L’opinione sportiva di Stefano Villa : CONTE-INZAGHI, QUANDO GLI SCUDETTI NON SONO UGUALI

L’attuale tecnico nerazzurro ha centrato un titolo che rimarrà nella storia interista, ben diverso per valore etico e morale da quello del suo predecessore Antonio Conte.

Vincere è sempre importante, ma anche nei momenti di giubilo esistono vari modi di centrare un risultato positivo. La dimostrazione sotto gli occhi di tutti riguarda lo Scudetto conquistato in questa stagione dall’Inter di Simone Inzaghi, il titolo della seconda stella nerazzurra.

Un campionato dominato sotto tutti i punti di vista da capitan Lautaro Martinez e compagni, un assolo senza storia coronato dal successo nel derby contro il Milan che ha reso ufficiale un’impresa firmata in calce da Simone Inzaghi.
Il tecnico di Piacenza è il condottiero di una squadra che in campo si diverte e delizia gli occhi di chi la guarda, in lavoro tutt’altro che scontato se consideriamo che nelle tre stagioni del regno inzaghiano la rosa è stata più volte ritoccata al ribasso in termini di valore dei cartellini e monte ingaggi per venire incontro alle esigenze della proprietà cinese capitanata dall’allora presidente Steven Zhang.

Una rosa che poteva contare su giocatori come Lukaku, Hakimi ed Eriksen comprati a peso d’oro da Zhang per soddisfare le esigenze di Antonio Conte. Il tecnico salentino ha conquistato lo Scudetto nella stagione interrotta e poi ripresa per il Covid per manifesta superiorità, ma al termine di quell’annata lasciò la guida tecnica in seguito al piano societario che prevedeva cessioni eccellenti e, nella mente di Conte, una competitività inferiore e insufficiente per rimanere ai vertici.

Un sentimento di insofferenza manifestato più volte a mezzo stampa dall’ex allenatore della Juventus che non ha perso occasione per attaccare direttamente la società che gli pagava lo stipendio (più che profumatamente…), non proprio un comportamento professionale.

L’addio di Conte ha aperto le porte dell’Inter a Inzaghi che fin dalla prima stagione ha fatto di necessità virtù portando a casa sei titoli nazionali e una finale di Champions League, risultati straordinari che hanno portato nelle casse del club centinaia di milioni di euro in aggiunta alla valorizzazione dei giocatori poi ceduti (vedi Onana e Brozovic), capitali fondamentali per la stabilità economica in un momento non proprio felicissimo da questo punto di vista.

In più il fratello minore di Filippo ha inculcato una mentalità vincente unita a un gioco corale veramente eccezionale che mette questa Inter tra le più belle formazioni della storia nerazzurra e del calcio italiano, decisamente superiore al pur efficace lancio in profondità per Lukaku di contiana memoria.

Per Inzaghi mai una parola fuori posto, il “noi” al posto del “io”, sempre un pensiero positivo nei confronti della società e un rapporto empatico con i tifosi fin dal primo giorno, l’esatto opposto di quello che succedeva con Antonio Conte in panchina, sopportato ma mai veramente amato dai sostenitori interisti per tutte le motivazioni elencate sopra e per quel DNA juventino troppo distante dall’essere interista.

Il claim che ha accompagnato la squadra nerazzurra in questi ultimi anni è “Not for Everyone” e la differenza tra il singolo successo di Antonio Conte e la serie di vittorie di Simone Inzaghi rispecchia proprio queste parole: questa squadra non è per tutti e rimanere nella memoria dei tifosi interisti nemmeno.

Mister Inzaghi è riuscito a conquistare un posto importante nel cuore di chi ama questi colori.

Stefano Villa – reporter cooperator

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