IL BOOMER E IL VOTO.“Ricordati che se non voti, lasci che gli altri decidano per te “

Vorrei dedicare ancora un poco di tempo a un discorso che il cantante Ultimo ha introdotto nella sua sciagurata intervista ma che oggi, in prossimità delle elezioni europee, è certamente molto attuale.

Il voto o meglio “l’obbligo” morale e civile di votare.

Un discorso che secondo me potrebbe essere affrontato su tre piani diversi.

In primo luogo andare a votare ha un risvolto per così dire emotivo. Il discorso in fondo è molto semplice. Se possiamo votare lo dobbiamo a tantissime persone che ci hanno permesso di farlo.

Poiché il voto è la massima espressione della vita democratica non votare vuol dire stare dalla parte di quelle persone che negli anni della guerra impedivano il voto.

Non è un discorso semplicistico.

E’ la storia che parla con tutti gli insegnamenti che ci può dare.

Esiste poi un problema diverso, ben rappresentato dalle parole, a mio modo di vedere sconsiderate, pronunciate dal cantante Ultimo.

Non voto perché non so chi votare, perché nessuno mi rappresenta.

Un ragionamento che purtroppo, mi duole dirlo, appartiene a una buona fetta della nostra gioventù.

Si può votare per il partito a nostro modo di vedere ideale. Questa opzione la riserverei però a noi boomer ingenui e illusi.

Purtroppo ai nostri tempi il partito ideale non esiste.

Ma si può sempre decidere di votare per quello che più si avvicina alla nostra idea di società.

Si può votare per il partito che più contrasta ideali opposti ai nostri.

Perché dire che non ci si interessa di politica è secondo me una ammissione di “ignoranza” o ancor più di drammatica incapacità di capire che la politica è accanto a noi. Ci condiziona la vita. Indirizza le nostre azioni.

Infine esiste un aspetto ancor più drammatico legato al non voto.

Il ruolo ( o meglio il non ruolo) della famiglie.

Probabilmente molti dei ragazzi che ingrossano la schiera degli astenuti sono il frutto di una mancanza totale di dialogo tra genitori e figli.

Il disimpegno di certe generazioni di padri e madri che, dopo gli anni della contestazione e del “tutto e subito” hanno deciso che non valeva la pena di rispettare le istituzioni democratiche e chi ha contribuito a crearle.

A questo punto vorrei concludere questo mio “ sproloquio” con una affermazione che a me pare convincente e che ho sentito pronunciare non ricordo bene da chi

“Ricordati che se non voti, lasci che gli altri decidano per te “

E io questo non posso proprio sopportarlo.

Roberto Pareschi

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