IL BOOMER ROBERTO PARESCHI E LA FURIA DISTRUTTRICE

Oggi vorrei parlare di due temi che solo apparentemente sono scollegati tra loro.
In primo luogo vorrei riflettere sulla “ furia distruttrice” di una città come Biella , in cui vivo ormai da quarant’anni.
Devo dire che ho visto in questi anni nascere e crescere molte cose buone o, come si usa dire oggi, molte eccellenze.
La squadra di pallacanestro. Il ripristino delle funivie di Oropa. L’idea di avere a Biella finalmente una autostrada. Non ho visto ma ho solo sentito parlare del “trenino di Oropa”, una sorta di cremagliera che collegava tutti i paesi della valle.
Di tutti questi progetti o cose realizzate ad oggi non è rimasto nulla !
La città in cui vivo ha fatto in modo di distruggere tutto ciò che avrebbe potuto garantirgli un poco di visibilità.
Questo nonostante promesse di impegno dei diversi governi cittadini che si sono susseguiti al comando delle istituzioni di città e,  temo, con una intima soddisfazione di molti ( troppi) biellesi che hanno fatto della riservatezza e del non apparire una sorta di religione. Intanto il mondo è andato avanti. Le altre città hanno realizzato importanti progetti. Biella al contrario si sta spopolando, privata della voglia di fare o solamente di sperare.
Ma la furia distruttrice è un vizio che non riguarda solamente gli amministratori della mia città ma che può senza dubbio essere considerata un segno distintivo della politica italiana.
Nel corso degli anni ho assistito a un progressivo imbarbarimento della abitudini della politica.  La discussione pacata. Lo scambio di idee tra persone che non la pensano allo stesso modo. Il rispetto per l’avversario non è decisamente più di moda.
Questo si riflette sul quadro politico.
Le forze che hanno provato via via ad affrancarsi dalla visione “ estrema” della politica sono stati inesorabilmente bloccate.
Trascorsa la stazione democristiana, che aveva fatto dell’equilibrio al centro una propria forza ( non avrei mai pensato  di rimpiangere quel periodo)  abbiamo assistito a illustri e riuscite operazioni di assassinio politico.
Craxi è stato il primo. In un’epoca in cui appropriarsi di risorse pubbliche era in qualche modo “normale” per tutti, ripeto, per tutti i partiti, Craxi fu accusato di ogni nefandezza. La sua colpa? Aspirare in politica  a un ruolo di moderato di centro. Poi è toccato a Renzi, che ha provato a trasformare i resti del partito comunista in un partito moderno immaginando un modello centrista. Anche lui massacrato
Questo da sinistra.
Da destra come dimenticare la triste fine del riformatore Fini che aveva provato a parlare di una destra moderna, non arroccata su posizione estremistiche e nostalgiche.
Anche a lui è stata riservata una ben triste fine.
Nessuna fucilazione, ovvio. Nessun atto di forza. Ovvio. Ma un muro compatto contro la normalizzazione della politica e verso un modello di società più tollerante ed equilibrata.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti e non è il caso di commentarlo. 

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