L’opinione sportiva di Stefano Villa: RICKY RUBIO E LA FORZA DI NON MOLLARE

Il fuoriclasse spagnolo ha sofferto di problemi legati alla salute mentale che ora sono fortunatamente alle spalle, ma la sua storia merita di essere approfondita.

Sono passati alcuni mesi dall’addio al basket NBA di Ricky Rubio, un tempo che ci permette di analizzare con la necessaria lucidità un caso che merita la giusta attenzione perché molto spesso queste situazioni non vengono analizzate come meritano.

Per chi non conosce il motivo dell’addio alla pallacanestro di uno dei migliori playmaker spagnoli di tutti i tempi facciamo un passo indietro tornando al 30 luglio 2023. Rubio è in ritiro con la nazionale per preparare i Mondiali FIBA quando, citando le sue stesse parole, la luce si è spenta costringendolo a lasciare la nazionale spagnola (con cui ha conquistato due ori europei, un oro mondiale, un argento e un bronzo olimpico) e i Cleveland Cavaliers per occuparsi della sua salute mentale e della depressione che l’ha colpito, problemi che non sempre vengono percepiti come meriterebbe.

Una carriera iniziata nel 2005 con l’esordio in Liga ACB con Badalona prima del clamoroso exploit a EuroBasket 2006 quando chiude la sfida con la Russia con uno score personale di 51 punti, 24 rimbalzi, 12 assist.
Il suo percorso americano è durato dodici anni, iniziato nel 2009 quando Minnesota lo sceglie al Draft, una tappa seguita dalle avventure a Utah, Phoenix e Cleveland dove tanti infortuni e la scomparsa prematura della mamma hanno inciso sul suo percorso, ma nonostante questo alcuni lampi di classe purissima si sono visti anche oltreoceano.

Lo scorso 4 gennaio, il giorno del suo addio definitivo alla NBA, Rubio ha scritto sui suoi canali social queste parole: “Il 30 luglio 2023 è stata una delle notti più difficili della mia vita. La mia mente è andata in un luogo oscuro. In qualche modo sapevo che stavo andando in quella direzione, ma non ho mai pensato di non avere il controllo della situazione. Il giorno successivo, ho deciso di interrompere la mia carriera professionale. Un giorno, quando sarà il momento giusto, mi piacerebbe condividere la mia esperienza completa con tutti voi per poter aiutare chi sta attraversando situazioni simili.
Fino a quel momento vorrei tenerlo privato per rispetto della mia famiglia e di me stesso, poiché sto ancora lavorando sulla mia salute mentale, ma sono orgoglioso di dire che sto molto meglio e migliorando ogni giorno.
Volevo pubblicare questo messaggio oggi perché la mia carriera nella NBA è giunta al termine”.

Fa effetto sentire queste parole da un ragazzo di soli 33 anni che ha passato oltre la metà della sua vita da cestista professionista, ma la notizia più importante è però un’altra: Rubio sta meglio e può dire di aver superato il momento più difficile della sua vita, un ragazzo che ha affrontato con coraggio e una dignità straordinaria un problema che merita di essere maggiormente conosciuto, nello sport e non solo.

Quando un campione dello sport o un personaggio famoso pone all’attenzione di tutti un problema di questo tipo dà voce a chi pensa di non averne. Nel momento di maggiore difficoltà a Ricky Rubio è riuscita la giocata più importante della sua vita, e di questo dobbiamo esserne tutti un po’ grati.

Stefano Villa – reporter cooperator

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