L’opinione sportiva di Stefano Villa: GIOVANNI SARTORI L’ARTEFICE DIETRO LE QUINTE

Un uomo che non riceve quasi mai gli onori che merita, eppure c’è il suo lavoro dietro ai successi di Chievo, Atalanta e Bologna.

Quando si parla di miracoli sportivi è facile mettere sul trono l’allenatore o il giocatore più rappresentativo della squadra in questione, difficilmente vengono dati i meriti principali a un Direttore Sportivo. Nel caso di Giovanni Sartori, però, l’eccezione è doverosa.

Un DS vecchio stampo che di affida al suo invidiabile fiuto nello scovare talenti nei campionati minori piuttosto che ai celebri “algoritmi” che vanno tanto di moda in questi anni.
Un dirigente che non è avvezzo alle nuove tecnologie (si vocifera che non utilizzi nemmeno WhatsApp) preferendo affidarsi ai vecchi SMS e alle telefonate per intavolare trattative che, molto spesso, portano la sua società a spendere una cifra modesta per un giocatore che farà guadagnare milioni di euro al momento della sua cessione.

Gli inizi di Sartori sono in panchina, due stagioni agli inizi degli anni ’90 al Chievo come vice di Gianni Bui, solo dopo arriva il passaggio dietro la scrivania: è amore a prima vista.
Rimarrà a Verona per quasi trent’anni contribuendo in maniera attiva al percorso che porta il piccolo quartiere veronese in Serie A, diventando una presenza fissa nel massimo campionato e arrivando a disputare i preliminari di Champions League nel 2005.
Tanti i giocatori scoperti o rilanciati da Sartori: Corini, Amauri, Barzagli, Legrottaglie, Luciano, Perrotta e la lista potrebbe andare avanti a lungo.

Nel 2014 passa all’Atalanta, una nuova sfida stimolante in una piazza solida gestita al meglio dalla famiglia Percassi. Anche qui la lista di talenti portati in nerazzurro è lunga e comprende giocatori come Kessie, Gagliardini, De Roon, Ilicic, Gomez, Gosens e tanti altri. Calciatori che fanno fare il definitivo salto di qualità alla Dea e portano plusvalenze per oltre 300 milioni.
Nei suoi otto anni a Bergamo l’Atalanta arriva in Europa svariate volte e diventa una squadra d’élite in Serie A. Il metodo Sartori è ormai consolidato.

Nel 2022 arriva la chiamata del Bologna, la squadra tifata dal padre che portava il piccolo Giovanni a vedere i rossoblù Campioni d’Italia nel 1964 con Bulgarelli e Pascutti in campo.
La società felsinea non sta attraversando un momento positivo dal punto di vista economico, ma nel giro di pochi mesi Sartori rivoluziona l’area scouting e i risultati si vedono: arrivano talenti come Ferguson, Aebischer, Posch, Zirkzee, Calafiori e Fabbian, oltre a un tecnico emergente come Thiago Motta che prende il posto del compianto Sinisa Mihajlovic.

Quest’anno la sublimazione del progetto ha portato il Bologna a entrare in Champions League, un risultato straordinario.
L’ennesima grande impresa di Giovanni Sartori, l’uomo dietro le quinte artefice di grandi successi.

Stefano Villa – reporter cooperator

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