secondo conflitto mondiale Morandi iniziò a frequentare personaggi legati all’antifascismo di area fiorentino-emiliana, ma questo fece sì che il 23 maggio 1943 venisse arrestato e rinchiuso nel carcere bolognese di S. Giovanni in Monte; tuttavia la detenzione durò solo una settimana, poi il nostro fu rilasciato. Giorgio Morandi non si sposò mai e convisse fino alla morte con le tre sorelle, anche loro rimaste nubili. Di temperamento solitario, Morandi trascorse gran parte della propria vita fra Bologna e Grizzana (una località della città metropolitana di Bologna, che nel 1985 è stata ribattezzata Grizzana Morandi). Dall’inizio degli anni trenta al 1956 Giorgio Morandi fu titolare della cattedra di Incisione all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dopo essere stato malato di un tumore ai polmoni per più di un anno, Giorgio Morandi si spense a Bologna il 18 giugno 1964, a poco meno di settantaquattro anni; è sepolto alla Certosa di Bologna nella tomba di famiglia, dove riposa assieme alle tre sorelle.
La prima esposizione personale di Giorgio Morandi avvenne nel 1914. Nella fase iniziale della sua carriera Morandi espose con i futuristi, per poi diventare nel 1918 uno dei massimi interpreti della scuola metafisica insieme a Carlo Carrà e Giorgio De Chirico. Tuttavia, a differenza di quest’ultimo, Morandi non voleva esprimere l’inquietudine di fronte all’enigma dell’ignoto; Morandi voleva invece superare l’accidentalità dell’oggetto riconducendolo alla sua forma geometrica e inserendolo in precisi rapporti con gli altri oggetti e con lo spazio. La fase metafisica terminò nel 1919. L’anno successivo Giorgio Morandi si accostò al gruppo “Valori plastici”, recuperando nelle sue opere la fisicità delle cose. Alla Quadriennale di Roma del 1939 Morandi presentò una personale con cinquantatré opere e ottenne il secondo premio per la pittura. Illustriamo ora rapidamente alcune caratteristiche della pittura di Giorgio Morandi: una delle principali caratteristiche è che egli usava pochissimi colori e ciò lo rendeva poetico e surreale. Si nota inoltre che sono celebri le sue nature morte e che in esse gli oggetti rappresentati (bottiglie, vasi, caffettiere) sono estrapolati dal loro contesto funzionale e analizzati nella loro pura essenza. Al contrario Morandi eseguì pochissimi dipinti di figura, salvo alcuni autoritratti, risalenti al periodo che va dal 1920 al 1925. E’ quindi l’oggetto a prevalere nelle sue opere, ma questo non causa monotonia, perché gli oggetti offrono la possibilità di infinite variazioni nella reciproca disposizione, nei rapporti spaziali e nelle vibrazioni atmosferiche. Infine, noteremo che Giorgio Morandi, oltre che pittore, fu incisore.
Michel Camillo – redazione
La passione di Camillo per Morandi. Un rapporto di innamoramento mai terminato con la pittura
