IL BOOMER, IL CANTANTE E I GIOVANI. (2^)

Come
promesso torno a commentare le parole del cantante Ultimo esternate
nel corso di una intervista apparsa sul Corriere della Sera a firma
Aldo Cazzullo.


Come
ho già detto, di quella intervista non condivido nulla o quasi
nulla.


Analizziamo
allora alcune frasi.



Stiamo
diventando amebe. Vedo che la gente non esce più di casa. Per strada
ha paura, in periferia e non solo. I giovani sono anestetizzati. “


Questa
è una affermazione a mio modo di vedere falsa o perlomeno che
risente forse dell’ambiente culturale e sociale in cui questo
cantante è solito vivere, privo di stimoli e forse invece pieno di
quegli agi e facilitazioni che dice di rifuggire.


I
giovani non sono amebe e non sono anestetizzati. Vedo invece
splendidi esempi di impegno civile e sociale.


Qualcuno
dice “ sono pochi”. Vero ma è anche vero che purtroppo in questa
nazione i giovani sono sempre meno!


Chi
comanda davvero non sono i politici. Ne è convinto Ultimo, secondo
il quale a tirare le fila del potere sono i «padroni del Mercato.”


Questa
affermazione a mio modo di vedere per certi versi è vera ma nello
stesso tempo è falsa perché risente di un troppo facile
qualunquismo. Come ho già detto io, vecchio boomer ormai
pensionato, non mi sento assolto dal fatto che non sono “un padrone
del mercato” e ancora meno mi sento migliore.


Se
ritengo di avere delle ragioni le affermo con decisione e con
rispetto. Se penso di subire ingiustizie lotto per contrastarle.


La
mia sensazione è che questo cantante rispecchi molto bene il
modello dominante della nostra società.


La
colpa è sempre degli altri.


Sono
una povera vittima del sistema.


E’
inutile fare qualcosa tanto poi non cambia nulla.


Le
persone si aggrappano a me, alle mie parole. Mi abbracciano per
strada, piangono”


Francamente
è una immagine così surreale da sembrare costruita. Se invece mi
sbaglio ed è una affermazione vera allora la situazione è davvero
drammatica!


Se
è frutto dell’egocentrismo del cantante allora spiega molte cose
di questa intervista.


Riuscite
a immaginare un giovane che incontra Ultimo, lo abbraccia e si mette
a piangere ?


Per
cosa poi ?


Perché
quest’uomo racconta un disagio, quello giovanile, che è sempre
esistito in qualsiasi epoca ma che solo adesso si affronta
rinunciando a lottare e lasciandosi vincere dalla autocommiserazione?


Francamente
mi sembra davvero troppo e troppo banale.


Ma
tantè! La banalità è la cifra con cui interpretare oggigiorno la
realtà. Il pensiero è scomparso, sostituito da facili impressioni e
da scontate autoassoluzioni.


Esiste
ancora qualcuno che si ponga un dubbio ?


Che
abbia voglia di cambiare le cose ?



Io,
come sempre, da boomer ingenuo, spero di si.



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